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Premessa inessenziale
L'Ufficiochenoncera
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CRONACA DI UN CRIMINE
URP E DINTORNI

CRONACA DI MAFIA ORDINARIA

Un titolo dovrebbe cercare di riassumere il senso e il concetto stesso di ciò a cui viene premesso e ho dovuto rifletterci alquanto per accontentarmi di quello scelto alla fine.

Il concetto di mafia racchiude in sé qualcosa di patriarcale, di mitico, che fa parte del nostro inconscio ancestrale.


L'appartenenza ad un gruppo che abbia principi, regole, riti, obiettivi è cosa vissuta da tutti già nell'ambito della famiglia in cui nasciamo e cresciamo. La società civile ha stemperato gli assoluti perniciosi di questa istanza primordiale rappresentandosi come un adattamento, una evoluzione allargata di quella. Ma ciò non vuol dire che nella nostra società attuale, ancora nel primo decennio del Ventunesimo secolo, questa evoluzione si sia compiuta liberandosi, per esempio nella pubblica amministrazione, nella gestione degli appalti, nella politica e nella società civile da quella istanza "rettiliana" a monte della nostra struttura cerebrale.

Risulterà che sto solo cercando di "fondare" un contesto in cui rappresentare il mio caso personale. Ma mi accontento di definire quanto sarà, via via, implementato e infine raccolto in questo sito solo come una testimonianza, una affermazione di verità, di quella Verità che procedimenti penali e civili hanno sfiorato e scansato con evidente perizia nel corso di questi ultimi dieci anni.

Testimonianza di quanto può accadere in un comune del meridione in presenza di una dirigenza venduta, condizionata dalla invasività di un potere politico-mafioso esercitato nella connivente omertà del sistema dei partiti e nella latitanza delle Istituzioni, delle forze di Polizia Giudiziaria e della stessa Magistratura che ne hanno consentito il protrarsi nel tempo rendendosi complici passivi delle illegalità inutilmente denunciate; il tutto in un contesto sociale incapace di esprimere, attraverso la stampa locale, i partiti, i sindacati e le autorità civili ed ecclesiali, se non la condanna, almeno la disapprovazione di tali azioni e atti persecutori;

testimonianza, quale esemplare retaggio di un meridione pre-borbonico, del degrado del tessuto civile del Comune di San Severo in provincia di Foggia che, proprio in quegli anni, si andava fregiando del titolo di "Città" per sentirsene nobilitato mentre -  come potrà evincere chi vorrà inoltrarsi nella lettura di questa cronaca - affondava nella ignominia di una paese da Repubblica delle Banane;

testimonianza della resistenza di un uomo solo, di un pubblico dipendente, il sig. Giovannantonio Macchiarola, che il giorno 6 giugno 2001, mentre era intento al normale svolgimento della riconosciuta ed encomiata attività di Responsabile dell'Ufficio Relazioni con il pubblico del Comune di San Severo, veniva inopinatamente fatto oggetto -  durante le ore di servizio e nell'esercizio delle sue funzioni - di un sequestro di persona concretizzatosi in una richiesta di Trattamento Sanitario obbligatorio (T.S.O.) avanzata da due disonesti funzionari (BELMONTE SILVANA e BALICE GIORGIO), con la pedissequa connivenza di due ignobili iscritti all'Ordine dei Medici della Provincia di Foggia (CARAFA FERNANDO e CROELLA NICOLINO), sulla base di una Ordinanza del sindaco (GIULIANI GIULIANO) contraffatta e/o falsificata e con la complicità e correità del comandante dei vigili urbani (SACCO CIRO);

testimonianza della persecuzione esercitata successivamente sullo stesso dipendente nel corso dei successivi sei anni e mezzo (da giugno 2001 fino a tutto il 2007) e attuata -  su pressione dell’allora assessore al personale,
CAPOSIENA FERNANDO – con la privazione del diritto al lavoro e del diritto alla professionalità, nonché con il calpestamento di diritti umani fondamentali e della dignità morale della persona con il tenerlo lontano da qualsiasi attività lavorativa e facendolo contemporaneamente oggetto di una subdola opera diffamatoria e di una serie di provvedimenti disciplinari infondati e pretestuosamente architettati, nonché di una catena di azioni tutte tese a lederne la persona e la dignità morale e civile;

testimonianza, vista l'omertà attuale, rivolta a generazioni future per rappresentare quanto sia illiberale e ipocrita questa nostra democrazia quando millanta di essere libera, pluralista, legale, giusta e quanto sia diffuso il degrado civile e morale di uno Stato che, per mera consuetudine, si definisce di diritto, democratico e costituzionale;

testimonianza a cui mi accingo attraverso la documentazione che ha contrassegnato i vari momenti di questa vicenda (lettere, documenti, atti pubblici,  denunce e atti giudiziari)  di cui si darà conto e illustrazione con un racconto, ovvero una cronaca, utile a spiegarne le motivazioni, le circostanze e le ragioni.

in attesa di ulteriori aggiornamenti, 
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  Aggiornamento: 9 dic. 2010
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