avanti
    Rimasi in attesa, posso dirlo? Trepidante. Ogni giorno ho aperto la posta; poi sempre più di rado.    Troppo impegnato nella scalata alla segreteria del partito, alla sedia di deputato, alla carriera politica?          Avevo   cominciato   a   seguirlo   in   tutte   le   sue   apparizioni   in   televisione,   a   condividere   il   pathos   delle   sue   scelte,   a   pensare   di potergli   suggerire   soluzioni,   fargli   da   consigliere,   a   soffrire   per   le   sue   ambivalenze   fino   a   mandargli   un   messaggio   su   Faceboock mentre annunciava che aveva parlato con Renzi e che questi gli aveva promesso…    “Non fare il Cuperlo!”, gli aveva scritto.             Mi   ero   convinto   che   appena   si   fosse   liberato,   mi   avrebbe   telefonato.   In   fin   dei   conti   era   fuori   Bari,   impegnato   nella   sua   scalata e… della scala da scegliere.   Ma l’attesa confermò, infine la delusione.   Troppo cocente da poterla digerire in silenzio, senza reagire! Lo sdegno era tale che andava ripetendosi: “Quoque tu?” come se quello gli dovesse qualcosa.    E poi, se usava faceboock in presa diretta, aveva anche l’uso della posta elettronica.     Cadute    dunque,    le    giustificazioni    che    gli    avevo    offerto,    e    scaduto    il    tempo    che    gli    avevo    concesso,    me    ne    indignai definitivamente   e   pensai   che   avrei   dovuto   trovare   la   chiave   giusta   per   perforare   quella   corazza,   dovevo   metterlo   all’angolo   di fronte a se stesso, alla sua stessa proposta politica, alla missione che diceva d’essersi dato.    Non riuscii a fare di meglio di quanto i miei sei lettori potranno leggere nelle tre pagine seguenti.
Capitolo Primo
UN SINDACO A DIGIUNO DI LEGALITA’
La prima lettera a Michele Emiliano    Egregio Presidente          Le   scrivo      principalmente   per   la   stima   che   ho   di   lei, aumentata   ulteriormente   dopo   averla   seguita   in   una sua   recente   intervista   su   LA7   nel   corso   della   quale   - finalmente    e    unico    in    Italia    -    l’ho    sentita    dare    un giudizio   sulle   dimissioni   da   premier   di      Renzi      che, “offrendole”,    ha    solo,    e    di    fatto,    dimostrato    la    sua mancanza    di    responsabilità    istituzionale    e    la    sua totale inaffidabilità nell’incarico ricevuto.          Al   di   là   delle   mie   condivisioni   politiche   (non   l’ho votata   in   quanto   mi   astengo   dal   voto      dal   2000)   la motivazione   ad   ardire   di   scriverle,   nasce   dal   fatto   di aver     appreso     che     lei     è     stato    ASSESSORE     alla LEGALITÀ del comune di San Severo.       La   cosa   mi   ha   lasciato   alquanto   perplesso   in   quanto la   sua   onorabile   presenza   è   servita   a   dare   avvallo   e parvenza     di     legalità     a     un     Comune     che,     per     la persecuzione   indefessa   che   ha   attuato   contro   la   mia persona   per   essere   stato   (senza   tema   di   smentita)   il suo   miglior   dipendente,   ho   avuto   modo   di   definire,   in passato,   reiteratamente      e   pubblicamente,      come   un comune    da    “Repubblica    di    Banane”    e    da    Quarto Mondo      senza      mai,      per      tacita      e      consapevole ammissione,    esserne    stato    smentito    o    quantomeno ripreso.
         Il   fatto,   poi,   che   tale   indefessa   e   micidiale   persecuzione   sia stata   perpetrata   da   amministrazioni   di   diverso   e   opposto colore,       le       potrà       dare       una       più       esatta       misura dell’inquinamento mafioso nella politica di quel comune. Evinco,   pertanto,   che   lei   si   sia   sicuramente   seduto   in   Giunta insieme,   o   accanto,   a   quello   stesso   “capo-bastone”   che   ha   da sempre    gestito    quella    amministrazione    comunale    e    che, certamente,    condiziona    il    sindaco    pro-tempore;    il    quale ultimo,    da    quanto    mi    risulta,    ritiene    di    dover    ancora resistere   sul   piano   giudiziario   contro   la   mia   persona   data   la sua   incapacità   di   riconoscere   le   storiche   e   colpevoli   illegalità della    amministrazione    che    rappresenta,    se    non    perché arreso   alle   pressioni   “mafiose”   dalle   quali   è   condizionato   e vittima.       Le   invio,   unita   alla   presente,   la   Lettera Aperta ,   che   ho   già trasmesso,    fin’ora,    a    oltre    cento    fra    testate    e    agenzie giornalistiche,         volendola         individuare,         se         vorrà consentirmelo,   tra   gli   uomini   di   buona   volontà ”   a   cui   la intestavo.   Confesso che non me ne viene in mente un altro.       La   invito,   comunque,   a   non   voler   considerare   questa   mia come     la     rappresentazione     di     un     “caso     umano”     ma, piuttosto,    come    la    rappresentazione    di    un    simbolo    di resistenza   e   di   denuncia   della   realtà   della   Amministrazione Pubblica   Italiana   (per   tacer   della   Magistratura   e   sorvolar sulla   Stampa)   e   di   come   abnegazione,   efficienza   e   impegno non   possano   trovarvi   spazio   e   merito   se   -   nel   rispetto   della propria    dignità    di    funzionario    pubblico,    di    uomo    e    di persona   -   non   si   è   disponibili   ad   accettare   le   pressioni   del mammasantissima di turno. La saluta fraternamente, Giovannantonio Macchiarola 27 gennaio 2017