L’avrete sentita anche voi la notizia, miei cari cinque amici. Del    Grande,    il    giornalista-blogger,    fermato    in    Turchia    per    14 giorni,   è   stato   liberato   grazie   all’autorevole   intervento   del   nostro ministro agli Esteri, Angelino Alfano.    La   notizia   mi   stimola   a   una   riflessione   sul   mio   caso,   non   perché io   sia   stato   «catturato»   dai   Turchi   per   14   giorni,   né   per   il   tripudio di   stampa   e   televisione   che   hanno   dato   risalto   alla   vicenda,   ma   per la   frase   con   cui   il   blogger   ha   riassunto   la   cosa:   «« Sto   bene,   il problema    è    stata    la    detenzione,    la    privazione    della    libertà personale.   Non   ho   subito   alcun   tipo   di   violenza   (personale,   ndr). Sono   stato   vittima   di   una   violenza   istituzionale »   come   riportato, tra virgolette dai giornali.    Vittima di una VIOLENZA ISTITUZIONALE…       Anche   io   sono   stato   «vittima   di   una   violenza   istituzionale»   per essere   stato   «catturato»   non   dai   Turchi   ma   dall’associazione   a delinquere    covata    nella    Amministrazione    del    Comune    di    San Severo e, anche se solo per 5 giorni, «detenuto».       La   differenza   è   che   la   «violenza   istituzionale»   è   continuata   nel mio   caso   per   altri   sei   anni   e   mezzo   nella   indifferenza   più   totale   dei Carabinieri   e   della   Magistratura   e   dello   stesso   ministro   Angelino Alfano   (già   Ministro   all’interno   e   sordo   e   indifferente,   in   quanto tale,    all’infamia    di    un    Comune    che    in    Turchia    sarebbe    stato chiuso    per    in-«FaMia»),    che    l’hanno    consentita    e    agevolata, perpetuandola   per   16   anni   ancora   e   fino   ad   oggi,   lasciandomi inerme   nelle   mani   di   volenterosi   carnefici   che,   nella   più   assoluta illegalità,    hanno    continuato    a    perpetrare    delitti    contro    la    mia persona calpestando ogni legge e i miei stessi diritti fondamentali. .
   Ma   la   differenza   sostanziale,   che   non   avevo   motivo   allora   di prevedere,   consisteva   nel   fatto   che   non   ero   stato   sequestrato   in Turchia   da   un   regime   totalitario   dove   è   in   dubbio   la   democrazia, bensì    in    uno    Stato    di    diritto,    uno    Stato    democratico,    da    una associazione   a   delinquere   istituzionale   a   motivo   del   quale   non potevo   essere   di   alcuna   utilità   ad   Angelino   Alfano   per   far   la passarella nei telegiornali.         Devo    comunque    confessare,    miei    cari    cinque    lettori,    che all’epoca,     non     avevo     alcun     dubbio     nei     confronti     della Magistratura    come    pure    ero    certo    della    punizione    che    la Giustizia    avrebbe    comminato    ai    malviventi    che    si    erano    resi correi di un tale atto criminale.       Non   che   non   fossi   rimasto   scosso   dal   fattaccio   per   quanto   la dimissione    dal    reparto    psichiatrico    prima    dei    tempi    rituali    di ricovero   rappresentava,   a   detta   del   primario   del   Reparto,   una smentita e uno «schiaffo» al Sindaco che l’aveva ordinato.       Qui,   anche   se   di   questa   documentazione   venni   a   conoscenza solo    molto    più    tardi,    mi    pare    opportuno    sottoporre    al    vostro esame,   miei   cari   cinque   lettori,   la   certificazione   dell’aspirante cerusico,   il   Fernando   Carafa    (quello   che   mi   avrebbe   «visitato»   in contumacia),    controfirmata    dal    suo    compagno    di    merenda,    il mediconzolo    Nicola    Croella     (quello    che    gli    aveva    dettato    la diagnosi    su    indicazione    dei    «funzionari    del    Comune»)    -due esempi   illuminanti   della   inaffidabilità   e   del   degrado   dell’ Ordine dei   Medici    che,   per   quanto   « spergiuri   di   Ippocrate »   li   accoglie- insieme   all’ordinanza   sindacale   che   aveva   disposto   il   ricovero, nonché    alle    «osservazioni»    mediche    rese    al    mio    ingresso    e all’uscita dall’ospedale.       Lascio   a   voi,   miei   restanti   cinque   lettori,   le   considerazioni   che nessun giudice ha saputo e voluto fare. .
Capitolo QUINTO I volenterosi carnefici 
   Or incomincian le dolenti note a farmisi sentire; or son venuto là dove molto pianto mi percuote. (Dante, Inferno: c.V, 25-27)
sanseveropuntoit, 24 aprile 2017