Giovannantonio@aruba.it
Giovannantonio Macchiarola
La moglie del mio amico Giovanni
18 novembre 2017
Egr. avvocatessa
    Le trasmetto in allegato la sentenza di appello contro la quale desidererei far ricorso per Cassazione.
Non aggiungo altro, al momento, lasciandola libera di decidere se farsi o meno carico di tale impegno per cui evito di evidenziare le
incongruenze e le falsificazioni contenute in tale sentenza ( che, per la verità, non sono riuscito a leggere fino in fondo per
l'intollerabile sofferenza che me ne deriva).
   Resta inteso che mi riservo, nel caso lei accettasse l'incarico, di inviarle la sentenza di primo grado con tutte le specificazioni utili a
darle gli elementi necessari per definire il ricorso.
In caso di accettazione, sarebbe comunque opportuno, se non necessario, richiedere, da parte sua. tutta la documentazione precedente
in essere presso lo studio dell’avvocato di Foggia.
   Resto, pertanto, in attesa di conferma della sua disponibilità ad assumere l'impegno richiestole anche per provvedere (consapevole
delle spese giudiziarie connesse) ad accreditarle, oltre le spese, quanto di sua spettanza.
Nel salutarla, la ringrazio, comunque, della attenzione mostratami.
Giovannantonio M.
P.S.
Ho provato a contattarla direttamente (senza esito da parte mia) dopo aver ascoltato solo oggi il suo messaggio sulla mia segreteria,
per cui, proverò a chiamarla, augurandomi di non disturbarla, nella giornata di domani, domenica, spostandomi in una zona dove mi
sia possibile l'utilizzo del cellulare.
            La   seconda   telefonata   avvenne   dopo   tre   giorni      nel   corso   dei   quali,   dopo   aver   dovuto   prima   risolvere   i   problemi   con la   stampante,   poi   con   l’hard   disk   esterno   che   non   mi   faceva   accedere   ai   dati   su   cui   stavo   lavorando,   ero   riuscito   a leggere   ‘tutta’   la   sentenza   che   rigettava   il   mio   appello   e,   cosa   per   me   scandalosa,   quella   del   Giudice   del   lavoro   di primo   grado,   che   messe   a   confronto   dimostravano   l’incongruenza   e   l’illogicità   del   loro   assunto,   per   cui,   sempre   con la   raccomandazione   che   si   mettesse   in   contatto   con   l’avvocato   di   Foggia   per   il   ritiro   dei   fascicoli,   le   inviai   un   altra mail con tutti gli allegati riguardanti i procedimenti da incardinare.  
            Per   evitare   di   tediare   il   mio   cortese   lettore   potrei   anche   chiuderla   qui   ma,   se   pure   riesco   facilmente   a   omettere   il racconto   del   travaglio,   dell’affanno,   della   tensione   e,   direi,   della   esaltazione   di   quei   giorni,   non   posso   evitarne   il riassunto   in   quanto   solo   allora,   e   solo   a   seguito   di   questo   contatto   con   la   moglie   dell’amico   Giovanni,   ebbi   la necessità e l’occasione di avere piena consapevolezza delle due sentenze emesse dal Giudice del lavoro.          In   effetti   fin   lì,   per   quanto   l’avessi   scaricata   alla   fine   di   ottobre,   il   rigetto   che   ne   ebbi   dalla   visione   delle   prime   pagine,      mi   impedì di   avere   piena   cognizione   della   sentenza   di Appello,   né   avevo   mai   letto   la   sentenza   del   Giudice   di   primo   grado,   per   quanto   risalente al 2006. Quest’ultima   mi   era   stata,   a   suo   tempo,      trasmessa   dall’avvocato   di   Foggia   in   un   allegato   del   tutto   illegibile   per   cui,   fidandomi dell’assicurazione   che   erano   del   tutto   ben   fondate   le   motivazioni   per   il   ricorso,   non   me   ne   detti   pensiero.   Solo   anni   dopo,   ebbi   a richiedere una copia all’avvocato che mi feci spedire per posta ad un indirizzo di comodo nel 2012. Nemmeno   quella,   tuttavia,   consentiva   una   lettura   agevole   per   cui,   ora   che   avrei   dovuto   farla   pervenire   alla   moglie   dell’amico Giovanni, dovevo trovare il modo di risolvere il problema.          Nel   frattempo,   ovvero   nella   stessa   giornata,   le   inviai   una   mail   dalla   quale   traspare   la   evidente   ansia   che   lei condividesse e soddisfacesse alla mia aspettativa.
21 novembre 2017
Egr.a Avvocato
              Le       trasmetto,       come       concordato       telefonicamente,       la       sentenza       della       Corte       di       Appello       di       Bari.
(2008.06.18_SENTENZA_APPELLO.pdf).
Ho,   tuttavia,   ritenuto   opportuno   ampliare   la   cognizione   dei   fatti   trasmettendole   anche   la   sentenza   di   primo   grado   (2006.04.06
SENTENZA_PRIMO_GRADO.pdf)   e   il   ricorso   a   questa   (2006.07.18_RICORSO   CASSAZIONE.pdf),   nonché   la   Sentenza   della
Cassazione   (2009.09.23_SENTENZA_CASSAZIONE.pdf)   che   ha   rigettato   i   ricorsi   presentati   dal   PM   del   Tribunale   di   Foggia   (sic)
e dagli altri miei persecutori.
         Mi   sono   permesso   di   allegarle,   per   quanto   non   strettamente   attinenti,   anche   tre   file   (in   lettere   minuscole)   inerenti   al   processo   che
ho dovuto subire (!) per aver percepito - per sette anni - lo stipendio senza prestazione di attività lavorativa.
         Potrà,   poi,   farsi   una   idea   più   esatta   della   parzialità   e   tendenziosità   del   Giudice   di   primo   grado   (da   cui   neppure   il   Giudice   di
Appello   si   è   esentato)   se   vorrà   leggere   la   mia   denuncia   del   2001,   presente   alla   pagina   http://www.sansevero.it/capitolo6-c.htm    ,   con
gli allegati di cui  la superficialità e le interessate omissioni  della “giustizia” non hanno mai tenuto conto.
         Non   posso,   invece,   che   dolermi   e   risentirmene   quando   leggo   la   insistenza   sulla   mia   abitudine      all’alcol      per   il   solo   fatto   di   non
essere   astemio   o   sulle   mie   condizioni   di   “salute   mentale”   o   sul   mio   “carattere   irascibile”   quando,   al   contrario,   il   mio   Ufficio   era
famoso per la disponibilità, affabilità e rispetto nei confronti della più che numerosa utenza da parte del suo Responsabile.
         La   ricontatterò,   comunque,   nei   prossimi   giorni   per   conoscere   le   sue   valutazioni   sulla   possibilità   di   proseguire   anche   in   sede
giudiziaria nella mia impari lotta contro i “mulini a vento”.
Ringraziandola ancora della sua disponibilità, la saluto cordialmente.
[Allegati: 7]
2006.04.06 SENTENZA PRIMO GRADO
2006.07.18 RICORSO CASSAZIONE
2008.01.18 Difesa_Lattanzio
2008.04.09a Sentenza_Mancini_1
2008.04.09B Sentenza_Mancini_1
2008.06.18 SENTENZA APPELLO
2009.09.23_SENTENZA_CASSAZIONE
         Durante   il   secondo   contatto   telefonico,   durato   molto   meno   dopo   che   l’avvocato   si   era   messo   sul   chi   vive   dopo   il   primo   e   dopo   il terzo,   avvenuto   alla   fine   di   novembre,   successivamente   all’invio   della   documentazione   che   avevo   nel   frattempo   recuperato,   ebbi modo   di   spiegarle   tutte   le   motivazioni   e   le   ragioni   a   sostegno   della   fondatezza   del   ricorso   in   Cassazione   come   le   avevo   ricavate dalla lettura delle sentenze civili di primo e secondo grado e dalla giurisprudenza dell’Alta Corte.          Poiché   sarebbe   complicato   enucleare   lo   sviluppo   di   quei   contatti   telefonici   rappresentandoli   distintamente   nella   loro sequenza   temporale,   proverò,   senza   distinguerli,   a   darne   conto   e   riassunto   sulla   base   dei   ricordi   e   degli   appunti   che   ho conservato di quei giorni, 
  sanseveropuntoit, 5 Aprile 2018