
Premessa
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A seguito della denuncia presentata il 30 giugno 2001, il Comando Compagnia dei Carabinieri di San Severo dà l'avvio alla attenta e meticolosa indagine che, alimentata dalle altre denunce nel frattempo presentate, si concluderà con l'invio di un voluminoso fascicolo alla Procura della Repubblica di Foggia. La denuncia espone analiticamente e in maniera documentata i termini della questione, prima attraverso la meticolosa esposizione del sequestro di persona avvenuto il 6 giugno 2001 (punti da A1 a A26), poi attraverso il racconto di quanto compiuto il giorno precedente dalla dirigente Belmonte e dal segretario Balice (punti da B1 a B12) e, infine con il resoconto dei precedenti lavorativi che hanno dato occasione alla congiura scellerata architettata alle spalle dell'ignaro responsabile dell'Ufficio Relazioni con il pubblico (punti C1-C25), con l'ulteriore esposizione del comportamento del segretario Balice in ordine al diritto di accesso agli atti amministrativi (punti da D1 a D3), per concludersi con l'invito ad intervenire rivolto agli intestatari della stessa. |
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indice del documento: esposizione del fatto (punti A1-A26) denotazione del dolo (punti B1-B12) |
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1.1 Il sottoscritto MACCHIAROLA Giovannantonio, nato il 29.9.1950 a Gambatesa (CB) e residente in San Severo alla Via F. Pelosi n. 16, in servizio di ruolo dal 1973 presso il Comune di San Severo e attualmente incaricato delle funzioni di responsabile dell’Ufficio Relazioni con il pubblico a far tempo dal 15 febbraio 1996,
DENUNCIA
1.1.1 l’Amministrazione del Comune di San Severo per avere perpetrato, a seguito delle trame poste in atto per ritorsione contro lo scrivente da funzionari del Comune di San Severo - nella persona della Dirigente del 1° Settore, Belmonte Silvana e del Segretario Generale Balice-, una serie di illegalità e scorrettezze amministrative culminate, nell’ambito di un disegno unico volto a vulnerare la persona dello scrivente e il ruolo rivestito nell’ambito della Amministrazione Comunale, in un illegale provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio (TSO) emesso nella giornata del 6 giugno 2001 in combutta e con la connivenza del responsabile del Centro di Igiene mentale della ASL FG/1 che, nella persona di un non meglio identificato dott. Crolla, ha prodotto una certificazione medica falsa sotto tutti gli aspetti, ed illegalmente eseguito dal Comando dei Vigili Urbani del Comune, Sacco Ciro, con una azione surrettizia e di violenza inaudita e penalmente rilevante, mentre era regolarmente in servizio presso il proprio Ufficio.
A tal fine espone quanto segue:
A-1) che in data 6 giugno 2001, essendosi recato regolarmente al lavoro, riceveva la telefonata di una collega, rispondente al nome di Colio Elena, la quale esprimeva insistentemente l’esigenza di parlargli personalmente a condizione che salisse, però, presso l’Ufficio di Segreteria dove questa lavora. Poiché erano forse da poco trascorse le ore 11,00, non veniva dato eccessivo peso alla cosa se non per notare con la collega d’Ufficio, Florio Maria, lo strano comportamento di quella persona;
A-2) che nella stessa mattinata, certamente dopo le ore 12.30, ricordandosi dell’episodio, decideva di salire presso l’Ufficio di Segreteria, invitando la collega ad accompagnarlo, fermandosi durante il tragitto con dei colleghi nella piazza antistante la sede municipale (Santoro Domenico e altri) e colleghe mentre si salivano le scale del palazzo municipale (Triaca Maria) e intrattenendosi a interloquire con ciascuno di loro.
A-3) che, entrato nella prima stanza dell’Ufficio di Segreteria insieme alla collega Florio Maria, veniva avvicinato dalla collega Colio Elena che lo invitava sorridente verso la successiva porta aperta su una fuga di stanze che, in quel momento, risultava del tutto deserta;
A-4) che, seguìto in quell’andare dalla collega Florio, appena varcata la soglia della stanza successiva si è sentito spinto al suo interno e mentre la porta veniva di colpo chiusa alle sue spalle veniva circondato da persone, vigili, guardie, infermieri che gli mettevano le mani addosso per bloccarlo;
A-5) che, trattenuto nel gesto di girarsi verso la porta rinchiusa, invocava a piena voce il nome di "Maria", la collega, e gridava ripetutamente: "Fatela entrare, Maria! Fatela entrare", e, mentre restava bloccato dai vigili urbani, sentiva qualcuno che diceva: "Non può entrare", individuando quindi la persona del comandante dei Vigili Urbani, Sacco Ciro.
A-6) che l’assurdità della situazione, nonché l’allucinante consapevolezza di essere diventato improvvisamente il personaggio di un romanzo o di un film di fantapolitica, rende difficile e confuso raccontare la maniera convulsa in cui si svolsero i fatti dopo la comunicazione da parte del comandante dei vigili di essere oggetto di trattamento sanitario obbligatorio e la immediata reazione dei due vigili, che furono, tuttavia, con estrema calma da parte della vittima, invitati ad abbassare le mani dalle sue braccia, fino a trovarsi quasi spinto in una successiva stanza dove individuava, assiso su una sedia, la schiena curva, stanco evidentemente per l’attesa della imboscata durata oltre un’ora e mezza, il Dott. Croella del Centro di Igiene Mentale della Asl FG/1;
A-7) che interrotto e bloccato in ogni tentativo di autodifesa e disattesa la richiesta, più volte profferita nei confronti del comandante dei Vigili, di poter telefonare al proprio avvocato e senza nessuna attenzione alla protesta che si stavano ledendo i suoi diritti costituzionali, veniva quasi trasportato a braccia lungo uno svicolo di stanze, fino all’Ufficio del comandante "dove - qualcuno diceva – si può parlare con calma" e "dove – diceva qualcun altro – potrai telefonare";
A-8) che, condotto nell’Ufficio del Comandante si accomodava con calma su una sedia e chiedeva di leggere la disposizione del trattamento sanitario per cui, dopo alcune resistente, gli venivano mostrati due fogli, uno dei quali a firma del sindaco e uno a firma del dott. Croella nel quale si leggeva di "aver visitato il paziente… che non aveva accettato il trattamento volontario…";
A-9) che nel momento in cui stava facendo notare la contraddizione, giacché non aveva subito alcuna visita da parte del Croella né aveva avuto colloqui con questi o con qualunque altro medico, e dichiarava apertamente che non vedeva quel medico dai primi di febbraio, i fogli gli venivano strappati di mano dallo stesso comandante per impedirgli di completarne la lettura;
A-10) che alzatosi dalla sedia, mentre i due vigili con preordinata ed eccessiva solerzia cercavano di prevenire presunte attività aggressive da parte del "paziente", lo stesso dichiarava con voce chiara e ben udibile, e ripetendo la frase più volte, la propria volontà di sottoporsi a trattamento volontario;
A-11) che a tale espressa richiesta qualcuno, quasi sicuramente il comandante, rispondeva che ciò non era possibile in quella sede e che solo all’atto del ricovero poteva essere mutato il tipo di trattamento;
A-12) che alle proteste per simile fandonia, intese subito come segni di vaneggiamento, veniva bloccato per le braccia dai vigili – più volte accusati e in più momenti ripresi per la palese violenza che stavano perpetrando ad una persona e ad un collega e per la ingiustizia a cui stavano partecipando - mentre un infermiere di aspetto corpulento, di cui non si conosce il nome, entrava nella stanza con una siringa pronta e gocciolante tra le mani;
A-13) che solo a seguito delle ripetute grida di "aiuto" a quel punto lanciate dal coatto che si divincolava compostamente tra le braccia dei vigili gridando a gran voce "la puntura no!" e implorando che non gli si facesse quella cosa, quegli aguzzini desistevano dal proposito;
A-14) che rincuorato da tale comportamento, da parte della vittima di quel sopruso si riprendeva a richiedere espressamente e insistentemente al comandante la possibilità di effettuare una telefonata almeno al proprio avvocato e, al rifiuto frapposto ripetutamente da questi, rispondeva chiedendo, ancora una volta, se erano stati sospesi i suoi diritti Costituzionali;
A-15) che a tale considerazione il comandante dei vigili rispondeva che avrebbe avuto diritto alla telefonata solo se fosse in stato di arresto, mentre in caso di trattamento sanitario questo era impossibile;
A-16) che alla constatazione di vivere una situazione allucinante e di essere vittima di una trappola senza vie d’uscita, come in un incubo il ricorrente si vedeva costretto a pietire il diritto di poter telefonare al proprio avvocato con tanta insistenza e accoratezza che il comandante vi acconsentiva e, girando dall’altra parte della scrivania, chiedeva il numero da comporre;
A-17) che appena dopo la dettatura del prefisso, avendo sentito i primi tre numeri da comporre, e cioè "200...", corrispondenti al centralino della ASL, il dott. Croella, che fino ad allora si era defilato dalla scena e non vi aveva partecipato, interveniva prontamente per interrompere in maniera risoluta il comandante con un "Ora basta!" che fece desistere questi dal continuare la composizione del numero e fu un segnale immediato per i due vigili che, afferratolo di peso e facendo propria la spazientita fretta mostrata dal medico, lo trascinarono in malo modo e frettolosamente lungo una ripida scala fino al cortile dove era in attesa la macchina della ASL, venendo lungo il percorso strattonato e apostrofato dai due vigili, risentiti per le accuse di "aguzzini" e "nazisti" che avevano dovuto subire;
A-18) che, giunti nel cortile, si è cercato da parte del malcapitato prigioniero di richiamare l’attenzione di quanti incontrava nel tragitto ma che, considerata a mente fredda l’inutilità della cosa, si rassegnava a salire, sedendo tra i due vigili, sul sedile posteriore dell’auto guidata da un dipendente della ASL, al cui fianco giaceva il dott. Crolla, nella convinzione che sarebbe stato accompagnato presso la locale ASL per il controllo;
A-19) che, nello scoprire che veniva portato direttamente in ospedale, esprimeva, ancora una volta, la propria flebile protesta per la procedura desistendo subito dopo da ogni ulteriore manifestazione e limitandosi, durante il percorso e fino all’ospedale di San Marco in Lamis, a scambiare delle battute con i due vigili con considerazioni sulla assurdità della situazione e sulla incredibile accusa certificata, nonché sul loro atteggiamento e comportamento nei propri confronti, mentre il dottor Croella si limitava al silenzio e al continuo "raccoglimento" della busta contenente il provvedimento restrittivo che continuava a scivolare dal cruscotto;
A-20) che, giunti all’ospedale di San Marco, veniva registrato in ricezione con la spiegazione, alla espressa richiesta, che non era possibile modificare il tipo di trattamento da obbligatorio in volontario e che si sarebbe dovuto chiedere la cosa al medico del reparto;
A-21) che, accettato nel reparto psichiatrico, nello spiegare al medico, successivamente individuato nel dott. Stoduto, le circostanze del TSO e le modalità di attuazione equiparabili più ad un sequestro di persona o ad un complotto, in quanto "catturato" con un raggiro mentre era in servizio e senza che nessun medico lo avesse visitato o almeno visto e così via dicendo, veniva da questi apertamente individuato come delirante per la impossibilità, a suo dire, che una Amministrazione Pubblica potesse compiere una simile follia a danno di un proprio dipendente e in quelle circostanze e aggiungeva, proprio come in un incubo, che tutti quelli che erano ricoverati in quel reparto si reputavano oggetto e vittime di un complotto;
A-22) che costretto a subire tale stato, con somministrazione di medicinali nella stessa serata e nella mattinata seguente, a seguito di colloquio con il dott. Stoduto emergeva l’assenza di qualsiasi sintomatologia passata e/o presente e la constatazione che la diagnosi del Dott. Crolla era del tutto immotivata e fantomatica per cui veniva interrotto qualsiasi intervento terapeutico;
A-23) che, in presenza di tali risultanze, la permanenza in ospedale veniva giustificata con la esigenza di conoscere i risultati di analisi effettuate in data 7 e 8 giugno, con la conseguenza che, sopravvenendo il sabato e la domenica, veniva dimesso, con esito terapeutico "immodificato", solo nella mattinata di Lunedì 11 giugno 2001 dopo un ampio colloquio con il dott. Stoduto, svoltosi con la partecipazione e sotto la supervisione del Dirigente del Reparto, Dott. Pettolino, con il quale ultimo si è trattenuto ulteriormente nel corso del primo pomeriggio;
A-23-a) che, a seguito di intesa con il Dott. Pettolino e in linea con il suo progetto di introduzione di sistemi informatici quale ausilio ai ricoverati, si è convenuto di organizzare una presentazione del Cd-Rom multimediale "San Severo 2000", realizzato di recente dall’Ufficio Relazioni con il pubblico del Comune di San Severo, che veniva effettuata nella successiva settimana dallo scrivente a favore dei degenti e del personale medico e paramedico del reparto;
A-24) che nella stessa giornata dell’11 giugno, passato per l’Ufficio Relazioni con il pubblico, apprendeva dai colleghi che per ordine della dirigente erano state cambiate le serrature della porta e della serranda dell’Ufficio e che nessuna copia delle chiavi era in mano dei dipendenti in quanto, sempre per disposizione dirigenziale, si doveva procedere all’apertura e chiusura dell’Ufficio esclusivamente tramite messo comunale appositamente incaricato.
A-25) che, nella giornata del 20 giugno 2001, mentre era assente dal lavoro per motivi di salute, veniva informato telefonicamente da persona che non vuole essere nominata per tema di ritorsioni, che, sempre per ordine della dirigente Belmonte Silvana, si era provveduto al prelevamento di due dei tre computer presenti in ufficio per essere portati in altro luogo per la loro formattazione, nonostante che sugli Hard Disk siano presenti banche dati costituite nel corso di un decennio di lavoro e programmi acquistati dal Comune, nonché dati personali che nel corso degli anni hanno avuto modo di esservi memorizzati.
A-26) che per tali ultimi punti (A-25 e A-26) si è già provveduto, in data 20 luglio 2001, a presentare al Comando Compagnia Carabinieri di San Severo formale denuncia/querela per l’accaduto, con diffida nei confronti dell’Amministrazione Comunale dal continuare in comportamenti lesivi della persona e dell’Ufficio che si rappresenta e con richiesta all’Autorità Giudiziaria di impedire ogni qualsivoglia manipolazione, accesso, uso e abuso dei dati contenuti sugli Hard Disk.
1.2 A ulteriore dimostrazione della pervicacia dell’azione dolosa portata avanti contro lo scrivente e perché siano chiari, insieme ai fatti, le responsabilità facenti capo all’Amministrazione Comunale di San Severo, nonché le personali responsabilità dei funzionari coinvolti, nonché a completamento della presente denuncia, si espone quanto si è appreso successivamente alle dimissioni dall’ospedale dalla moglie Sig.ra Corticelli Lidia, dalla quale è al momento separato legalmente e di fatto, avvenimenti che si riportano di seguito, riassunti come segue:
B-1) che nella tarda mattinata del 5 giugno 2001, ovvero il giorno precedente ai fatti che si denunciano, la moglie Corticelli Lidia, al lavoro presso il CRSEC di San Severo, è stata contattata telefonicamente dalla Dirigente del 1° settore per un incontro amichevole e urgente da tenersi presso la sede municipale;
B-2) che, recatasi presso la sede comunale, la moglie veniva ricevuta dalla medesima dirigente nella stanza del Segretario Generale e che, allontanatosi questi sul momento, veniva con sollecitudine invitata dalla stessa a richiedere un trattamento sanitario obbligatorio nei confronti del marito;
B-3) che alle perplessità espresse in ordine al comportamento dell’amministrazione nei confronti dello scrivente, la moglie aggiungeva che non aveva nessuna intenzione di farsi strumentalizzare dal Comune in tal senso;
B-4) che, vista la impossibilità di superare tale resistenza, la dirigente si metteva in contatto telefonico con il Croella costringendo poi la signora Corticelli a comunicare con lo stesso;
B-5) che a tale pressante invito la moglie ha accettato di interloquire con il Croella per dichiarargli come lei non avesse nulla a che fare con quella storia e precisando che non aveva nulla da dirgli in quanto la telefonata le era stata di fatto imposta;
B-6) che, rientrato il Segretario Generale nella stanza, la stessa dirigente insisteva nella necessità di effettuare un trattamento obbligatorio sul marito facendo leva sui sentimenti di pietà religiosa della moglie;
B-7) che, visto il suo comportamento non collaborativo, da parte della dirigente si faceva ulteriore pressione sulla Signora Corticelli con l’argomentazione che un trattamento obbligatorio richiesto dalla famiglia non avrebbe avuto conseguenze sul marito mentre, se lo stesso trattamento fosse stato richiesto dall’Amministrazione, ne avrebbe comportato la perdita del posto a seguito di licenziamento d’Ufficio;
B-9) che su tale insinuazione interveniva il Segretario Generale che le avvalorava espressamente facendo presente che questa sua conoscenza del rischio di licenziamento gli derivava dalla proprie cognizioni di legge in quanto Segretario Generale, e invitando, pertanto, la signora Corticelli a evitare "per il bene del marito" tale eventualità;
B-10) che, nonostante tali terroristiche prospettive, la signora Corticelli rimaneva ferma nella sua decisione di non collaborare e di non farsi strumentalizzare, non senza, tuttavia, far presente che non le risultava che si potesse procedere al licenziamento nei confronti di un dipendente che fosse risultato affetto da malattia o da disturbi, seppure di natura solamente mentale;
B-11) che tornata a casa, la Signora Corticelli veniva raggiunta telefonicamente dal dott. Croella che dichiarava di volerla informare sui fatti accaduti in quella mattinata, verso i quali la stessa continuava ad esprimere il proprio disinteresse e il proprio non coinvolgimento;
B-12) che, in ogni caso, al fine di evitare possibili fraintesi telefonici, la signora Corticelli interrompeva la comunicazione e si recava immediatamente presso il Cim per interloquire direttamente con il Croella e per informarlo personalmente della propria estraneità ai raggiri e alle iniziative che l’Amministrazione comunale aveva in mente di assumere contro il marito.
1.3 Poiché tutte le illegalità e gli abusi denunciati sono stati posti in atto quale ritorsione nei confronti della propria persona a seguito di comunicazioni di servizio prodotte dallo scrivente nella sua qualità di pubblico dipendente e di responsabile dell’Ufficio Relazioni con il pubblico, istituito sulla base di quanto disposto dall’art. 12 del D.Lgs. 29/93, si reputa necessario e inevitabile circostanziare le scorrettezze e le illegalità che hanno preceduto i fatti denunciati, riassunte nei punti seguenti:
C-1) nel corso del mese di gennaio del 2000, a seguito delle difficoltà incontrate dall’Amministrazione del Comune di San Severo nel dare attuazione a quanto disposto dagli artt. 65 e 66 della Legge n. 448 del 23.12.1998 (finanziaria 1999) e dal decreto ministeriale n. 306 del 15 luglio 1999, che prevedeva l’attribuzione di un assegno di maternità (AM) e per il nucleo familiare (ANF) a favore di individuate categorie di cittadini con decorrenza 2 luglio 1999, questo Ufficio Relazioni con il pubblico, considerato il ritardo accumulatosi per la ricezione delle domande, che avrebbero dovuto essere ricevute dal mese di settembre, e la scadenza della loro ricezione fissata per legge al 21 marzo 2000, si è reso disponibile, a far tempo dal mese di febbraio, per la organizzazione e la prima attuazione del servizio con la corresponsione del beneficio per l’anno 1999;
C-2) a seguito di tale attribuzione, motivata, tra l’altro, dalla necessità di svolgere una operazione di informazione capillare per rendere edotti i potenziali beneficiari e in considerazione del brevissimo lasso di tempo ormai rimasto per la prossima scadenza della domanda al 21 marzo, veniva costituito un gruppo di lavoro, operativo logisticamente presso la sede dell’U.R.P., nelle persone di Valoti Maria Vittoria (Capo Servizio Servizi Sociali – VIII q.f.), di Macchiarola Giovannantonio (responsabile URP - VI q.f.), di Berardi Ugo (in servizio presso l’Ufficio Tributi – VI q.f.), di Florio Maria (in servizio presso Ufficio Anagrafe – IV q.f.) e di Coppola Rosanna (in servizio presso i Servizi Sociali – IV q.f.);
C-3) il gruppo di lavoro così costituito, grazie ad un efficace "project management" e ad una motivata attività dei suoi componenti, portava a termine nei tempi stabiliti la propria attività con il plauso e il riconoscimento del Ministero degli Affari Sociali e della sede Inps di Foggia e, ancora più significativa, con il pieno e ampio apprezzamento dei cittadini che hanno usufruito del servizio;
C-4) tali risultati sono stati rappresentati nella relazione, indirizzata al Direttore Generale, Cologno Luigi, in data 27 marzo 2000, prot. N. 27/Urp, nella quale si rendeva analiticamente conto del lavoro svolto e della necessità di pervenire alla individuazione di un progetto obiettivo che consentisse di procedere alla liquidazione degli assegni entro il 30 giugno 2000; [ALL. a1]
C-5) con determina n. 98 del 28 aprile 2000 del Dirigente del 1° Settore avente ad oggetto: "Approvazione progetto obiettivo per la erogazione assegno per il nucleo familiare e di maternità. Periodo 22.3.2000 – 30 giugno 2000" venivano specificati gli obiettivi e i tempi del progetto con affidamento dell’incarico operativo al medesimo gruppo di lavoro; [ALL. a2]
C-6) con nota del 20 luglio 2000, prot. n. 68/Urp, si comunicava al Direttore Generale e al Dirigente del 1° Settore il conseguimento dell’obiettivo previsto nel progetto finalizzato, a tutti gli effetti portato a termine e concluso; [ALL. a 3]
C-7) con nota del 26 luglio 2000, prot. N. 72/Urp, si comunicava, in mancanza di disposizioni, la indisponibilità dell’Ufficio a continuare nello svolgimento dei compiti inerenti all’erogazione dell’assegno e ad impegnarsi nell’ulteriore compito di organizzare il servizio per la erogazione dei buoni per i libri di testo scolastici, e che tale indisponibilità fu ribadita con nota n. 73/Urp del 29 luglio 2000;
C-8) a far tempo dal mese di settembre del 2000, al solo fine di venire incontro alle richieste dei cittadini interessati e per evitare il continuo rinvio della presentazione delle domande di maternità per l’anno 2000, si è inteso, tuttavia, procedere da parte dell’Ufficio Relazioni con il pubblico alla raccolta delle stesse unitamente alle domande per il nucleo familiare per quanti non ne avevano beneficiato per l’anno precedente;
C-9) con nota del 12 gennaio 2001, prot. N. 1/Urp, mentre si informavano il Direttore Generale e la Dirigente del 1° Settore, Belmonte Silvana, che l’Ufficio Relazioni con il pubblico, nonostante le richiamate comunicazioni, aveva proceduto alla ricezione delle domande per il diritto all’assegno di maternità e per il nucleo familiare anche oltre la data del 30 giugno 2000, si rammentava loro, ancora una volta che, in mancanza di diversa disposizione, le attività in ordine a tali compiti erano da considerarsi terminate e si comunicava che le domande acquisite successivamente al 30 giugno rimanevano in giacenza presso l’URP in attesa che venisse stabilito altro ufficio o la persona a cui effettuarne consegna; [ALL. a4]
C-10) restando anche questa comunicazione senza risposta e sentendosi il sottoscritto in ogni caso responsabile della questione, interloquiva più volte con il Direttore Generale e con la Dirigente del 1° Settore al fine di sollecitarne comunque una definizione del problema posto, con la precisazione che tali contatti e sollecitazioni sono continuate, per quanto sporadicamente e con varia cadenza, nei mesi di febbraio e marzo 2001; tanto perché dal Direttore Generale si veniva rimandati alla Dirigente del 1° Settore che, a sua volta, pare non venisse a capo della cosa in quanto non riusciva a interloquire con il Dirigente del 3° Settore e con il Capo Servizio dei Servizi Sociali, che avrebbe dovuto essere, a sua detta, l’ufficio più propriamente assegnatario di tale compito;
C-11) avendo nei primi giorni del mese di aprile posto ancora, e per l’ennesima volta, la questione al Direttore Generale in presenza, tra l’altro, dell’Assessore ai Servizi Sociali e avendo avuto modo di illustrare con chiarezza le difficoltà in cui si sarebbe trovata l’Amministrazione Comunale per il ritardo accumulato nella erogazione dell’assegno 2000 che interessava, fin lì, oltre 1400 richiedenti, veniva stabilito che si sarebbe dovuto procedere ad una conferenza di servizio convocata dall’assessore con la espressa opinione del Direttore Generale che l’Ufficio Relazioni con il pubblico non poteva più essere oberato di un simile compito oltre la data del progetto terminato il 30 giugno 2000 in quanto la motivazione alla base del progetto obiettivo era di fatto esaurita; [cfr. C-2)]
C-12) non avendo avuto alcun seguito neanche quest’ultima intesa, solo verso la metà di Aprile, e solo grazie alla perseveranza e alla pervicacia del responsabile URP, si è addivenuti ad un incontro tra questi e l’assessore ai Servizi Sociali, Raffaele Bentivoglio, con la presenza della Dirigente del 1° Settore, Belmonte Silvana, e del Dirigente del 3° Settore, Vaccarella Alessandro, durante il quale il sottoscritto dichiarava che, per quanto non di sua competenza, solo per senso di responsabilità si accollava l’impegno della liquidazione dell’assegno 2000 per evitare le oggettive difficoltà a cui avrebbe dovuto far fronte, in conseguenza del ritardo accumulato, chiunque dovesse ricevere ed istruire le domande per l’anno in corso;
C-13) nella medesima riunione l’assessore, unitamente ai dirigenti presenti, assumeva formale impegno di provvedere alla pubblicazione del manifesto per invitare i cittadini a presentar le domande per l’anno 2001 presso i Servizi Sociali;
C-14) a seguito e in conseguenza di tale intesa, in data 18 aprile 2001, prot. N. 10190, veniva emesso, a firma del Direttore Generale, apposito ordine di servizio con il quale veniva costituito, nelle persone di Macchiarola Giovannantonio, Florio Maria e Berardi Ugo, un apposito gruppo di lavoro con l’incarico di predisporre entro il mese di luglio del 2001 la liquidazione degli assegni AM e ANF per l’anno 2000; [ALL. a5]
C-15) in data 24 aprile 2001, avendo incontrato l’assessore ai Servizi Sociali presso gli Uffici di Ragioneria e avendo appreso che ancora nulla veniva predisposto in quanto il manifesto, a suo dire, sarebbe stato affisso il 1° maggio, da parte del responsabile URP, e alla presenza del Direttore Generale, Cologno Luigi, e del Dirigente del 3° Settore, Vaccarella Alessandro, si sollecitava ancora una volta l’assessore ad anticiparne l’uscita in quanto ogni giorno di ritardo era un gravame per la concomitanza nel mese di maggio delle Elezioni Politiche e della Festa Patronale cittadina;
C-16) avendo verificato la inanità di tutti gli sforzi fin lì operati per sensibilizzare al problema posto l’Amministrazione Comunale nel suo complesso, in data 5 maggio 2001, con prot. N. 12/Urp, veniva trasmessa una nota a firma del Responsabile URP, avente ad oggetto: "Comunicazioni in ordine alla liquidazione dell’assegno di maternità e per il nucleo familiare per gli anni 2000 e 2001", indirizzata a tutti i Dirigenti del Comune di San Severo e, per conoscenza, all’Assessore ai Servizi Sociali, all’Assessore al Personale, ai capi gruppo consiliari di AN, FI, CCD e CL, al Sindaco del Comune di San Severo e al Direttore del quotidiano locale "Il Campanile"; [ALL. a6]
a- In tale lettera si lamentava il disinteresse e l’incuria nei confronti sia della questione rappresentata dallo scrivente già da diversi mesi, sia delle attese dei cittadini richiedenti il beneficio; atteggiamenti posti in atto dalla struttura intera e dai singoli dirigenti con riferimento alle comunicazioni precedenti e all’ultimo incontro avuto con l’assessore ai Servizi Sociali e i Dirigenti del 1° e del 3° Settore.
b- Con riferimento, poi, all’impegno assunto in quell’incontro da parte di rappresentanti della struttura burocratica e di indirizzo politico di tempestivamente provvedere a incaricare delle procedure per l’attribuzione dell’assegno 2001 altro ufficio e alla verifica della elusione dell’impegno, si richiamava l’attenzione dei destinatari in epigrafe sulle conseguenze negative che ne potevano derivare a sfavore delle fasce deboli della popolazione amministrata.
c- Si lamentava, inoltre, il fatto che tale inadempienza, non riconducibile all’URP, nel suscitare il disappunto dei cittadini, ricadeva immeritatamente e negativamente sulla ben diversa immagine con cui l’Ufficio si era rappresentato negli anni, come attestato da ampi riconoscimenti non solo degli utenti e non solo a livello locale, quando era, invece, da attribuire a chi, per quanto ne avesse l’obbligo per le funzioni e le attribuzioni, non aveva sentito il dovere di attivarsi nell’interesse generale denotando, così, irresponsabilità e superficialità.
d- Si metteva, infatti, in evidenza come su un giornale locale, sotto il titolo: "Signor Macchiarola – perché fai ritardare il pagamento – degli assegni" fosse stata riportata una lettera di un anonimo cittadino che attribuiva responsabilità di tipo personale, senza che ciò creasse alcun interesse nell’organo politico/gestionale, che ha lasciato decantare la situazione dando adito ad una attenzione negativa nei confronti dell’Ufficio e a una maggiore pressione su chi vi stava operando.
e- Nella lettera si invitava, inoltre, la dirigenza ad espletare la propria attività nella massima trasparenza, chiarezza e correttezza e per il solo interesse pubblico e collettivo, in quanto da parte di qualcuno di essi si erano elevati sospetti sulla segretazione di dati da parte del responsabile URP e si erano stabiliti contatti con colleghi al fine di indurli a sottrarre nascostamente tali dati presenti, invece, sui computer in dotazione all’Ufficio e a disposizione di chiunque ne avesse avuto interesse.
C-17) Procedendo nel frattempo, a seguito dell’ordine di servizio ricevuto in data 18 aprile, nelle attività connesse alla liquidazione dell’assegno 2000 e verificato che l’afflusso continuo di cittadini, richiedenti notizie sulla liquidazione dell’anno precedente e/o notizie sulla presentazione delle domande per ottenere il beneficio per l’anno corrente, produceva continue interruzioni in compiti che abbisognavano, invece, di essere eseguiti con attenzione e continuità, si è stati costretti ad apporre un cartello che informava gli interessati al pagamento dell’assegno 2000 entro il successivo mese di luglio e della necessità di rivolgersi all’Amministrazione per le domande riferite al 2001, con la precisazione che tale esposizione benché servisse ad attenuare il problema non valse mai a risolverlo del tutto;
C-18) in data 27 maggio 2001 mentre era in ufficio con il collega del gruppo di lavoro, Berardi Ugo, riceveva una telefonata dalla dirigente dl 1° Settore, Belmonte Silvana, che lamentava la presenza presso il suo ufficio di un cittadino che, sulla scorta di quanto letto nel manifesto affisso presso l’URP, le si era rivolto;
C-19) nella stessa mattinata, avendo spiegato, nonostante la telefonata ricevuta, ad un altro cittadino la situazione, confermava che per quanto riguardava l’assegno 2001 non si poteva che far riferimento alla amministrazione che si era impegnata in tal senso, informando l’utente che, qualora non fosse soddisfatto di tale risposta, doveva necessariamente rivolgersi all’assessore preposto oppure a un dirigente;
C-20) nella stessa mattinata, il medesimo cittadino tornava in ufficio e comunicava di essere stato ricevuto nella stanza del Segretario Generale, Balice Mario, dove erano già radunate altre persone, tra i quali amministratori e dirigenti, che gli offriva le scuse dell’Amministrazione per il comportamento del responsabile URP che, però, sarebbe stato "messo a posto" il giorno dopo;
Tali affermazioni sono state espresse da un cittadino di cui non ricordo il nome, alla presenza del collega Berardi Ugo;
C-21) il giorno successivo, 28 maggio 2001, in piena mattinata e senza alcun preavviso si sono presentati in ufficio il Segretario Generale Balice e la Dirigente del 1° Settore che, con fare perentorio, intimavano la rimozione del manifesto dando origine, pur in presenza di utenti, ad una diatriba senza costrutto con invocazione pretestuosa della forza pubblica da parte del Segretario Generale che, ripiegando poi, più moderatamente, su due vigili urbani, ha voluto verbalizzassero la sua diffida per la presenza del manifesto e la sua intenzione di dare incarico alla dirigente del 1° Settore di procedere con provvedimento scritto contro il responsabile URP. Di tali comportamenti sono stati testimoni, oltre ai vigili intervenuti, i colleghi Berardi Ugo e Florio Maria;
C-22) nella tarda mattinata gli veniva, quindi, notificata una nota del Dirigente del 1° Settore, recante la data 28 maggio 2001 e il prot. N. 13312, avente ad oggetto: "Attività amministrativa relativa alla istruttoria e alla liquidazione domande assegni familiari"; [ALL. a7]
Dalla lettura di questa lettera emerge che, risultando all’amministrazione che il responsabile URP rinviava l’utenza "per gli adempimenti in oggetto presso gli uffici centrali" e che da parte dello stesso si era opposto rifiuto a fornire informazioni circa lo stato delle pratiche per "gli anni 2000 e seguenti"; che avendo lo stesso responsabile URP affisso senza alcuna autorizzazione un manifesto "al riguardo"; che non essendo state assegnate "ad altro dipendente o ad altro ufficio" dette competenze, lo stesso responsabile URP veniva DIFFIDATO "dal porre in essere comportamenti lesivi dei principi di efficienza e buon andamento dell’azione amministrativa, rifiutando adempimenti connessi ai Suoi compiti d’Ufficio", minacciando, in caso di perseveranza "nell’atteggiamento omissivo dei propri doveri d’ufficio", la denunzia all’A.G. e il deferimento all’Ufficio Disciplinare.
C-23) con nota datata 1° giugno 2001, prot. n. 13/Urp, avente ad oggetto: "Risposta a diffida dirigenziale", il responsabile URP replicava a tale diffida facendone trasmissione ai Dirigenti del 1°, del 3° e del 4° Settore, nonché all’assessore ai Servizi sociali, tutti informati delle tribolazioni dell’URP sull’argomento e tutti testimoni consapevoli della realtà dei fatti; [ALL. a8]
a- Nella lettera di risposta alla diffida, si rigettavano "nella maniera più decisa e sdegnata" le affermazioni contenutevi con le quali in maniera gratuita e diffamatoria si cercava di gettare discredito nei confronti dell'Ufficio Relazioni con il pubblico e del suo responsabile sulla cui operosità, efficienza e abnegazione, nonché dedizione alla cosa pubblica, fanno testimonianza ventotto anni di attività in importanti e significative collocazioni nell’ambito dell’Amministrazione del Comune di San Severo e le attività e i risultati conseguiti nell’ultimo quinquennio di attività presso l’URP con l’apprezzamento di migliaia di utenti e con attestazioni pubbliche e riconoscimenti a livello locale, nazionale e internazionale.
b- Nel merito della questione dell’assegno si ricordava come da ampia e circostanziata documentazione risultasse che il responsabile URP era stato investito del progetto obiettivo quale componente di un gruppo di lavoro nel quale erano presenti dipendenti con posizione lavorativa superiore e nell’ambito di un progetto finalizzato limitato al 30 giugno 2000, e come, dalla stessa documentazione risultasse lapalissiana la responsabilità della dirigenza del Comune che si era sottratta a doverosi adempimenti di Legge, nonostante la incessante, assidua e perseverante azione dello scrivente volta a evidenziare il problema.
c- Si faceva, quindi, ancora una volta riferimento alle pregresse comunicazioni e si ricordava quanto stabilito nell’incontro del 10 aprile 2001 e il conseguente ordine di servizio del 18 aprile 2001.
d- Si specificava ulteriormente che, avendo dato nel frattempo ampia notizia agli aventi diritto che chiedevano informazioni di rimanere in attesa del manifesto da predisporsi, come stabilito fin dal 10 aprile, a cura dell’Amministrazione, era stato naturale a metà maggio esporre tale riferimento anche per iscritto.
e- Si manifestava infine la problematicità di riuscire a tener fede all’impegno assunto entro il mese di luglio tanto che da parte del gruppo di lavoro si era costretti a prestazioni straordinarie ben oltre i limiti richedibili, per cui sarebbe risultato del tutto improponibile tralasciare gli adempimenti in corso per far fronte ad altre esigenze per le quali si sarebbe dovuto procedere alla emanazione di opportune e diversificate disposizioni;
C-24) con nota del 1° giugno 2001, prot. n. 13762, avente ad oggetto "Ordine di servizio", a firma del dirigente del 1° Settore si formulava un vero e proprio ordine di servizio questa volta a carico dell’Istruttore Amministrativo URP e non più del responsabile URP; [ALL. a9]
a- In tale ordine di servizio, stabilito che si persisteva a non ricevere le domande per l’anno 2001, si ordinava di ricevere le domande per l’anno 20001 e di far fronte contemporaneamente alla liquidazione delle domande riferite al 2000.
b- Si stabiliva, inoltre, che "ogni compito inerente l’organizzazione dell’Ufficio" era di spettanza esclusiva del Dirigente preposto mentre all’ex responsabile URP rimaneva "solo ed esclusivamente il compito dell’esecuzione" minacciando provvedimenti di legge in caso di rifiuto o ritardo.
c- Si ordinava, inoltre, la rimozione di avvisi non firmati dalla dirigente e si stabiliva il nuovo organico dell’Ufficio con l’aggiunta di una operatrice scolastica –L.P.U. con la precisazione che non vi era ordinazione gerarchica tra essi se non la dipendenza da essa Dirigente sulla qual cosa si invitava la Polizia Municipale a sorvegliare per la sua esecuzione.
C-25) con nota del 4 giugno 2001, prot. n. 14/Urp, avente ad oggetto: "Risposta a ordine di servizio" a firma del responsabile URP si rispondeva a tale ordine di servizio. [ALL. a10]
Si precisa che tale lettera è stata presentata all’Ufficio Protocollo del Comune il giorno 6 giugno 2001, alle ore 09.32;
a- Nella risposta all’ordine di servizio si ribadiva la incompetenza personale e dell’Ufficio rispetto all’assegno 2001 facendo presente che tale maniera di procedere era solo un modo per eludere le responsabilità dirigenziali rispetto ad un problema da troppi mesi eluso.
b- Si faceva, inoltre, notare che ordini capotici e non opportunamente meditati non servivano a risolvere il problema specie se facenti leva su ordini inesistenti a denotazione della totale mancanza di qualità manageriali in dipendenti che non si rappresentano all’altezza del ruolo a cui erano stati chiamati.
c- La lettera proseguiva con il rigetto "per senso di responsabilità" dell’ordine di servizio ricevuto in quanto "ingiusto, immotivato, irrazionale e privo di presupposti logici" facendo presente che il gruppo di lavoro avrebbe continuato ad operare sulla base dell’ordine di servizio ricevuto il 18 aprile 2001 e che "da parte dello scrivente" si sarebbe proceduto "alla più opportuna organizzazione del lavoro e del personale" per conseguire, entro il mese di luglio 2001, l’obiettivo assegnato.
d- Di seguito si precisava che qualsiasi disposizione contrastante avrebbe potuto far dilazionare i tempi che, sia per l’oggettiva complessità, sia a seguito dei recenti comportamenti e della negativa pressione psicologica esercitata sul personale, era già da considerarsi a rischio tanto da richiedere l’impegno del gruppo di lavoro anche fuori dal normale orario di servizio e nelle giornate festive, nonché in concomitanza con la fruizione di ferie.
e- Si esprimeva, infine, la convinzione che la dirigenza non avesse compreso i termini della questione anche perché, mentre erano stati interpellati e sentiti più volte i due colleghi operanti nel gruppo di lavoro "e, stranamente, anche la dipendente LSU e la signora delle pulizie settimanali", il responsabile URP, nonostante avesse organizzato, pianificato e gestito il lavoro a livello legislativo, operativo e informatico, non era stato mai interpellato per ragguagli e mai sentito sull’organizzazione e sui problemi connessi al lavoro svolto e da svolgersi.
f- Sulla scorta di tale convinzione in tale nota si chiedeva "di essere ascoltato in tempi strettissimi nell’ambito della conferenza dei dirigenti" al fine di renderli edotti sul problema e districarsi da responsabilità di riflesso.
1.4 A completamento di quanto riportato nel precedente punto C-) e al fine di meglio chiarire il clima di astiosa malevolenza di cui lo scrivente è stato fatto oggetto da parte dell’Amministrazione del Comune di San Severo, sfociato infine in un atto prevaricatore e illiberale e con le modalità circostanziate nella presente denuncia, il sottoscritto espone un ulteriore ordine di fatti verificatisi in contemporanea con quanto sopra esposto:
D-1) in data 30 aprile 2001, a seguito dell’affissione all’Albo Pretorio di una delibera comunale, ha presentato formale richiesta scritta per ottenerne copia.
D-2) in data 10 maggio 2001, avendo ricevuto diniego verbale dalla dirigente Belmonte Silvana e dal Segretario Balice per l’accesso richiesto, lo scrivente ha prodotto una comunicazione, recante il prot. N. 13/Urp, avente ad oggetto: "Comunicazioni in ordine al diniego di accesso agli atti del Comune di San Severo", con invio al Sindaco del Comune, a tutti i dirigenti, al Segretario Generale, ai capi gruppo di AN, FI, CCD e CL, all’assessore al Personale, all’assessore all’Urbanistica, al Dipartimento della Funzione Pubblica, alla Commissione per l’Accesso ai documenti amministrativi e al Bollettino dei Segretari Comunali e Provinciali. [ALL. b1]
a- In tale comunicazione, nella espressa qualità di responsabile dell’Ufficio Relazioni con il pubblico, veniva, con dovizia di particolari, raccontato l’episodio del diniego di accesso frapposto dalla Dirigente del 1° Settore e da parte del Segretario Generale, nonché le modalità dello stesso.
b- La comunicazione proseguiva con una analisi degli specifici articoli della Legge 142/90, come riportati nel Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali nel quale tale diritto è riconosciuto senza incertezze a tutti i cittadini, e dello Statuto del Comune di San Severo che, all’articolo 100, recita: "Ogni cittadino ha diritto di accedere… agli atti pubblici e di conoscere i procedimenti amministrativi".
c- Si esaminava brevemente l’apparente conflitto tra la legge 142/90 e la legge 241/90 con la conclusione che la prima è una legge speciale le cui disposizioni sull’accesso, oltre a trovare applicazione prima e al di sopra della legge generale, sono di natura del tutto pubblica per cui i cittadini vi hanno pieno diritto senza nessuna delle limitazioni poste dalla 241/90 valevoli, invece, solo per le altre pubbliche amministrazioni.
d- Tali valutazioni, oltre ad essere rappresentate sul piano logico e giuridico, venivano avvalorate dalla citazione di alcune decisioni emesse, nella fattispecie, dalla Commissione per l’Accesso, costituita ai sensi dell’art. 27 della 241/90.
e- Nelle conclusioni della comunicazione si faceva presente come tale diritto venisse disapplicato e come lo scrivente, proprio nella specifica qualità di responsabile dell’Ufficio Relazioni con il pubblico, si sentisse obbligato a stigmatizzarlo per rendere ai cittadini di San Severo un diritto di cui erano stati fin ad allora impunemente privati.
D-3) in data 23 maggio 2001, con nota recante il prot. N. 12936, avente per oggetto: "Rilascio copia delibera n. 120 del 30.4.2001", a firma della Dirigente del 1° Settore si comunicava l’inaccoglibilità della richiesta in quanto l’istanza era "priva di motivazione, nonché dell’indicazione dell’interesse all’acquisizione del documento di che trattasi, ai sensi degli artt. 22 e 25 L. 7.8.1990, n. 241", denotando in tal modo l’ignoranza, ampiamente condivisa, dello Statuto del Comune di San Severo e del Regolamento comunale per l’accesso. [ALL. b2]
1.5 Per tutto quanto premesso ed esposto, si propone, pertanto, all’Autorità Giudiziaria formale DENUNCIA /QUERELA per tutti i reati che sono ravvisabili nei fatti esposti al punto A(1-26), in connessione con quelli esposti al punto B(1-12), e tutti quelli che saranno ravvisabili alla luce di quanto premesso al punto C(1-25) e al punto D(1-3) contro tutti quelli che hanno partecipato al compimento di essi, anche se non nominati nella presente.
1.6 La presente denuncia è trasmessa, inoltre, al Dipartimento della Funzione Pubblica individuato quali destinatario della presente perché intervenga a tutela, quantomeno morale, di un Ufficio Relazioni con il pubblico che viene represso insieme al suo responsabile per aver rappresentato e difeso i diritti stabiliti dalla Legge, dallo Statuto del Comune di San Severo e da relativo Regolamento, per la divulgazione dei quali è stato appositamente istituito ai sensi dell’art. 12 del D.Lgs. 29/93.
1.6.1 A tal fine sarà utile ricordare che l’Ufficio Relazioni con il pubblico del Comune di San Severo ha ottenuto, tra le altre numerose realizzazioni e riconoscimenti, il premio "Cento progetti per cento città" risultando tra i migliori cento uffici della P.A., e di essere risultato assegnatario di un finanziamento di oltre 500 milioni per un Progetto Pass, ID49, autonomamente presentato dal Responsabile URP.
1.7 La presente denuncia è, inoltre, diretta al Ministro Frattini, perché si prenda atto di come siano venute meno tutte le garanzie di trasparenza, di correttezza amministrativa, di imparzialità e di tutte le altre "sciocchezze" contenute in una legislazione ipocrita che non trova chi se ne faccia garante sia a livello di istituzioni, sia a livello di società civile; ciò alla luce della indifferenza, dell’omertà e della rassegnazione riscontrata nei colleghi, nelle rappresentanze sindacali aziendali, nei rappresentanti delle forze politiche e nella stampa locali, dai quali non si è ottenuta la menoma solidarietà per quanto in presenza di un comportamento assurdo, illegale e illiberale posto in atto contro un collega, contro un lavoratore pubblico dipendente e contro un cittadino che, agli occhi di questi, ha l’evidente demerito di credere nel cambiamento della pubblica amministrazione promesso dalle norme e nella propria funzione di dipendente pubblico e di rivendicare la propria dignità di persona fin qui calpestata da una pubblica amministrazione che ha agito senza alcun timore di poter essere oggetto di giudici penali, civili e/o morali.
1.8.1 La presente è trasmessa a Medicina Democratica perché ravveda nei fatti esposti e nella nazistica applicazione dell’art. 1 della legge 180/1978, occasione di intervento contro arbitrarie interpretazioni della legge e contro le false certificazioni rese strumentalmente da un medico di una struttura pubblica, in maniera da meglio tutelare sia i pazienti che i sani che malauguratamente venissero a contatto con medici che disonorano la propria categoria.
1.8.2 Per i medesimi motivi, la presente è trasmessa all’Ordine dei Medici della Provincia di Foggia perché verifichi se nel comportamento del Dott. Croella sono da ravvedersi eventuali motivi che ne giustifichino una qualche censura e per verificare se le false certificazioni rese dallo stesso ne consentano la permanenza nell’Ordine.
1.8.3 Perché poi possano essere ravvisati gli estremi per un provvedimento disciplinare nei confronti dello stesso Crolla, la presente è trasmessa al Direttore Generale della ASL FG/1, fatte salve le responsabilità che si rinvenissero nei confronti della medesima azienda per il comportamento posto in atto da un suo ufficio.
1.9 La presente è trasmessa, infine, al dott. Arturo Bianco per avere vicino un amico e per ottenere il suo conforto e la sua assistenza in un momento in cui lo scrivente è costretto a esporre denuncia contro una pubblica amministrazione a cui si è onorato di appartenere e di partecipare con la propria attività svolta con responsabilità, efficacia, creatività e abnegazione.
1.10 La presente è trasmessa anche al Vescovo della Diocesi di San Severo perché prenda atto del degrado della società civile di questa Città e della acquiescenza, condivisione e assuefazione dei suoi cittadini alla illegalità, ai soprusi e alle ingiustizie, segno di una immoralità assurta a valore anche tra i cattolici sanseveresi che, come un gregge allo sbando, non ha più riferimenti e ideali, e perché i diritti della persona umana siano rivendicati e tutelati almeno sul piano etico dalla Cattedra Episcopale e ne venga stigmatizzata la loro violazione.
1.11 Ritenendo, inoltre, che i fatti esposti siano un esempio eclatante e spettacolare di abusi, connivenze e illegalità da porre alla pubblica attenzione per rappresentare e denunciare il degrado della nostra comunità civile e dei valori della nostra cultura occidentale e cristiana, riflesso, tra l’altro, di quanto accade nelle famiglie e tra le persone, e poiché, se si vogliono veramente cambiare le cose qualcuno deve cominciare a muoversi, la presente è trasmessa ai Mass Media che vi vogliano prestare attenzione, non fosse che per mera attestazione di solidarietà verso un "uomo caduto sulla terra", avulso e ostracizzato dal proprio contesto cittadino e familiare a seguito e a causa della propria, cosiddetta, "originalità" e/o "anormalità".
1.12 La presente non è inviata al Sindaco del Comune di San Severo per la sua oggettiva connivenza nella preparazione ed esecuzione del complotto e per essere venuto meno ai più elementari valori della vita civile con l’apposizione di una firma per attuare un provvedimento sanitario restrittivo nei confronti di uno dei migliori dipendenti della sua amministrazione, senza alcuna remora di tipo logico o morale. Tutto ciò facendo salve le ulteriori responsabilità oggettive e soggettive che dovessero emergere dall’approfondimento dei fatti denunciati.
Macchiarola Giovannantonio
Via F.Pelosi, 16 - 71016 San Severo
Cell. 0347/0409160
Il responsabile
Ufficio Relazioni con il pubblico
del Comune di San Severo
(Giovannantonio Macchiarola)