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Intervista al sig. Giovannantonio Macchiarola
-apparsa sul periodico PROTAGONISTI del 14 settembre 2001
Testo integrale
1) Il 15 febbraio di quest’anno lei veniva pubblicamente elogiato dal Sindaco Giuliani per il suo lavoro, ma il feeling poi si è rotto. Cosa è successo?
L’attività dell’Ufficio Relazioni con il pubblico, ha cominiciato ad essere oggetto dell’attenzione di sordidi figuri presenti in Amministrazione già nel corso dell’anno 2000. Per quanto tali manovre siano state subito sventate, grazie anche al sostegno del dott. Luigi Cologno, allora nella veste di Vice Segretaro e poi di Direttore Generale, si è continuato a tessere oscuri complotti a danno della mia persona che sono valse ad irretire in tali trame lo stesso Sindaco Giuliani tanto da costringerlo ad assumere nei miei confronti un atteggiamento ostile e minaccioso al quale ebbi modo di reagire con una lettera aperta pubblicata anche dalla stampa locale.
Tale considerazioni sono state, d’altronde, confermate dallo stesso Sindaco che ne ha fatto pubblica ammissione in occasione della presentazione del CD-Rom multimediale sulla Città di San Severo, avvenuta in maniera ufficiale nella giornata del 15 febbraio 2001, nel corso della quale, oltre a esternare il più ampio elogio delle qualità personali, delle attività e dei servizi resi alla sua Amministrazione da parte del responsabile U.R.P., ha serenamente riconosciuto di essere stato conculcato a quel comportamento solo a seguito di una insistente, astiosa e malevole pressione da cui era stato irretito e di cui ebbe modo di fare, nella stessa occasione, una sentita e sincera ammenda.
Ma il successivo rifiorire delle trame oscure che hanno comportato, alla fine di aprile 2001, la defenestrazione da Direttore Generale del Dott. Cologno, al quale ero legato da un rapporto subordinato fondato sulla reciproca stima e sulla mia lealtà personale, ha ridato, evidentemente, fiato alla canea dei medesimi loschi figuri che hanno, ancora una volta, costretto il Sindaco Giuliani a “lavarsi le mani” come Ponzio Pilato e ad apporre la propria firma su un ordine di ricovero coatto illegalmente approntato e confezionato dalla solerte diligenza di una dirigenza servile e condizionata dalle recenti promozioni ricevute sul campo.
2) Nella denunce che lei ha presentato alla Magistratura si fa riferimento a delle comunicazioni nelle quali venivano evidenziati comportamenti irresponsabili e superficiali da parte della dirigenza del Comune. A cosa si riferiva?
Senza entrare troppo nei dettagli, occorre ricordare che, a seguito della incapacità dei Servizi Sociali di far fronte alla erogazione degli assegni per maternità e per il nucleo familiare, fu costituito presso l’Ufficio Relazioni con il pubblico un gruppo di lavoro per la erogazione, entro il mese di giugno 2000, delle provvidenze riferite all’anno 1999 a favore degli aventi diritto.
Conseguito l’obiettivo nei tempi prefissati e sciolto il gruppo di lavoro, non avendo l’Amministrazione comunale provveduto ad affidare ad altro ufficio tale compito per l’anno in corso, per mero senso di responsabilità e al solo scopo di venire incontro alle richeste dei cittadini, con autonoma decisione dell’Ufficio Relazioni con il pubblico, si ritenne opportuno accettare anche le domande per l’anno 2000 informandone, nello stesso tempo, l’Amministrazione e facendo presente la necessità di attribuire tale compito ad altro servizio.
A seguito della mancanza di riscontro a tali comunicazioni, il responsabile U.R.P. si attivò a più riprese presso la dirigenza del Comune per sollecitarne una decisione e, in mancanza di fattivi riscontri, su suggerimento del Direttore Generale, Dott. Luigi Cologno, si adoperò per promuovere una conferenza di servizio a cui si pervenne, però, solo a metà Aprile.
In tale riunione, a cui parteciparono i dirigenti del 1° e del 3° settore, nonché l’assessore ai Servizi sociali, si stabilì che il procedimento in questione sarebbe stato attribuito ai Servizi Sociali mentre un apposito gruppo di lavoro, ancora una volta costituito presso l’U.R.P., avrebbe provveduto alla sola erogazione dell’assegno per l’anno 2000.
Successivamente alla formalizzazone di tale intesa, avvenuta con disposizione di servizio emanata in data 18 aprile 2001 dal Direttore Generale, avendo verificato la mancanza di qualsiasi conseguente iniziativa da parte dei dirigenti responsabili e non riuscendo più a far fronte alla pressione dei cittadini interessati, il responsabile U.R.P., con apposita nota in data 5 maggio 2001, denunciava la superficialità, l’incuria e la irresponsabilità dei dirigenti del Comune di San Severo verso il problema posto per essere venuti meno agli impegni assunti e alle attribuizioni e funzioni proprie del ruolo di cui erano investiti, in quanto non avevano fin lì sentito il dovere di attivarsi nell’interesse generale stabilito dalla legge e delle fasce deboli della popolazione.
La incapacità mostrata dalla dirigenza nel far fronte e risolvere problemi di gestione di loro competenza è, inoltre, confermata dal capotico, immotivato e irrazionale ordine di servizio emesso ad un mese di distanza, e precisamente il 1 giugno 2001, dal dirigente del 1° Settore che, nel tentativo di sottrarsi alle responsabilità per le proprie inadempienze, disconosceva del tutto i propri impegni, le precedenti disposizioni di servizio e la propria determinazione dirigenziale facendo inopinatamente carico al responsabile U.R.P., come se fossero suoi compiti istituzionali, di un procedimento proprio dei Servizi Sociali e solo momentaneamente attribuito ad un gruppo di lavoro operativo logisticamente presso l’Ufficio Relazioni con il pubblico.
3) Lei parla di “clima persecutorio” e di azioni poste in atto per minare “la stima ed il rispetto guadagnati in anni di lavoro al contatto col pubblico, nonché per “esacerbare la sua persona e distruggere il suo equilibrio mentale”. Vuole chiarire queste accuse?
Il clima persecutorio che ho denunciato è ampiamente comprovato da una serie di atti e di episodi tutti successivi alla delibera di Giunta del 28 aprrile 2001 con la quale si revocava l’attribuzione al Dott. Luigi Cologno dell’incarico di Direttore Generale. Ciò anche a seguito della richiesta, avanzata personalmente, per il rilascio di copia della medesima delibera di revoca, rifiutatami in mala fede o per ignoranza, ma in ogni caso illegalmente, come denunciato nella comunicazione trasmessa in data 10 maggio 2001 al Sindaco, al Dipartimento della Funzione Pubblica e alla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi.
Non si spiegherebbe altrimenti la circostanza che nonostante i miei solleciti scritti e verbali, denotanti il mio senso di responsabilità in ordine al problema dell’assegno, da parte dell’Amministrazione non si sia sentita la necessità di addivenire ad un confronto diretto con il responsabile U.R.P. preferendo, invece, convocare a più riprese gli altri colleghi che partecipavano al gruppo di lavoro e, addirittura “ anche la dipendente LSU e la signora delle pulizie settimanali”, come ho avuto modo di evidenziare in una apposita nota, al fine di creare una condizione di isolamento del responsabile U.R.P.
A ciò è da aggiungersi la circostanza che da parte di qualche dirigente si è esercitata pressione su uno dei colleghi partecipanti al gruppo di lavoro perché sottraesse furtivamente programmi e dati dall’Ufficio con la promessa di ricompense future, la qual cosa veniva apertamente denunciata, senza riscontro, nella nota del 5 maggio 2001 trasmessa a tutti i dirigenti.
Un “sintomo” significativo di tale clima persecutorio è stato, inoltre, il comportamento scorretto del Segretario Generale e di qualche non precisabile dirigente che ha inteso strumentalizzare contro la mia persona i cittadini che lamentavano il ritardo dell’Amministrazione nell’accoglimento delle domande riferite all’assegno per l’anno 2001, esprimendo, alla presenza di tali cittadini e in mia assenza, giudizi e minacce intese a pormi in cattiva luce per nascondere le loro responsabilità e per “confezionare” artatamente note di diffida a mio danno (come quella del 28 maggio 2001, con la quale sono stato, tra l’altro, accusato di per aver posto in essere “comportamenti lesivi dei principi di efficienza e buon andamento dell’azione amministrativa, rifiutando adempimenti connessi ai Suoi compiti d’Ufficio” e di “atteggiamento omissivo dei propri doveri d’ufficio” con la minaccia di ricorso a denuncia all’Autorità Giudiziaria e il deferimento all’Ufficio Disciplinare).
Altro “sintomo” è stato l’ordine di servizio del 1° giugno 2001, trasmesso all’istruttore amministrativo e non più al “Responsabile URP”, con il quale mi si accusava, nonostante l’acclarato impegno del Dirigente del 1° Settore ad attribuire tale incarico ai Servizi Sociali, di persistere nel non ricevimento delle domande di assegno per l’anno 2001, e con il quale venivo di fatto declassato in quanto si stabiliva che “ogni compito inerente l’organizzazione dell’Ufficio” era di spettanza esclusiva del Dirigente preposto mentre all’ex responsabile URP rimaneva “solo ed esclusivamente il compito dell’esecuzione” minacciando provvedimenti di legge in caso di rifiuto o ritardo mentre, nello stesso tempo, si stabiliva, diversamente da quanto attuato nel corso di cinque anni, che l’organizzazione dell’Ufficio era di spettanza esclusiva del Dirigente preposto, il quale o la quale (non veniva precisato) non aveva, di fatto, alcuna conoscenza e cognizione del lavoro da svolgersi e della sua organizzazione, che rimaneva, contraddittoriamente, a carico dell’ex responsabile URP.
Ma la circostanza più significativa della attività persecutoria è stato il comportamento delinquenziale posto in atto dall’Amministrazione comunale in data 5 giugno 2001 che utilizzando, come stupidi burattini, il Segretario Generale e la Dirigente del 1° Settore, esecrabili e immondi figuri al servizio di un criminale potere senza controllo, hanno osato coinvolgere la mia famiglia nei loro complotti convocando in maniera abusiva mia moglie, dalla quale risulto legalmente separato, volendola utilizzare per i loro loschi e sordidi scopi con pressione sulla stessa perché firmasse una richiesta di trattamento sanitario obbligatorio (TSO) da applicare nei miei confronti.
Il fatto che la stessa non si è lasciata conculcare da tali pressioni non è valso, tuttavia, a frenare il farneticante delirio di potere contro la mia persona tanto che, nella giornata del 6 giugno 2001, grazie a false certificazioni mediche, rese, a disonore della loro categoria e a denotazione del loro squallore, da “medici” compiacenti, l’amministrazione del Comune di San Severo ha posto in essere un atto prevaricatorio di inaudita violenza morale e fisica, in combutta con il comandante dei Vigili urbani del Comune, calpestando i miei diritti costituzionali con un provvedimento di Trattamento Sanitario Obbligatorio posto surrettiziamente in atto con l’inganno mentre ero regolarmente in servizio.
Non contenti, però, di quanto perpetrato e contando sull’impunità e sulla omertà dei sudditi-dipendenti comunali, a onta e a dispregio di ogni eventuale giudizio di valore che potesse derivarne sul piano penale, civile, sociale e personale, hanno inteso completare la loro manovra sottraendo dal mio Ufficio, in data 20 giugno 2001, in mia assenza e senza alcuna disposizione formale, i personal computer in dotazione all’Ufficio Relazioni con il pubblico per provvedere, in violazione della legge sulla riservatezza dei dati personali, alla loro visione e/o distruzione, calpestando ancora una volta i diritti a garanzia della riservatezza e della tutela dei dati personali che vi erano contenuti, distruggendo e rendendo inutilizzabili i molteplici programmi istallativi e le banche dati attinenti al mio lavoro di Ufficio e, quindi, la memoria storica di un quinquennio di attività.
Visto, poi, che tutti questi abusi non avevano incontrato alcuna difficoltà o impedimento nella loro esecuzione, l’Amministrazione, in chiara continuità di reato, con ordine di servizio del 4 luglio 2001, a firma del dirigente del 1° Settore e del Segretario Generale del Comune, ha disposto il mio trasferimento “con effetto immediato” e per “carenza di personale” (sic!) presso il Comando Vigili Urbani del Comune con l’unica ed evidente intenzionalità di ledere il ruolo del sottoscritto nell’ambito comunale.
A tutt’oggi occorre aggiungere che sono stato, inoltre, oggetto di due azioni disciplinari che, non potendo trovare motivazione nella corrispondenza con la quale ho fin qui interagito con l’amministrazione, sono state artatamente confezionate su questioni futili e pretestuose utili, tuttavia, a denotare la volontà persecutoria di questa gestione amministrativa da repubblica delle Bananas.
4) Con provvedimento dirigenziale del 4 luglio scorso lei è stato trasferito con effetto immediato e “per carenza di personale” presso il Comando Vigili Urbani del Comune. Come giudica questo ordine di servizio?
Oltre a quanto ho già detto, questo trasferimento si rappresenta, come chiunque potrà intuire, come una ulteriore provocazione e una tacita promessa di ulteriori vessazioni dato che il comandante dei vigili urbani, per essere stato correo della squallida azione squadrista posta in atto contro la mia persona il 6 giugno 2001, è stato da me denunciato all’Autorità Giudiziaria.
5) Nell’ultima denuncia presentata lei ha chiesto di essere ricevuto ad udienza dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Foggia in quanto, come lei afferma, l’Amministrazione conterebbe sui tempi lunghi dell’istruttoria per porla in una situazione di disagio estremo, comportante l’allontanamento dal lavoro, e per ‘cancellare’ la sua persona e la sua attività. Cosa può dire a questo proposito?
Sono convinto che l’Amministrazione del Comune di San Severo non avrebbe potuto agire in maniera così platealmente illegale se non contasse sull’omertà o sulla connivenza di quanti hanno assistito o hanno partecipato a questi eventi.
Il fatto che la Magistratura abbia i suoi tempi e le sue modalità per agire, certamente favorisce il perseverare dell’azione delittuosa e non offre alcuna garanzia e tutela a chi ne è stato vittima, né impedisce la continuazione del reato. E’ come se un ladro entri nella casa di una persona e, in attesa che qualcuno dia ascolto e corso alla denuncia del reato, continui ad “asportare” oggetti e beni non suoi. Solo in caso di avvio di istruttoria o di ipotesi di reato si potrà dire che stia rubando e, tuttavia, occorrerà che sia condannato perché si possa pretendere l’arresto della sua azione. Nel frattempo se il derubato reagisce passerà ulteriori guai.
Questa è la mia condizione. Occorre subire ed aspettare che la giustizia faccia il suo corso. Nel frattempo, a seguito dei contraccolpi subiti, mi trovo in una condizione talmente disagiata da non essere in grado di affrontare un rientro in servizio tanto da essere stato costretto a chiedere un sostegno di tipo medico. Si ci può stressare per molto meno, in fin dei conti.
Ma quello che fa più male è la indifferenza, l’omertà e la rassegnazione riscontrata nei colleghi, nelle rappresentanze sindacali aziendali, nei rappresentanti delle forze politiche e nella stampa locali, e persino dalle massime autorità religiose della nostra Città dai quali non si è ottenuta la menoma solidarietà per quanto in presenza di un comportamento assurdo, illegale e illiberale posto in atto da una pubblica amministrazione contro un collega, contro un lavoratore pubblico dipendente, contro un cittadino e un cattolico che ha l’evidente demerito di credere nel cambiamento della pubblica amministrazione e nella propria funzione di dipendente al servizio del pubblico e ha l’ardire di rivendicare la propria dignità di persona fin qui calpestata da una pubblica amministrazione che ha agito senza alcun timore di poter essere oggetto di giudizii penali, civili e/o morali.
Certamente questo è un segno del degrado della società civile di questa Città e della acquiescenza, condivisione e assuefazione dei suoi cittadini alla illegalità, ai soprusi e alle ingiustizie.
Ritengo, tuttavia, che quanto è accaduto sia un esempio eclatante e spettacolare di abusi, connivenze e illegalità che, per quanto costi sul piano dell’impegno personale e possa comportare ulteriori vessazioni e ritorsioni, sento il dovere di rappresentare e denunciare quale sintomo canceroso e degradante della nostra comunità civile e dei valori della nostra cultura occidentale e cristiana.
Per ora occorre constatare quanto sia disonorevole per la nostra Città e per i suoi abitanti avere al suo governo dei furfanti.