| San Severo, 22
aprile 2004
|
|
ulteriore LETTERA APERTA al sig. Fernando Caposiena
assessore al personale del Comune di San Severo |
|
“Guardatevi
dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che
non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Pertanto ciò che
avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto
all’orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti”.
(Luca 12, 1-3) |
||
Egregio
assessore,
a
distanza di poco più di un mese, mi trovo nella condizione di doverLe inviare
una seconda lettera aperta confidando, ancora una volta, nella attenzione Sua e
di quanti possano avere un qualche interesse per il problema sorto e
sviluppatosi a seguito della mia inopinata e ingiustificata rimozione dalla
funzione di Responsabile dell’Ufficio Relazioni con il pubblico e la
successiva abrogazione di tale Ufficio dalla dotazione organica.
Occasione della presente è la lettera con la quale
il Suo avvocato “d’ufficio”, l’assessore Riccioni Mauro, ha inteso
rappresentare il Suo pensiero a seguito della “lettera aperta” che Le ho
inviato in data 18 marzo 2004.
Tralasciando
la circostanza che tale lettera è stata trasmessa, impropriamente e
innaturalmente, alla “Avvocatura Comunale” e al “Comando di Pol.
Municipale”, senza sentire il più naturale dovere di trasmetterla al
sottoscritto, ed esentandomi da ogni considerazione sulla penosa e
sconclusionata sintassi esibita, prendo atto della circostanza che si sia
voluto, per Sua espressa volontà,
farmene consapevole tramite il sig. Michele Padalino (a cui va la mia
riconoscente considerazione e il mio filiale rispetto per essere stato l’unica
persona che, nella totale mancanza di solidarietà e nella condizione di
emarginazione da me vissuta in questi ultimi anni, mi sia stata vicina con un
significativo e fondamentale sostegno morale facendosi, contemporaneamente,
protagonista di una assidua e premurosa azione di rappresentanza a perorazione
del mio buon diritto senza, tuttavia, mai cessare di coniugare una soddisfacente
soluzione della vicenda con la salvaguardia del buon nome della Amministrazione
comunale) per esternare alcune considerazioni e valutazioni nel merito del
contenuto della stessa.
Devo, innanzitutto, ancora una volta darLe atto della Sua
magnanimità e della ampiezza di vedute da cui Lei continua ad essere animato,
alla pari del “savio Agilulf re de’ Longobardi” (come rappresentato dal
Boccaccio nella novella seconda della terza giornata)
che, pur “avendo l’animo già pieno d’ira e di mal talento”,
preferì tacere per evitare la vergogna che avrebbe avuto se avesse parlato,
limitandosi solo all’uso di “un paio di forficette”
(praticamente l’assessore Riccioni) e che, “disposto a non volere per
piccola vendetta acquistar gran vergogna”, per non scoprirsi si limitò a
rivolgersi a “tutti” (praticamente Sindaco, dirigenti e assessori, Sacco e
Carlino compresi) per dir che se l’avevano fatto “non lo facessero mai più”.
Non
avendo, tuttavia,
né la Sua saggezza né quella del palafreniere del
Boccaccio, non posso esimermi dal “gridare sui tetti” quello che viene
taciuto e cioè, nel caso in specie, che mai il Direttore Generale del
Comune, dott. Luigi Cologno, avrebbe potuto fare affermazioni come quelle che,
nel verbale apocrifamente stilato dall’assessore Riccioni in data 29 ottobre
2003, gli vengono imputate.
A
sostegno di ciò e a denotazione della piena consapevolezza Sua e del Suo
avvocato dei termini della “questione afferente il dipendente Giovannantonio
Macchiarola” e di come questa sia stata alimentata e sostenuta dal solo
momento politico dell’amministrazione comunale di cui Lei, nella sua
contumacia, si è fatto mentore e gestore, vale la pena di ricordare come
questa, sorta nel mese di maggio del 2001 per dare compiutezza al Suo spirito di
vendetta e alimentata nel tempo dalla Sua proterva malevolenza, sia stata
oggetto, solo per citare i momenti più salienti della “questione”,
di pubblica attenzione nel corso della seduta del Consiglio Comunale
tenutosi il 4 settembre 2002 e, successivamente, nel corso della giunta
comunale, riunita in forma plenaria nella seduta del 24 ottobre 2002,
nella quale occasione il sindaco, Giuliano Giuliani ebbe modo di affermare
testualmente che il “contenzioso”
in atto, “mortificando la Istituzione, mortificava tutti i componenti della
giunta”,
senza che, tuttavia, né il sindaco, né l’intero consesso, abbia subito
alcuna onta dal perseverare nell’automortificazione a cui Lei ha voluto
continuare a sottoporlo.
Che la “questione” fosse di natura strettamente politica
nel senso più deleterio della parola, lo denota il fatto che, nel mese di novembre
del 2002, il sindaco, rilevando l’opposizione dell’assessore Caposiena
alla sua risoluzione, si riprometteva di farne oggetto di contrattazione
all’atto della “spartizione” delle posizioni organizzative e che in data 4
marzo 2003, prot. Gen. N. 5060, il dirigente dott. Luigi Cologno, riferiva
in una propria nota che, nonostante “i
reiterati inviti e gli incontri avuti con
il sindaco e l’assessore al personale”,
non si era giunti “ad alcuna intesa che consentisse la soluzione del
caso”.
La
circostanza che in data 29 ottobre 2003 la giunta, per il minacciato
intervento della forza pubblica, dava incarico al Direttore Generale di
interpellare lo scrivente perché indicasse per iscritto le “condizioni”
utili a dare soluzione alla vicenda
in argomento, sembra sia utile a rimarcare ancora una volta la natura
strettamente “politica” e non gestionale della vicenda di cui continuo ad
essere ingiustificatamente vittima.
La
non competenza del solo momento gestionale alla soluzione del contenzioso
risulta ancora più evidente dalla lettura del verbale della conferenza dei
dirigenti del 4 novembre 2003; dalla delibera di Giunta n. 189 del 10.11.2003,
con la quale si è affidato incarico esterno ad un legale per l’esame della
proposta conciliativa; dalla lettera in data 11.12.2003, prot. n. 9/Uff.Pers.
con la quale la dirigente di Settore, dott.ssa Silvana Belmonte, rilevava che le
richieste manifestate dal dipendente, Sig. Giovannantonio Macchiarola, erano
“accoglibili previa manifestazione di volontà da parte dell’organo
competente di istituire l’Ufficio Relazioni con il pubblico”; dal verbale,
in data 23 dicembre 2003, con il quale la Conferenza dei dirigenti, in
accoglimento parziale della proposta conciliativa, rimetteva all’attenzione
della Giunta la possibilità di istituire, previa modifica della dotazione
organica, l’Ufficio Relazioni con il pubblico.
Fatto sta che in data 21 gennaio 2004, la giunta,
affrontato il “caso Macchiarola” stabiliva di ripristinare la funzionalità
dell’Ufficio Relazioni con il pubblico, come riportato esplicitamente
dall’assessore Calvo e confermato dall’assessore Mirando e dal Direttore
Generale; che, con nota del 28
gennaio 2004, prot. n. 1583, a firma del dirigente di settore, veniva data,
ai fini della concertazione, comunicazione ai sindacati che, su espressa
decisione della Giunta comunale, assunta nella seduta del 21 gennaio 2004,
l’amministrazione aveva previsto di rivisitare l’attuale dotazione organica
con la istituzione, tra l’altro, dell’Ufficio Relazioni con il pubblico; che
nella riunione di giunta della prima settimana del mese di marzo 2004, veniva
esaminata, senza alcuna concertazione con i sindacati (sic!), la sola proposta
di istituzione di due nuovi settori e che, a seguito di contrasto sorto per la
omessa presentazione dell’atto riguardante la istituzione dell’Ufficio
Relazioni con il pubblico, il tutto veniva rinviato a data da destinarsi.
Fatto
sta che un ennesimo incontro per la concertazione sindacale sulla modifica della
dotazione organica, con la istituzione dell’Ufficio Relazioni con il pubblico,
è stata fissata per il 22
aprile 2004
(sic!) al solo fine, si ritiene, di far passare promozioni d’ufficio a
beneficio dei servi utili e dei “volenterosi carnefici”, duttili e passivi
esecutori di un imperscrutabile potere.
Da tutti questi elementi risulta ben chiaro la
inconsistenza sostanziale di quanto sostenuto dall’assessore Riccioni nella
lettera scritta… inutilmente a tanta gente, specie nel passo finale con il
quale si sta a richiedere, ancora, “una relazione circostanziata scritta… e
le eventuali indicazioni sulle soluzioni che si intendono adottare”,
minacciando, di converso, l’adozione di “misure volte a tutelare il proprio
decoro e quello della Pubblica Amministrazione”.
San Tommaso d’Aquino diceva che ogni volta che
qualcuno pecca, lo fa mascherando il peccato da buona azione. Per parte mia
ritengo solo doveroso, per quanto scomodo in una condizione di generale
assuefazione, gridare, a chi si pavoneggia
in un vestito che non si vede, che il re è nudo. Per questo non mi resta
che constatare come Lei e i suoi amici siano capaci di definirsi
“cattolici e liberali” solo per partito
preso, non avendo, fin qui, tenuto in nessun conto i diritti personali e
i meriti di un pubblico dipendente calpestati e sviliti senza alcuna remora e
nonostante le oggettive responsabilità morali, civili e penali facenti capo a
ciascuno dei rappresentanti a qualsiasi titolo dell’amministrazione del Comune
di San Severo.
Giovannantonio Macchiarola
|
|
|
Vedi anche... |
|
...
torna sopra al |