Lettera aperta
al
sig. FRANCESCO
DAMONE

Egregio
sig. Damone,
Dopo
averLa ascoltata durante il comizio da Lei tenuto il 12 maggio scorso, mi
permetto di esternarLe, in virtù del preventivo consenso da Lei concessomi,
alcune considerazioni critiche che potranno (senza alcuna presunzione di
esaurire, in contrappunto, i temi da Lei trattati) esserLe, forse, di maggior
contributo delle acclamazioni ricevute dal Suo auditorio e/o della piatta
adesione e approvazione al messaggio politico di cui si definisce portatore.
La
persona che L’ha presentata, il cui intervento ho ascoltato solo in parte e
non con la medesima attenzione con la quale ho seguito il Suo, ha voluto
evidenziare, con la frase “…
ci utilizzano solo in occasione delle elezioni!”
quale sia il vero problema della
politica nazionale e cittadina, individuandolo nello scollamento ormai palpabile
tra cittadino-elettore e rappresentanza politica.
Se
potessi credere che la folla che L’ha acclamata fosse la spontanea espressione
del popolo sanseverese, potrei affermare che Lei, nello smentire il Suo
presentatore, sia la espressione della rinascita di una politica
“partecipata” e popolare in grado di superare e risolvere tale “gap”
rappresentativo. Devo, altrimenti, ritenere, come in effetti penso quale
“comune” cittadino, che tale distacco-separazione sia solo un argomento
retorico utilizzato per giocare di sponda su un problema allo stato attuale
niente affatto risolto.
Lei
su questo tasto ha particolarmente insistito motivando la sua candidatura nella
contrapposizione al “sistema
oligarchico” dei partiti che, a
Suo dire, hanno imposto dall’alto candidature e uomini in questa prossima
campagna elettorale che vede ben 800 aspiranti al concorso per soli 30 posti di
consigliere. E, in contrappunto ai giochi di potere dettati dall’alto, Lei,
per quanto abbia fin qui udito, è stato l’unico a far rimando a valori
politici, nel senso più alto del termine, quando ha voluto definire il Suo
impegno di “serietà, trasparenza e onestà” facendo riferimento a Luigi
Sturzo e ad Alcide De Gasperi.
Il
mio personale apprezzamento deriva dall’avere, per mia estrazione culturale,
un referente nella persona di Antonio
Rosmini che, pur non avendo approfondita conoscenza dei politici da Lei citati,
credo possa essere considerato un loro antesignano. La differenza è nel fatto
che Lei, da politico, è disposto a far riferimento alla “gente”,
ai “cittadini”,
agli “elettori”; da parte mia
vi è invece la tendenza rosminiana a definire tali “entità”
con il nome più appropriato, e con valenza autenticamente cristiana, di “persone”
nel significato che Lei può ben intendere per la radice politica di cui si
professa continuatore ma di cui pare aver ereditato la sola vocazione
“populista”, specie quando, nella logica di andare “incontro ai cittadini”,
confonde il successo di Francesco Damone, con il successo di San Severo e dei
suoi abitanti.
Alla
luce del Suo dichiarato proposito di volere “il
dialogo con tutti i cittadini”,
la questione assume particolare rilevanza ai miei occhi specie quando afferma di
volersi impegnare per “riqualificare
la macchina amministrativa” e,
in questo ambito, nel quale è disposto a lamentare “l’abbandono
in cui versa la classe impiegatizia”,
per l’intento dichiarato di voler “dare
giustizia a chi lavora”.
A
questo sbandierato Suo desiderio di dialogo intendo, appunto, con la presente
corrispondere.
Quello dell’abbandono della classe impiegatizia è un punto particolarmente dolente per la mia “persona” e, in modo diverso, per la attività da Lei svolta quale consigliere comunale: per la mia persona, in quanto, a fronte dei riconosciuti meriti per la pregevole attività di dipendente pubblico, ho subito, e continuo a subire, ingiustizie del tutto abominevoli e incredibili senza alcuna remora di ordine morale e civile da parte dell’attuale maggioranza di centro-destra; per il Suo rivestito ruolo di consigliere comunale, in quanto tutto questo è accaduto senza che da parte dell’opposizione vi sia stata alcuna presa di posizione utile a porre un freno alla inciviltà e alla barbarie della persecuzione di cui sono stato fatto oggetto nel corso degli ultimi tre anni.
Se
pure Lei non ha strumentalizzato il “caso Macchiarola” alla pari di qualche
Suo collega di Consiglio, non posso che registrare, tuttavia, la Sua
indifferenza verso le prevaricazioni, le illegalità, e gli affronti portati
contro la mia “persona” e il silenzio con il quale sono rimaste inascoltate
e senza alcuna eco le mie lettera di denuncia e di protesta trasmesse, nella
allucinante condizione di colpevole indifferenza da parte della società civile,
ai capi-gruppo consiliari; il tutto per non essere venuto meno ai miei principi
e alla mia dignità di “persona” e per non essere mai stato, quindi, uno “yes-man”
di cui, come da Lei affermato hanno, invece, tanto bisogno sia il centro-destra
che il centro-sinistra.
Mi
chiedo a questo punto se anche Lei non sia vittima di quella inveterata
abitudine di rispolverare i temi della giustizia, della trasparenza, della
correttezza e della legalità solo durante la campagna elettorale per poi
rimetterli sotto naftalina in nome di una duttile e compromissoria cogestione
disposta a sacrificare i diritti e le prerogative della persona e
dell’individuo al Moloch della ragione politica; alla pari di quel suo collega
consigliere che ha giustificato la colpevole inerzia del proprio partito
affermando che il “caso Macchiarola” non poteva essere era sanabile per il
motivo che non era possibile sfasciare una amministrazione “solo
per una persona”.
Qualcuno,
ritenendo erroneamente che quello che rappresento sia un problema del tutto
personale, ha voluto sottolineare, e mal giudicare, la particolare enfasi con la
quale continuo a denunciare le mie vicissitudini di pubblico dipendente nel
tentativo di attirare su di esso l’attenzione pubblica e, in special modo,
quella dei candidati sindaci o dei “politici di professione” con una valenza
certamente critica nei confronti della azione da loro svolta ovvero delle loro
enunciazioni programmatiche.
Questa
mia lettera aperta mi offre, pertanto, l’occasione per rivendicare le ragioni
ideali che hanno motivato la mia denuncia e la lotta sostenuta contro bieche
logiche di potere con il fine di difendere la mia dignità di persona in
alternativa e in contrapposizione alla colpevole assuefazione e alla supina
rassegnazione che sembra permeare i colleghi, alla ignavia e alla sudditanza
della dirigenza e, infine, alle oggettive responsabilità della classe politica
cittadina rilevando di quest’ultima, nonostante le altisonanti enunciazioni e
i sacri impegni elettoralistici, le omissioni e la connivenza a un sistema dove
i valori sono solo strumenti per la propria ambizione politica.
Prendendo
occasione da quello che ritengo condivisibile delle Sue virtuose e virtuali
enunciazioni e ritenendo di fatto che i valori della persona, della dignità
dell’uomo, della giustizia e della legalità non possano dirsi obsoleti
fin quando vi sarà qualcuno disposto a rappresentarli concretamente e a
farsene strenuo difensore e rivendicatore, non posso fare a meno di riaffermare,
con tutta l’insistenza necessaria, la personale convinzione che l’unica vera
azione politica accettabile e condivisibile sia quella volta (in
contrapposizione alla “società di massa”, informe e volta solo a obiettivi
di ordine astratto) a costruire una “società
dell’individuo” attenta ai
bisogni, alle esigenze e ai diritti della persona e ai valori civili e cristiani
di cui ciascuno è depositario e portatore.
Giovannantonio
Macchiarola
Responsabile
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dell’Ufficio Relazioni con il pubblico
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