San Severo, 20 maggio 2004

 

Lettera aperta

al sig. FRANCESCO DAMONE

 candidato sindaco alle elezioni amministrative del 12 e 13 giugno 2004

 

Egregio sig. Damone,

Dopo averLa ascoltata durante il comizio da Lei tenuto il 12 maggio scorso, mi permetto di esternarLe, in virtù del preventivo consenso da Lei concessomi, alcune considerazioni critiche che potranno (senza alcuna presunzione di esaurire, in contrappunto, i temi da Lei trattati) esserLe, forse, di maggior contributo delle acclamazioni ricevute dal Suo auditorio e/o della piatta adesione e approvazione al messaggio politico di cui si definisce portatore.

La persona che L’ha presentata, il cui intervento ho ascoltato solo in parte e non con la medesima attenzione con la quale ho seguito il Suo, ha voluto evidenziare, con la frase … ci utilizzano solo in occasione delle elezioni!” quale sia il vero problema della politica nazionale e cittadina, individuandolo nello scollamento ormai palpabile tra cittadino-elettore e rappresentanza politica.

Se potessi credere che la folla che L’ha acclamata fosse la spontanea espressione del popolo sanseverese, potrei affermare che Lei, nello smentire il Suo presentatore, sia la espressione della rinascita di una politica “partecipata” e popolare in grado di superare e risolvere tale “gap” rappresentativo. Devo, altrimenti, ritenere, come in effetti penso quale “comune” cittadino, che tale distacco-separazione sia solo un argomento retorico utilizzato per giocare di sponda su un problema allo stato attuale niente affatto risolto.

Lei su questo tasto ha particolarmente insistito motivando la sua candidatura nella contrapposizione al “sistema oligarchico” dei partiti che, a Suo dire, hanno imposto dall’alto candidature e uomini in questa prossima campagna elettorale che vede ben 800 aspiranti al concorso per soli 30 posti di consigliere. E, in contrappunto ai giochi di potere dettati dall’alto, Lei, per quanto abbia fin qui udito, è stato l’unico a far rimando a valori politici, nel senso più alto del termine, quando ha voluto definire il Suo impegno di “serietà, trasparenza e onestà” facendo riferimento a Luigi Sturzo e ad Alcide De Gasperi.

Il mio personale apprezzamento deriva dall’avere, per mia estrazione culturale, un referente nella persona di  Antonio Rosmini che, pur non avendo approfondita conoscenza dei politici da Lei citati, credo possa essere considerato un loro antesignano. La differenza è nel fatto che Lei, da politico, è disposto a far riferimento alla “gente”, ai “cittadini”, agli “elettori”; da parte mia vi è invece la tendenza rosminiana a definire tali “entità” con il nome più appropriato, e con valenza autenticamente cristiana, di “persone” nel significato che Lei può ben intendere per la radice politica di cui si professa continuatore ma di cui pare aver ereditato la sola vocazione “populista”, specie quando, nella logica di andare “incontro ai cittadini”, confonde il successo di Francesco Damone, con il successo di San Severo e dei suoi abitanti.

Alla luce del Suo dichiarato proposito di volere “il dialogo con tutti i cittadini”, la questione assume particolare rilevanza ai miei occhi specie quando afferma di volersi impegnare per “riqualificare la macchina amministrativa” e, in questo ambito, nel quale è disposto a lamentare “l’abbandono in cui versa la classe impiegatizia”, per l’intento dichiarato di voler “dare giustizia a chi lavora”.

A questo sbandierato Suo desiderio di dialogo intendo, appunto, con la presente corrispondere.

Quello dell’abbandono della classe impiegatizia è un punto particolarmente dolente per la mia “persona” e, in modo diverso, per la attività da Lei svolta quale consigliere comunale: per la mia persona, in quanto, a fronte dei riconosciuti meriti per la pregevole attività di dipendente pubblico, ho subito, e continuo a subire, ingiustizie del tutto abominevoli e incredibili senza alcuna remora di ordine morale e civile da parte dell’attuale maggioranza di centro-destra; per il Suo rivestito ruolo di consigliere comunale, in quanto tutto questo è accaduto senza che da parte dell’opposizione vi sia stata alcuna presa di posizione utile a porre un freno alla inciviltà e alla barbarie della persecuzione di cui sono stato fatto oggetto nel corso degli ultimi tre anni.

Se pure Lei non ha strumentalizzato il “caso Macchiarola” alla pari di qualche Suo collega di Consiglio, non posso che registrare, tuttavia, la Sua indifferenza verso le prevaricazioni, le illegalità, e gli affronti portati contro la mia “persona” e il silenzio con il quale sono rimaste inascoltate e senza alcuna eco le mie lettera di denuncia e di protesta trasmesse, nella allucinante condizione di colpevole indifferenza da parte della società civile, ai capi-gruppo consiliari; il tutto per non essere venuto meno ai miei principi e alla mia dignità di “persona” e per non essere mai stato, quindi, uno “yes-man” di cui, come da Lei affermato hanno, invece, tanto bisogno sia il centro-destra che il centro-sinistra.

 

Mi chiedo a questo punto se anche Lei non sia vittima di quella inveterata abitudine di rispolverare i temi della giustizia, della trasparenza, della correttezza e della legalità solo durante la campagna elettorale per poi rimetterli sotto naftalina in nome di una duttile e compromissoria cogestione disposta a sacrificare i diritti e le prerogative della persona e dell’individuo al Moloch della ragione politica; alla pari di quel suo collega consigliere che ha giustificato la colpevole inerzia del proprio partito affermando che il “caso Macchiarola” non poteva essere era sanabile per il motivo che non era possibile sfasciare una amministrazione “solo per una persona”.

  Qualcuno, ritenendo erroneamente che quello che rappresento sia un problema del tutto personale, ha voluto sottolineare, e mal giudicare, la particolare enfasi con la quale continuo a denunciare le mie vicissitudini di pubblico dipendente nel tentativo di attirare su di esso l’attenzione pubblica e, in special modo, quella dei candidati sindaci o dei “politici di professione” con una valenza certamente critica nei confronti della azione da loro svolta ovvero delle loro enunciazioni programmatiche.

Questa mia lettera aperta mi offre, pertanto, l’occasione per rivendicare le ragioni ideali che hanno motivato la mia denuncia e la lotta sostenuta contro bieche logiche di potere con il fine di difendere la mia dignità di persona in alternativa e in contrapposizione alla colpevole assuefazione e alla supina rassegnazione che sembra permeare i colleghi, alla ignavia e alla sudditanza della dirigenza e, infine, alle oggettive responsabilità della classe politica cittadina rilevando di quest’ultima, nonostante le altisonanti enunciazioni e i sacri impegni elettoralistici, le omissioni e la connivenza a un sistema dove i valori sono solo strumenti per la propria ambizione politica.

Prendendo occasione da quello che ritengo condivisibile delle Sue virtuose e virtuali enunciazioni e ritenendo di fatto che i valori della persona, della dignità dell’uomo, della giustizia e della legalità non possano dirsi obsoleti  fin quando vi sarà qualcuno disposto a rappresentarli concretamente e a farsene strenuo difensore e rivendicatore, non posso fare a meno di riaffermare, con tutta l’insistenza necessaria, la personale convinzione che l’unica vera azione politica accettabile e condivisibile sia quella volta (in contrapposizione alla “società di massa”, informe e volta solo a obiettivi di ordine astratto) a costruire una “società dell’individuo” attenta ai bisogni, alle esigenze e ai diritti della persona e ai valori civili e cristiani di cui ciascuno è depositario e portatore.

Giovannantonio Macchiarola

Responsabile pro-tempore

                                                                                                                               dell’Ufficio Relazioni con il pubblico

 

 

 

 

 

 

Vedi  

anche...

...

 

PROGRAMMA DAMONE

 

SONETTO DAMONE

 

torna sopra alla

Lettera aperta a Damone