San Severo, 24 maggio 2004
Lettera aperta
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al
Prof. CAMILLO ANTONIO
RAGO
candidato sindaco
alle elezioni amministrative del 12 e 13 giugno 2004

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Egregio Professore,
dopo aver assistito al comizio da Lei tenuto il 21 maggio 2004 in piazza Municipio e averLa ascoltata con molta attenzione, pensavo, anche per la condivisione di alcune sue enunciazioni, che non fosse il caso di indirizzare anche a Lei, analogamente a quanto fatto per altri candidati sindaci, una lettera (da far leggere, in definitiva, a poche persone grazie ad una distribuzione fatta personalmente e “a mano”) ove porre ancora una volta in risalto la mia posizione di pubblico dipendente per denunciare la incivile e invivibile condizione che sono costretto a subire nella totale indifferenza delle forze politiche che hanno amministrato e che intendono amministrare questa città.
Si dice che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e nel paese dei muti, dei sordi e dei ciechi, come ha dimostrato, di fatto, di essere questa città, risulta estremamente frustrante vedere, per quel poco di riscontro che ne ho avuto, come qualcuno, dopo aver letto le mie “missive”, si limiti a qualche complimento sullo stile, a una pacca sulla spalla o a una dimessa esortazione a non disperare, se non peggio, come qualche collega, a rivolgermi l’accusa di “eccessivo” personalismo.
Anche Lei, nel suo comizio, alla pari di altri candidati, non ha mancato di affermare di voler essere vicino ai problemi della gente, di voler “guardare in faccia” la gente, di proporsi di governare con “competenza”, “efficienza”, “onestà” facendo, dulcis in fundo, riferimento alla LEGALITÀ: un puro “flatus vocis”, una metastasiana araba fenice e un lemma senza significato in questa città; ma certo il più abusato di questi tempi e da tutti i candidati, a dimostrazione, appunto, di quanta poca ce ne sia, tanto da doverla messianicamente relegare tra le improbabili promesse post-elettorali.
Lei, nel parlare della “macchina comunale” ha fatto riferimento ad una dirigenza degradata o promossa in base alla loro “connivenza” e/o disponibilità, enunciando di voler far leva sui “meriti e sulle capacità” dei dipendenti e, riferendosi alla società civile, ha chiarito che la qualità della vita non si esaurisce nel migliorare le strade o le piazze dichiarando, infine, di voler “dialogare e aprire un confronto” con quanti non si identificano nelle tessere, con quanti non si fanno “strumentalizzare da sciocchi ideologismi”, facendo appello alla gente “seria, operosa, onesta…”.
Ebbene, mi chiedo in quale cestino siano state buttate le lettere di protesta e di denuncia trasmesse ai capo gruppi consiliari; mi chiedo cosa facesse Lei in consiglio comunale o dove fosse (insieme ai Santarelli, ai Damone, ai Monaco, agli Irmici e compagni) mentre, in questi lunghi tre anni, si consumava lo stillicidio di una persona la cui dignità veniva, nella generale indifferenza, calpestata con una persecuzione crudele e indefessa e attuata con plateali e nefande illegalità e ignominiose vessazioni a punizione dei suoi “meriti”, delle sue “capacità”, della sua “operosità”, della sua “efficienza”, della sua “onestà”, per non essersi piegato a strumentalizzazioni e per essere stato leale, per quanto questi abbia dimostrato di non meritarlo, nei confronti di un dirigente!
Il Suo slogan elettorale è “ora puoi”.
Ma davvero io “posso”, e “ora”? Non è che Lei volesse intendere che “potrò” o che “potrei”! L’aver premesso quel “ora”, dovrebbe fugare ogni mio dubbio!
E allora, io “posso” pretendere, o soltanto chiedere, che Lei assuma “ora” una posizione precisa in ordine al “caso Macchiarola”?
Posso ritenere che la dignità personale, i valori della persona, il diritto di un uomo e di “un” lavoratore (non della metafisica “classe” dei lavoratori) possano avere maggior merito e abbiano maggiore importanza della riapertura di una strada per la quale Lei e il suo collega, di Consiglio e di ambizioni, Santarelli, vi siete impegnati a far sciogliere, altrimenti, addirittura il neo eletto Consiglio Comunale?
Posso chiederLe se la correttezza, la civiltà, la legalità siano realtà, concretezze invocabili “ora” e non ascrivibili a promesse messianiche future?
Posso
chiedere che qualcuno si comporti da persona civile “ora”, e non solo se sarà
eletto sindaco?
Devo, infatti, constatare amaramente che, per quanto il mio rapporto di lavoro si consumi con un Ente Pubblico, data la sconsiderata irresponsabilità dell’amministrazione comunale, del sindaco, degli assessori, dei consiglieri e dei dirigenti, e la totale indifferenza dei colleghi, delle rappresentanze sindacali, nonché il disinteresse della stampa cittadina e della, cosiddetta, “società civile”, segno di una irragionevole, assurda e innaturale accettazione e “normalizzazione” della mia vicenda, sono rimasto l’unica persona che ancora si scandalizza per le vessazioni perpetrate e per la condizione lavorativa che è costretto a .subire.
Sì, è vero: Vedo anche io tanti beduini…. ma pensi a quali conclusioni potrebbe arrivare una Margaret Mead se potesse osservare la vita sociale sanseverese e i beduini della politica che la infestano, specchio, alla luce della mia personale e dolorosamente solitaria esperienza, di una società incivile, senza umanità e senza valori.
responsabile pro tempore
dell’Ufficio Relazioni con il pubblico
del Comune di San Severo