San Severo, 15 maggio 2003

 

Al Presidente della Repubblica

Carlo Azelio Ciampi

Palazzo del Quirinale

 

00100 ROMA

 

 

 

 

      Egregio Signor Presidente

 

    Mi vedo costretto ad importunaLa per sollecitare la Sua attenzione e chiedere un Suo autorevole intervento per ottenere giustizia della grave situazione che vivo e che mi vede vittima di una illegittima persecuzione attuata contro la mia persona dall’amministrazione del Comune di San Severo, presso la quale sono in servizio attivo da oltre trent’anni.

 

  Tale azione persecutoria, che si protrae senza tregua da circa due anni, avviene in immeritata ritorsione di una pregevole e riconosciuta attività svolta al servizio dei cittadini nel precedente quinquennio per la rivestiva funzione di responsabile dell’Ufficio relazioni con il pubblico (U.R.P.).

 L’efficienza e l’efficacia nello svolgimento dei compiti propri dell’URP e la passione e dedizione con la quale li ho assolti, se da una parte mi hanno meritato riconoscimenti importanti, quali, ad esempio, l’essere individuato dal Dipartimento della Funzione Pubblica come uno dei cento Uffici da additare ad esempio a tutta la Pubblica Amministrazione - e altri importanti attestati che potrà conoscere leggendo il curriculum allegato-,  mi è valsa, dall’altro, la spietata vendetta di alcuni amministratori che, condizionando l’intera giunta comunale, hanno fomentato, imposto e guidato una vera e propria rappresaglia nei confronti della mia persona.

 

   Anche a costo di fornire un quadro non esaustivo del caso che Le rappresento, mi esento -solo per ragioni di spazio e per non abusare della Sua pazienza- dall’effettuare un puntuale resoconto di quanto ho dovuto subire in questi ultimi due anni, di cui potrà avere, in ogni caso, più opportuno ragguaglio dalla lettura della documentazione allegata.

 

    Basti, al momento, evidenziare quanto segue:

- che in data 6 giugno 2001, a seguito di un vero e proprio complotto, ordito a mio danno con la connivenza di medici disonesti, sono stato vittima di una vile e ignobile azione di sequestro consistita in un Trattamento Sanitario Obbligatorio (T.S.O.) disposto dal Sindaco del Comune mentre ero regolarmente in servizio;

 

- che nel mese di luglio 2001, mentre - in conseguenza del trauma psicologico conseguente a quanto avevo subito - ero assente dal lavoro per motivi di salute, sono stato sollevato dall’incarico di responsabile U.R.P. e trasferito presso il  Comando dei vigili urbani per essere posto alle dipendenze di persona da me denunciata penalmente e per essere, successivamente, sottoposto a provvedimento disciplinare per il  disservizio che avrei creato non avendovi ottemperato a causa dell’assenza per malattia;

 

- che, rientrato in servizio alla fine del mese di marzo del 2002, avendo impugnato il reiterato ordine di trasferimento presso il Comando dei vigili urbani, sono stato mantenuto in una posizione di inattività e, successivamente, costretto a stazionare nel corridoio dell’edificio comunale per diversi mesi;

 

- che, nel contempo, e fino al mese di ottobre del 2002, sono stato fatto oggetto, con subdola e manovrata costituzione dei presupposti,  di una serie di azioni disciplinari per capricciosi quanto pretestuosi motivi;

 

 - che nel mese di maggio 2002, pur essendo risultato vincitore di concorso per il passaggio alla categoria contrattuale superiore, sono stato illegittimamente escluso dalla graduatoria concorsuale e sospeso dalla attribuzione della Categoria “D”;

 

- che con l’attuazione della nuova dotazione organica, deliberata dalla giunta comunale nel mese di settembre 2002, l’amministrazione comunale si è preoccupata di cancellare dai servizi comunali l’Ufficio Relazioni con il pubblico, nonostante sia previsto istituzionalmente dalla legge e nonostante i plurimi riconoscimenti ottenuti e gli ottimi risultati conseguiti con ampio favore della cittadinanza;

 

- che nel mese di ottobre 2002, nella fase di definizione della assegnazione del personale ai singoli servizi ed uffici con l’attribuzione di attività e funzioni, sono stato escluso dalla relativa determinazione dirigenziale;

 

- che invitato, nel mese di ottobre 2002, in una seduta della giunta comunale per essere sentito in ordine alle mie ragioni, sono stato successivamente invitato dallo stesso Sindaco e dal massimo rappresentante della dirigenza comunale a rimanere in attesa del momento favorevole all’accoglienza delle legittime richieste avanzate;

 

- che agli inizi del mese di marzo 2003, a seguito di una ennesima denuncia presentata all’Autorità Giudiziaria dopo aver verificato l’inconsistenza della soluzione promessa dal sindaco, sono stato temporaneamente assegnato, senza l’attribuzione di alcuna mansione, all’ufficio invalidi civili dove, chiaramente in soprannumero e senza nemmeno la disponibilità di una scrivania, sono stato esentato da qualsiasi attività;

 

   Nonostante il grave stato di prostrazione e di avvilimento conseguente a tale indefessa azione persecutoria, attuata con malevolente pervicacia con lo scopo di arrecare danno al mio ruolo e alla mia  professionalità e con il fine di attentare al mio equilibrio psicofisico e di ledere la mia persona morale, mi sono adoperato in ogni modo, nell’ambito delle possibilità consentitemi dalla legge e dalle norme contrattuali e regolamentari, per contrastare i soprusi perpetrati a tutela della mia dignità e dei miei diritti di pubblico dipendente e di cittadino.

 

 A tale proposito, e limitandomi, per evitare di appesantire la presente, solo ad una sommaria esposizione, si evidenzia che:

 

- per il trattamento sanitario obbligatorio, dal quale sono stato dimesso anticipatamente per l’insussistenza della diagnosi, ho presentato denuncia alla Procura  Generale presso la Corte d’Appello di Bari e alla Procura della Repubblica di Foggia;

 

- con più lettere trasmesse alla amministrazione comunale, ai singoli dirigenti e ai capi gruppo consiliari, ho denunciato l’azione persecutoria che stavo subendo e la condizione di stalinismo che si vive nell’ambito comunale e che opprime e conculca gli altri dipendenti e colleghi omologati nella sudditanza allo strapotere imperante, investendo della cosa, per le evidenti responsabilità dirigenziali, anche il nucleo di valutazione del Comune;

 

- alle preordinate e pretestuose motivazioni, sulla base delle quali sono stati attivati i diversi procedimenti disciplinari, ho puntualmente replicato tanto da riuscire ad evitare, sulla scorta della normativa e delle disposizioni vigenti, che alcuno di essi potesse avere un qualunque esito per me negativo;

 

- con più lettere trasmesse ai dirigenti del Comune, ho ripetutamente posto in evidenza la circostanza della mia impropria e assurda collocazione nel corridoio del Comune dove sono stato costretto a permanere per diversi mesi, invitandoli più volte, per quanto inutilmente, ad essere ascoltato nella conferenza dei dirigenti, ovvero a chiarire le eventuali mie responsabilità e a fornire la motivazione e le ragioni delle vessazioni di cui ero vittima;

 

 - di tale situazione e condizione ho portato più volte a conoscenza il Dipartimento della Funzione Pubblica e il Ministero dell’Interno, nella persona del sottosegretario Mantovano, sollecitando, anche qui senza alcun risultato, un intervento che ponesse termine alla condizione di illegalità e di degrado civile vigente sul Comune di San Severo di cui sono vittima e compartecipi gli stessi rappresentanti sindacali che, per quanto sempre informati per iscritto, non hanno mai, tuttavia, osato avviare alcuna azione di tutela;

 

 -  con due apposite denunce ho portato a conoscenza della Corte dei Conti la mia situazione lavorativa  e la circostanza che, pur venendo retribuito, non venivo adibito ad alcuna attività invitando la stessa a promuovere una azione ispettiva al fine di individuarne le responsabilità e di imporne la cessazione;

 

 - nel mese di settembre-ottobre dello scorso anno, vista la inefficacia delle precedenti azioni, ho dato attuazione ad uno sciopero della fame, proseguito per ben 42 giorni, per protestare contro l’assurda, inqualificabile e ingiustificabile condizione vissuta e l’omertà e l’indifferenza del contesto lavorativo e sociale in cui viene perpetrata;

 

 - nello scorso mese di ottobre ho assunto l’iniziativa di contattare direttamente il sindaco del Comune ottenendo da questi, in un apposito incontro e alla presenza di testimoni, l’impegno a dare positiva soluzione alla vicenda con il riconoscimento da parte della amministrazione dei torti perpetrati a mio danno, senza che ciò -nonostante i ripetuti inviti a pazientare in attesa, a detta di tale primo cittadino, di tempi più favorevoli - si sia poi verificato per la pusillanimità, ovvero per i condizionamenti a cui lo stesso soggiace;

 

 - con successivi e circostanziati esposti presentati all’autorità giudiziaria, l’ultimo dei quali in data 3 marzo 2003, ho denunciato le azioni delinquenziali poste in atto in un unico disegno criminoso contro la mia persona e dirette a ledere i miei diritti e il mio equilibrio psico-fisico;

 

 - contro l’attuale assegnazione all’Ufficio invalidi civili ho ripetutamente segnalato, con cadenza quasi  giornaliera, la circostanza di esservi stato assegnato senza un regolare ordine di servizio e senza l’attribuzione di alcuna mansione, nonché senza nemmeno la disponibilità di una scrivania, sottolineando puntualmente la mancata collocazione nella categoria “D” e la incredibile esclusione dalla dotazione organica del personale;

 

 -  la circostanza che solo in data 7 maggio 2003 mi sia stata notificata la determinazione dirigenziale con la quale, grazie alle molteplici richieste avanzate quasi giornalmente all’attuale dirigente e vice segretario e per il reiterato richiamo alle sue responsabilità personali, mi si riconosce, in attuazione della graduatoria concorsuale, l’attribuzione della categoria “D”, serve, più che a riconoscere il diritto sottrattomi, a mettere in rilievo il torto che ho subito, anche se tale sanatoria non è utile a rimuovere gli effetti negativi sulla mia carriera professionale che il ritardo di tale riconoscimento ha, nel frattempo, ingenerato;

 

 - resta, infine, da evidenziare che l’immeritato trasferimento dall’Ufficio Relazioni con il pubblico e la successiva abolizione di tale servizio sono serviti a sottrarmi il diritto, come riconosciuto dalla legge n. 150 del 2000 e dal successivo regolamento di attuazione, ad essere inquadrato, specie in virtù della egregia attività svolta nella funzione di responsabile U.R.P., nell’area della comunicazione con una definitiva ridondanza negativa sulla mia professionalità e sullo sviluppo di carriera, nonché sui successivi riconoscimenti contrattuali.

   Di fatto, Signor Presidente, per quanto in questo periodo di circa due anni non sia mai venuto meno alla difesa della mia dignità personale -nella certezza delle mie ragioni e nella fiducia della giusta riparazione dei torti, dei diritti della persona costituzionalmente previsti- , risulta avvilente e doloroso constatare come nessuna delle azioni intraprese a mia difesa, a tutela della persona e di una condizione di vivibilità degna di uno Stato democratico e civile, abbia suscitato il benché minimo interesse da parte degli organi investiti della questione tanto che l’amministrazione del Comune di San Severo ha potuto continuare, sulla base della convinzione di impunità ingeneratasi in assenza di qualsiasi controllo, ad infierire contro un proprio dipendente con la perpetrazione di abusi e di atti illegittimi e dispotici e con un insieme di atti e comportamenti volti a minarne e piegarne lo spirito.

    Nello specifico, Signor Presidente, occorre sottolineare che:

·                  per quanto abbia presentato, nel frattempo, ben 10 denunce penali alla Procura della Repubblica di Foggia e per quanto la stazione dei Carabinieri di San Severo abbia trasmesso, già nel mese di gennaio 2002, ampia e puntuale istruttoria di tutti i fatti denunciati, dai quali emergerebbero gravi e oggettive responsabilità penali, e per quanto sia stato invitato, come parte lesa e persona informata dei fatti, già alla fine del mese di marzo 2002, dalla Procura della Repubblica di Foggia per essere sentito dalla dott.ssa Orlando, dopo oltre un anno, nonostante la reiterazione di denunce per le sopravvenute illegalità ed abusi, sono ancora in attesa di chiusura della istruttoria e di avvio di procedimento a carico delle persone inquisite, con il sopravveniente sospetto che la gravità delle imputazioni possa influenzare lo stesso magistrato;

·                  per quanto abbia fin qui presentato oltre 60 lettere di proteste e di denuncia delle storture e illegalità amministrative compiute, su istigazione e su mandato di taluni amministratori, dalla dirigenza del Comune di San Severo, non ho mai ricevuto riscontro ad alcuna di esse, anche in presenza della norma penale che punisce il pubblico funzionario che non dia risposta alle richieste pervenutegli;

·                  per quanto abbia, di volta in volta, informato delle storture  e degli abusi di cui sono stato vittima le organizzazioni sindacali aziendali, i capigruppo consiliari e lo stesso nucleo di valutazione del Comune, nessuno di questi destinatari ha mai posto in essere una qualsiasi azione di valutazione o controllo dell’attività amministrativa sui fatti denunciati;

·                  per quanto abbia investito la Corte dei Conti della assurda condizione di essere costretto, pur in perseveranza del pagamento degli emolumenti stipendiali, ad una totale inattività, nessun intervento si è verificato a tutt’oggi da parte di tale Organo;

·                 per quanto abbia portato a conoscenza del Dipartimento della Funzione Pubblica e, nella persona del sottosegretario Mantovano, del Ministero dell’Interno la condizione di inciviltà e di abusi che sono costretto a vivere e a subire, nessuna azione, neppure di tipo puramente esortativo o ispettivo, è stata posta in essere da parte di tali organismi dello Stato al fine di porre un freno alla situazione di illegalità vigente nel Comune di San Severo che configura i presupposti e gli estremi di un ambiente e di una condizione propria di una cultura mafiosa.

 

   Ritengo, Signor Presidente, di averLe fornito, con quanto fin qui esposto, un quadro, se non esaustivo, almeno rappresentativo di una situazione di invivibilità, di esemplare inciviltà e, nello stesso tempo, di assenza di legalità e di negata giustizia, tanto da poter meritare la Sua attenzione e giustificare la mia richiesta di un Suo autorevole intervento a tutela della dignità umana così vilmente e, fin qui, impunemente calpestata, in quanto, per l’alta carica che riveste e per la stima in cui ho la Sua persona, Lei è l’unica persona che mi rimane per ottenere la cessazione delle angherie e della più bieca persecuzione e la riparazione dei torti e degli abusi di cui, in qualità di pubblico dipendente, sono fatto oggetto e perché, attraverso il più ampio e riabilitante riconoscimento dei miei diritti, io possa essere restituito alla pienezza della mia professionalità e dei miei doveri di pubblico dipendente.

 

   La ringrazio per l’attenzione e La saluto con referenza filiale, con l’augurio di lunga vita a Lei e a Donna Franca.

 

 

                                                                                                Giovannantonio Macchiarola

 

 

 

 

Giovannantonio Macchiarola

      Via Filippo Pelosi, 16

 71016 – San Severo (Foggia)

    recapito tel. 347. 0409160

 

 

 

 

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Lettera al Presidente Ciampi del 15.05.2003

Lettera al Presidente Ciampi del  4. 07.2003

Lettera al Presidente Ciampi del 24.05.2004

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