San Severo 4 Luglio 2003
Al Presidente della Repubblica
Carlo
Azelio Ciampi
Palazzo del Quirinale
00100 ROMA
Egregio
Signor Presidente
Nel
ringraziarla per le benevole espressioni che, tramite una persona di Sua
fiducia, ha voluto farmi pervenire dopo aver avuto cognizione della incredibile
condizione lavorativa che sono costretto a subire senza che alcuno vi abbia
preso, fino ad ora, parte, Le confesso il mio più alto rammarico per la
condizione di solitudine che sono, tuttavia, costretto a vivere nella battaglia
per la difesa della mia persona, della mia professionalità e dei meriti che
ritengo di poter vantare a pieno diritto quale pubblico dipendente di questa
Repubblica.
Se tali
oggettivi meriti non ottengono altro che benevole espressioni, non pretendendo
null’altro da Lei che, impegnato in più importanti questioni, ha ritenuto di
lasciare ad un Suo collaboratore la manifestazione di quelle consolanti parole,
non riesco, tuttavia, dopo di queste, a conservare la dovuta fiducia nelle
istituzioni come rivendico quale persona, quale cittadino italiano e quale
pubblico dipendente.
Ciò è
dovuto al fatto che, rivolgendomi a Lei quale capo della Magistratura, volevo
mettere in evidenza la ingiustizia che sono costretto a subire nonostante che le
mie denunce risalgano al 30 giugno 2001 e nonostante che l’azione
delinquenziale di cui sono vittima sia perseverantemente consumata a mio danno
con la convinzione di impunità da parte dei disonesti che, per l’assenza di
qualsiasi intervento, se ne sentono autorizzati.
Ciò
nella constatazione che, a due anni dalla mia prima segnalazione, il caso da me
prospettato è ancora all’attenzione della Procura della Repubblica di Foggia
che, non si comprende per quale motivo, continua a trattenere il fascicolo e a
“perdere tempo” senza trasmettere una indagine già ampiamente conclusa al
GIP e al GUP per procedere contro i responsabili di una condizione di illegalità
di cui, quotidianamente, subisco gli effetti con il conseguente sospetto che vi
siano evidenti collusioni tra il potere politico locale e la Procura della
Repubblica di Foggia.
Pur
comprendendo che il ricorso ad un tribunale europeo per richiedere la condanna
dell’Italia per queste omissioni/ ritardi potrebbe dare, con tempi più
celeri, ragioni della mia condizione, Le faccio presente che con il rivolgermi
alla Sua persona nella mia qualità di Orfano di Guerra ho avuto la presunzione
di una qualche aspettativa dovuta alla mia condizione e al ruolo che Lei
riveste.
Nel
prendere, in ogni caso, atto delle Sue parole, per quanto non direttamente
espresse, Le comunico, con tutto il rispetto che Le è dovuto e pur conoscendo
le Sue opinioni al riguardo, che a far tempo dal 30 giugno 2003 ho dato avvio
alla silente e determinata decisione di astenermi dall’assunzione di qualsiasi
cibo fino a quando non vedrò le mie ragioni e i miei diritti di uomo, di
persona e di pubblico dipendente ampiamente e doverosamente riconosciuti.
Le
trasmetto, a tale proposito, quanto comunicato al sottosegretario agli Interni,
Alfredo Mantovano, a cui, per dichiarata incompetenza, è stata rimessa la mia
segnalazione, unitamente alla mia ultima denuncia alla Procura della Repubblica
di Foggia e a quanto manifestato in una lettera-denuncia, espressione delle
valutazioni di un comitato di “boni homines” che, a livello locale, hanno
inteso, nell’omertoso silenzio di altri, esprimermi la loro solidarietà e il
loro sostegno nella battaglia che sto conducendo da due anni.
Giovannantonio
Macchiarola
(Ex responsabile Urp del Comune di San Severo)
Allegati:
a) Lettera a nome di un Comitato di cittadini di San
Severo;
C) ultima denuncia presentata il 23 giugno 2003;
b) lettera al sottosegretario agli Interni Mantovano
in data 03.06.2003.
Giovannantonio Macchiarola
Via F.Pelosi, 16 – 71016 San Severo
Tel. 347.0409160