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San Severo, 24 maggio 2004
Al
Presidente della Repubblica
CARLO
AZELIO CIAMPI
Palazzo
del Quirinale
Roma
e,
p. c. All’ALTO COMMISSARIO
per la prevenzione e il contrasto della corruzione
e delle altre forme di illecito all’interno
della pubblica amministrazione
C/o
Presidente del Consiglio dei ministri
Roma
Egregio Sig. Presidente
Sono ancora una volta costretto ad importunarLa per rappresentarLe la
mia desolante condizione di ex “impiegato modello” del Comune di San Severo
che, vittima di giochi di potere e della proterva animosità vendicativa di un
ambiente di tipo camorristico-mafioso, si trova da ormai tre anni a non essere
adibito ad alcuna attività lavorativa venendo costretto, pur se regolarmente
retribuito, a bighellonare per la piazza del paese nella totale indifferenza
degli amministratori, della dirigenza, dei colleghi, delle rappresentanze
sindacali e della società civile.
Il
Suo ultimo intervento del settembre 2003, a seguito del quale si è provveduto
alla iscrizione nel registro degli indagati (avvenuta agli inizi del mese di
ottobre 2003) del sindaco del Comune di San Severo e di altri sei
corresponsabili, sembrava aver sbloccato una situazione da troppi mesi in
condizione di stallo, inducendomi a sospendere la protesta in quel momento in
atto.
I
successivi atti e gli inviti a pazientare rivoltimi dal momento gestionale
dell’amministrazione del Comune di San Severo, hanno tenuto viva l’attesa
che il tutto si avviasse ad una naturale e legittima conclusione con il
riconoscimento delle mie aspettative e del mio buon diritto, ma, nonostante le
ulteriori denunce (presentate il 25 novembre 2003, il 30 marzo 2004 e il 14
maggio 2004 - con le quali si è inteso investire, tra l’altro, anche la Corte
dei Conti e la Direzione investigativa antimafia), la mia condizione lavorativa
non si è in nulla modificata.
La
concomitanza delle elezioni amministrative con la prossima consultazione per il
rinnovo del Parlamento Europeo, vede la frotta di candidati a sindaco del Comune
di San Severo contendersi la palma della correttezza e della trasparenza
amministrativa, della vivibilità e, cosa per me estremamente penosa, della legalità;
il tutto mentre i diritti della persona vengono ignobilmente e vilmente
calpestati sotto i loro occhi e nella loro totale indifferenza e una
amministrazione pubblica continua impunemente a soprassedere al riconoscimento
di diritti costituzionalmente garantiti perseverando in comportamenti “lesivi della dignità
umana e intollerabili in una democrazia”.
Non
comprendo e non so darmi ragione del perché queste parole -
che certamente Lei riconoscerà come Sue -, siano valide per
biasimare le torture contro i prigionieri irakeni e non altrettanto utili per
stigmatizzare le vessazioni morali e fisiche imposte con atti di palese
illegalità e immoralità, senza alcuna ragione o motivazione sufficiente, in
tempo di pace e nel nostro Stato repubblicano e democratico, ad un cittadino, a
un pubblico dipendente e a una persona le cui proteste e denunce attendono da
ben tre anni di essere ascoltate e accolte per avere giustizia contro una città
omertosa, una società civile insenziente e una classe politica che,
nell’inerzia della Magistratura, si autoalimenta nel connivente crogiolo del
potere.
Non
sarò io, signor Presidente, data la esasperante condizione che sono costretto a
vivere, a darLe lezione di democrazia o di civile convivenza.
Posso
solo riaffermare, per quello che mi riguarda, il mio diritto ad “esistere”
con le mie idee e i miei valori trovando nelle ingiustizie perpetrate,
nell’indifferenza della gente e nel disprezzo degli ignavi e dei
prevaricatori, nonché nell’isolamento sociale, la motivazione sufficiente e,
nella solitudine della mia coscienza, la forza morale per rappresentare e per
rivendicare i miei diritti civili e la mia dignità di persona.
Giovannantonio
Macchiarola
Responsabile
pro-tempore
dell’UFFICIO
RELAZIONI CON IL PUBBLICO
del
Comune di San Severo
Allegati*:
a)
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