A proposito di URP, ideali,
società civile, ruolo dell’opposizione
e… dintorni.
del 4 settembre 2002
San Severo.
Consiglio comunale stasera riunione
alle 18.30
SAN SEVERO. Il “caso Macchiarola” approda nel consiglio comunale che stasera (ore
18.30) si riunisce per esaminare il piano di riordino sanitario. Il gruppo
consiliare dei Democratici di Sinistra esprime piena solidarietà al dipendente
comunale Giannantonio Macchiarola che da 15 giorni
sta attuando lo sciopero della fame per protestare contro alcune decisioni
dell’amministrazione comunale.
“Siamo molto preoccupati – commenta Michele
Monaco, capogruppo consiliare
DS – per lo stato di salute dell’ex
responsabile dell’ufficio municipale relazioni con il pubblico a causa di
questa estrema forma di protesta che mette in serio pericolo la sua vita.
Protestiamo contro sindaco e giunta municipale per essersi resi responsabili di
questa drammatica situazione e li sollecitiamo ad attuare subito le misure
necessarie per scongiurare ulteriori sviluppi drammatici della vicenda”.
Il capogruppo Monaco comunica che in apertura di
seduta il gruppo Ds chiederà ai consiglieri comunali
di pronunciarsi su questa situazione ed ottenere l’impegno dell’amministrazione
comunale a porre in essere atti concreti per far cessare immediatamente il
digiuno del dipendente comunale. Intanto la vicenda è stata sottoposta
all’attenzione del consigliere regionale Dino Marino e dell’On. Pietro Folena al fine risollevare la questione a livello regionale
e nazionale. (A.C.)
Nota redazionale: Lo sciopero della fame si è protratto per 42 giorni senza alcuna forma di solidarietà da parte di alcuno dei consiglieri comunali e nella indifferenza più totale della incivile congregazione politica di maggioranza e di opposizione. L’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno è stato riportato “a galla” con un volantino distribuito in occasione della presentazione della candidatura a Sindaco del sig. Michele Santarelli alla cui elezione sono particolarmente impegnati i DS (acronimo di Democratici di Sinistra) nelle cui fila continuano a invocare voti personaggi come Michele Monaco e Michele Irmici. (Cfr. Lettera a Santarelli e Denuncia del 14.5.2004).
TESTO DEL VOLANTINO
(di seguito al testo dell’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno)
Il testo di questo articolo, con l’aggiunta, a penna,
della frase:
L’IPOCRISIA
DEI DEMOCRATICI DI SINISTRA (?)
E L’ASSERVIMENTO DEL
CAPOGRUPPO DS
DI CAPOSIENA
& C.
è stato distribuito al termine della manifestazione di
presentazione della candidatura a sindaco di Santarelli, avvenuta il 5 maggio
2004. Ciò mi ha comportato le critiche di alcuni esponenti DS (acronimo di
Democratici di Sinistra) per la ravvisata inopportunità del mio gesto e, in
particolare, del sig. (già
onorevole) Cannelonga che mi accusato di essere contraddittorio.
Per quanto sia
inutile e tedioso fornire spiegazioni a chi non le vuole intendere, ravviso
l’opportunità di chiarire i termini della questione per rilevare, invece, la contraddizione
morale e politica del sig. Michele
Monaco e compagni e di tutta la compiacente opposizione consiliare all’attuale maggioranza di centro-destra.
Il capogruppo DS, sig. Michele Monaco, si era già lavato le mani del “caso
Macchiarola” per la colpa da lui
attribuitami di essere stato “il più grande elettore di Giuliani”; accusa che, per non essere un portatore di voti, è
fondata - come meglio espresso dal suo compare di partito, sig. Michele
Irmici, e, ahimé! dallo stesso candidato sindaco sig. Michele
Santarelli - solo sulla meritoria
azione svolta, quale pubblico dipendente, nella funzione di responsabile
dell’Ufficio Relazioni con il pubblico.
In occasione, tuttavia, dello sciopero della fame - da
me iniziato nel mese di agosto 2002 per richiamare l’attenzione sulla illegale
persecuzione di cui venivo fatto oggetto -, il sig. Michele Monaco, reputando a suo utile di poter “cavalcare
la tigre”, si fece promotore di una interrogazione che, strombazzata e
sbandierata sulla base di “ragioni di civiltà” (sic!), si è miseramente arenata (dopo essere stato convocato nella
stanza dei bottoni) nella dimessa e arrendevole esposizione fatta nel corso
della seduta consiliare del 4 settembre 2004, tanto che l’annunciata intenzione
di sollevare la questione “a livello regionale e nazionale” (cfr. articolo) non ebbe alcun seguito, accontentandosi,
senza alcun ulteriore dibattito, della promessa del sindaco Giuliani che il “caso Macchiarola” sarebbe stato affrontato e risolto nel corso di poche ore.
L’unico risultato
conseguito dalla desolante interrogazione consistette, infatti, nella
sparizione delle sedie dal corridoio del Comune per indurmi, date le mie
condizioni fisiche di allora, a non potervi sostare; incarico che, su
disposizione del segretario-sacrestano, fu puntualmente e solertemente
eseguito.
La ignominiosa
indifferenza della opposizione DS alla questione di civiltà da me sollevata in
nome dei diritti inalienabili e costituzionalmente garantiti della persona e la
insensibilità politica della sua componente umana ebbe, poi, ulteriore
occasione di manifestarsi durante la festa dell’Unità tenuta in quello stesso
mese, quando mi fu impedito di prendere la parola in un dibattito sulla
legalità e la giustizia in Italia, tutto volto a parlare male di Berlusconi ma non disposto a meditare sulle ingiustizie e
illegalità locali.
Sta di fatto che il mio sciopero della fame si
protrasse per 42 giorni nella indifferenza generale senza alcuna solidarietà da
parte delle forze politiche di opposizione e della, cosiddetta, “società civile”.
Se, pertanto, l’onorevole sig. Cannelonga vuole
ravvisare qualche contraddizione da qualche parte, pensi a rintracciarla in
casa sua ovvero, qualora se ne possa parlare, nella coscienza sua e dei suoi
compagni (tra i quali, oltre al menzionato capogruppo, resta da annoverare il
sig. Michele
Irmici, solerte e premuroso cortigiano di Caposiena – Cfr. DENUNCIA
DEL 14.5.2004 -), ovvero nella azione
politica dei partiti dell’opposizione pronti a riscoprire la legalità, la
giustizia e la trasparenza solo in occasioni elettorali, non facendo come
quello che, per non guardare la trave, o il catafalco, nel proprio, cerca di
vedere la pagliuzza nell’occhio del fratello.
Da parte mia, posso solo vantare la limpidezza della
mia azione e della mia coscienza, e, in nome del principio di rispetto
cristiano della persona – mia e altrui -,
di non essermi mai “venduto” o “adeguato”, né di aver mai soggiaciuto al
potente di turno, né di aver portato il mio cervello “all’ammasso”, né di
essermi mai fatto acquiescente servo di alcuno; tanto da “meritare” - ancora una volta e anche in questa occasione -
l’astio e il rancore vendicativo sia
della maggioranza che dell’opposizione, ovvero di quegli uomini che fanno
“politica” non per “alterità” o per realizzare il
loro impegno sociale, ma solo per perseguire interessi di parte o di bottega.