al Sig. Fernando Caposiena,
assessore al personale del Comune di San Severo
“Guardatevi dal lievito dei farisei, che è
l’ipocrisia. Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non
sarà conosciuto. Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in
piena luce; e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne, sarà
annunziato sui tetti”. (Luca 12, 1-3)
Egregio assessore,
a distanza di poco più di un
mese, mi trovo nella condizione di doverLe inviare una seconda lettera aperta
confidando, ancora una volta, nella attenzione Sua e di quanti possano avere un
qualche interesse per il problema sorto e sviluppatosi a seguito della mia inopinata
e ingiustificata rimozione dalla funzione di Responsabile dell’Ufficio
Relazioni con il pubblico e la successiva abrogazione di tale Ufficio dalla
dotazione organica.
Occasione della presente è la lettera con la quale
il Suo avvocato “d’ufficio”, l’assessore Riccioni Mauro, ha inteso
rappresentare il Suo pensiero a seguito della “lettera aperta” che Le ho
inviato in data 18 marzo 2004.
Tralasciando la circostanza
che tale lettera è stata trasmessa, impropriamente e innaturalmente, alla
“Avvocatura Comunale” e al “Comando di Pol. Municipale”, senza sentire il più
naturale dovere di trasmetterla al sottoscritto, ed esentandomi da ogni
considerazione sulla penosa e sconclusionata sintassi esibita, prendo atto
della circostanza che si sia voluto, per
Sua espressa volontà, farmene consapevole tramite il sig. Michele
Padalino (a cui va la mia riconoscente considerazione e il mio filiale rispetto
per essere stato l’unica persona che, nella totale mancanza di solidarietà e
nella condizione di emarginazione da me vissuta in questi ultimi anni, mi sia
stata vicina con un significativo e fondamentale sostegno morale facendosi,
contemporaneamente, protagonista di una assidua e premurosa azione di
rappresentanza a perorazione del mio buon diritto senza, tuttavia, mai cessare
di coniugare una soddisfacente soluzione della vicenda con la salvaguardia del
buon nome della Amministrazione comunale) per esternare alcune considerazioni e
valutazioni nel merito del contenuto della stessa.
Devo, innanzitutto, ancora una volta darLe
atto della Sua magnanimità e della ampiezza di vedute da cui Lei continua ad
essere animato, alla pari del “savio Agilulf re de’ Longobardi” (come
rappresentato dal Boccaccio nella novella seconda della terza giornata) che, pur “avendo l’animo già pieno d’ira e di
mal talento”, preferì tacere per evitare la vergogna che avrebbe avuto se
avesse parlato, limitandosi solo all’uso di “un paio
di forficette” (praticamente l’assessore Riccioni) e che, “disposto a non
volere per piccola vendetta acquistar gran vergogna”, per non scoprirsi si
limitò a rivolgersi a “tutti” (praticamente Sindaco, dirigenti e assessori,
Sacco e Carlino compresi) per dir che se l’avevano fatto “non lo facessero mai
più”.
Non
avendo, tuttavia,
né la Sua saggezza né quella del palafreniere del Boccaccio, non
posso esimermi dal “gridare sui tetti” quello che viene taciuto e cioè, nel caso in specie, che mai
il Direttore Generale del Comune, dott. Luigi Cologno, avrebbe potuto fare
affermazioni come quelle che, nel verbale apocrifamente stilato dall’assessore
Riccioni in data 29 ottobre 2003, gli vengono imputate.
A
sostegno di ciò e a denotazione della piena consapevolezza Sua e del Suo
avvocato dei termini della “questione afferente il dipendente Giovannantonio
Macchiarola” e di come questa sia stata alimentata e sostenuta dal solo momento
politico dell’amministrazione comunale di cui Lei, nella sua contumacia, si è
fatto mentore e gestore, vale la pena di ricordare come questa, sorta nel mese
di maggio del 2001 per dare compiutezza al Suo spirito di vendetta e alimentata
nel tempo dalla Sua proterva malevolenza, sia stata oggetto, solo per citare i
momenti più salienti della “questione”,
di pubblica attenzione nel corso della seduta del Consiglio Comunale
tenutosi il 4 settembre 2002 e, successivamente, nel corso della giunta
comunale, riunita in forma plenaria nella seduta del 24 ottobre 2002,
nella quale occasione il sindaco, Giuliano Giuliani ebbe modo di affermare
testualmente che il “contenzioso” in atto, “mortificando la
Istituzione, mortificava tutti i componenti della giunta”, senza che, tuttavia, né il
sindaco, né l’intero consesso, abbia subito alcuna onta dal perseverare
nell’automortificazione a cui Lei ha voluto continuare a sottoporlo.
Che la “questione” fosse di natura
strettamente politica nel senso più deleterio della parola, lo denota il fatto
che, nel mese di novembre del 2002, il sindaco, rilevando l’opposizione
dell’assessore Caposiena alla sua risoluzione, si riprometteva di farne oggetto
di contrattazione all’atto della “spartizione” delle posizioni organizzative e
che in data 4 marzo 2003, prot. Gen. N. 5060, il dirigente dott. Luigi
Cologno, riferiva in una propria nota che, nonostante “i reiterati inviti e gli incontri avuti con il sindaco e l’assessore al personale”, non si era giunti “ad alcuna intesa che
consentisse la soluzione del caso”.
La circostanza che in data 29
ottobre 2003 la giunta, per il minacciato intervento della forza pubblica,
dava incarico al Direttore Generale di interpellare lo scrivente perché
indicasse per iscritto le “condizioni” utili a
dare soluzione alla vicenda in argomento, sembra sia utile a rimarcare
ancora una volta la natura strettamente “politica” e non gestionale della
vicenda di cui continuo ad essere ingiustificatamente vittima.
La non competenza del solo
momento gestionale alla soluzione del contenzioso risulta ancora più evidente
dalla lettura del verbale della conferenza dei dirigenti del 4 novembre 2003;
dalla delibera di Giunta n. 189 del 10.11.2003, con la quale si è
affidato incarico esterno ad un legale per l’esame della proposta conciliativa;
dalla lettera in data 11.12.2003, prot. n. 9/Uff.Pers. con la quale la
dirigente di Settore, dott.ssa Silvana Belmonte, rilevava che le richieste
manifestate dal dipendente, Sig. Giovannantonio Macchiarola, erano “accoglibili
previa manifestazione di volontà da parte dell’organo competente di istituire
l’Ufficio Relazioni con il pubblico”; dal verbale, in data 23 dicembre 2003,
con il quale la Conferenza dei dirigenti, in accoglimento parziale della proposta
conciliativa, rimetteva all’attenzione della Giunta la possibilità di
istituire, previa modifica della dotazione organica, l’Ufficio Relazioni con il
pubblico.
Fatto sta che in data 21 gennaio 2004,
la giunta, affrontato il “caso Macchiarola” stabiliva di ripristinare la
funzionalità dell’Ufficio Relazioni con il pubblico, come riportato
esplicitamente dall’assessore Calvo e confermato dall’assessore Mirando e dal
Direttore Generale; che, con nota del 28
gennaio 2004, prot. n. 1583, a firma del dirigente di settore, veniva data,
ai fini della concertazione, comunicazione ai sindacati che, su espressa
decisione della Giunta comunale, assunta nella seduta del 21 gennaio 2004,
l’amministrazione aveva previsto di rivisitare l’attuale dotazione organica con
la istituzione, tra l’altro, dell’Ufficio Relazioni con il pubblico; che nella
riunione di giunta della prima settimana del mese di marzo 2004, veniva
esaminata, senza alcuna concertazione con i sindacati (sic!), la sola proposta
di istituzione di due nuovi settori e che, a seguito di contrasto sorto per la
omessa presentazione dell’atto riguardante la istituzione dell’Ufficio
Relazioni con il pubblico, il tutto veniva rinviato a data da destinarsi.
Fatto sta che un ennesimo
incontro per la concertazione sindacale sulla modifica della dotazione
organica, con la istituzione dell’Ufficio Relazioni con il pubblico, è stata
fissata per il 22 aprile 2004 (sic!) al solo fine, si
ritiene, di far passare promozioni d’ufficio a beneficio dei servi utili e dei
“volenterosi carnefici”, duttili e passivi esecutori di un imperscrutabile
potere.
Da tutti questi elementi risulta ben chiaro la
inconsistenza sostanziale di quanto sostenuto dall’assessore Riccioni nella
lettera scritta… inutilmente a tanta gente, specie nel passo finale con il
quale si sta a richiedere, ancora, “una relazione circostanziata scritta… e le
eventuali indicazioni sulle soluzioni che si intendono adottare”, minacciando,
di converso, l’adozione di “misure volte a tutelare il proprio decoro e quello
della Pubblica Amministrazione”.
San Tommaso d’Aquino diceva che ogni volta che
qualcuno pecca, lo fa mascherando il peccato da buona azione. Per parte mia
ritengo solo doveroso, per quanto scomodo in una condizione di generale
assuefazione, gridare, a chi si
pavoneggia in un vestito che non si vede, che il re è nudo. Per questo
non mi resta che constatare come Lei e i
suoi amici siano capaci di definirsi “cattolici e liberali” solo per partito preso, non avendo, fin qui,
tenuto in nessun conto i diritti personali e i meriti di un pubblico dipendente
calpestati e sviliti senza alcuna remora e nonostante le oggettive
responsabilità morali, civili e penali facenti capo a ciascuno dei
rappresentanti a qualsiasi titolo dell’amministrazione del Comune di San
Severo.
Giovannantonio Macchiarola