LETTERA APERTA all’avv. GIANFRANCO SAVINO
candidato
sindaco della “Casa delle Libertà” in occasione delle elezioni amministrative del
12 e 13 giugno 2004
Ho assistito con un certo disagio alla presentazione, avvenuta il 29
aprile 2004, della candidatura dell’avv. Gianfranco Savino a sindaco del Comune di San
Severo in rappresentanza della Casa delle Liberta.
Il disagio, a
ben indagare, proviene dalla empatica e affettuosa
stima che ho della persona di questo cultore della legalità e del diritto a cui
va dato atto di qualità umane e professionali, che tutti sono disposti a
riconoscergli, per la incompatibilità
con il basso profilo della coalizione (formata da CDU, Alleanza Nazionale e
Forza Italia), i cui rappresentanti politici hanno voluto, nel corso di detta
riunione, inscenare un ritrovato entusiasmo del tutto sconveniente per il
richiamo alla “continuità” con l’attuale
uscente maggioranza che, dopo la barbarica scorreria dell’ultimo
quinquennio, si appresta, con gran di sollievo della cittadinanza, ad
abbandonare la “scena del delitto”, lasciando un Comune saccheggiato e
devastato e un elettorato pronto ad accogliere chiunque voglia assumere in
sostituzione il ruolo di salvatore e liberatore.
A dare avvio alla manfrina ha provveduto il sig. STEFANETTI che, parallelando l’avvio del secondo
mandato della Giunta Giuliani, avvenuto nel 1999, alla svolta epocale della
caduta del muro di Berlino, ha asserito che l’attuale maggioranza uscente “ha cambiato, negli ultimi nove
anni, il volto della Città”, lasciando all’immaginario collettivo gli aberranti
contenuti di tale cambiamento rappresentato, tra l’altro, dalla privatizzazione della N.U. (con gli alti e svantaggiosi costi scaricati sulle
tasche dei cittadini); dalla spropositata e ingiustificata spesa per la informatizzazione degli uffici comunali (con la distruzione di quel
poco di buono che era stato realizzato); dal progetto di
equità fiscale (messo
su a beneficio di pochi intimi); da una politica del
personale e una gestione degli uffici colpevolmente demotivante e frustrante (con il
calpestamento di qualsiasi concetto di meritocrazia e l’attribuzione di
posizioni organizzative e incarichi senza il criterio né della efficienza né
dei risultati); da sporchi affari come quello della fogna bianca o quello del capannone della Nettezza Urbana, senza parlare, per brevità, della chiusura dei bagni pubblici, della chiusura del Macello comunale, della mancata costruzione
del canile municipale e della vendita dei
loculi cimiteriali a futura memoria e… costruzione.
Non per altro il sig. BRANDONISIO, in un intervento del tutto
privo di contenuti, si è attardato sulle qualità del candidato sindaco,
individuandole, insistentemente, nel coraggio, nella disponibilità e nella umiltà di questi.
Date per scontate le ultime due qualità, ampiamente riconosciutegli ,
ritengo, per parte mia, di dovermi attardare solo sulla prima in quanto
certamente l’avv. Gianfranco Savino ha mostrato grande coraggio nell’accettare la
candidatura a sindaco in rappresentanza di una maggioranza in coma, se non già
cadavere (i cui ultimi sussulti sono da attribuirsi solo alla presenza dei
“vermi” da cui è stata infestata e
divorata, distruggendo quel poco di buono fatto dalla prima amministrazione
Giuliani), e di acconsentire a prestare il proprio “buon nome” nel tentativo di resuscitare la salma.
Parimenti inconsistente è stato l’intervento del sig. PAPADOLOLI, che ha cercato, a suo modo, di arringare i presenti sulla necessità politica della coalizione di
rapportarsi alla gente che, a suo dire, “vuole essere ascoltata”, e di “stare
vicino alle esigenze quotidiane del cittadino”, omettendo di riportare come l’Ufficio Relazioni con il pubblico -che aveva reso tutto questo una realtà, tanto
da meritare di essere annoverato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e
dal suo Berlusconi, tra i “migliori cento uffici di tutta la pubblica amministrazione italiana”- sia stato chiuso e
abrogato dalla maggioranza di cui Forza Italia è parte consistente, senza che
egli, nella sua veste politica, e nonostante il suo personale impegno in tal
senso, abbia alzato un dito per richiederne la riapertura e per ottenere la
piena riabilitazione, a termini di legge, del suo responsabile, non avendo la
forza, né la capacità/autorità, di gestire la rappresentanza politica del suo
partito in seno alla giunta comunale. Il suo intervento si è, pertanto, arenato
su quello che ha definito il nuovo “look” della città di San Severo
(dimenticando lo scempio del rifacimento a bitume delle
strade del centro storico, avvenuto lo scorso anno) e sulla
“delocalizzazione” dell’edificio comunale,
improvvida ed estrosa, quanto imprudente, decisione amministrativa.
Dell’intervento dell’avv. GIANFRANCO SAVINO non intendo, invece, riferire per essere stato
impossibilitato a seguirlo nella sua interezza e perché alcune sue affermazioni
iniziali, che mi hanno suggerito la presente, mi danno il destro per chiuderla
con una domanda.
Egli, riconoscendo, a differenza di chi lo aveva presentato, la
“rilassatezza” della compagine della CASA DELLE
LIBERTA’,
come verificatasi nel corso del secondo mandato Giuliani, e chiosando, da buon
avvocato, sulla “mancanza di trasparenza” da leggersi come “mancanza di
informazione”, ha affermato, tra l’altro, che “il problema non è fare un
programma”, (facile da scopiazzare e scaricabile, a suo dire, da Internet) ma “i principi ispiratori del programma” enunciando tra questi
quello che egli ha definito essere, irrinunciabilmente, “il primo paletto: ovvero, LA LEGALITÀ”.
E’ inevitabile, a questo punto, venire subito al punto di domanda che
giustifica la presente esternazione.
Mi chiedo, infatti, e chiedo all’avvocato
Gianfranco Savino, come abbia potuto farsi “candidato” di una maggioranza che ha
amministrato, e sta amministrando, la nostra città in maniera tanto abominevole
e che, tra l’altro, per quanto personalmente mi riguarda, è stata capace di
calpestare, senza alcun ritegno di tipo legale e/o morale, i miei diritti
fondamentali, pur costituzionalmente garantiti, con una azione persecutoria
esercitata al solo fine di ledere e “distruggere” la mia persona morale e
fisica e la mia figura professionale;
- come possa rappresentarsi quale continuatore della “politica” di
quanti hanno posto in atto, con
diabolica perseveranza, una serie
ininterrotta di illegalità e di criminali azioni vessatorie che ho avuto modo, più volte, di definire di tipo
camorristico-mafioso;
- come abbia potuto farsi capofila di uomini che, nonostante la loro
funzione istituzionale, assunta in nome della “Casa delle
Libertà”,
hanno partecipato, con la loro connivenza, accondiscendenza e il loro silenzio,
all’azione persecutoria, ai soprusi e a pacchiane illegittimità amministrative
e penali, ingenerando e inducendo una condizione di estremo disagio in un
pubblico dipendente senza alcuna ragione sufficiente e in assenza di qualsiasi
motivazione, se non per punirlo della
sua lealtà mostrata, in virtù di una civile correttezza e di una onesta visione
di vita, dalla quale, nonostante le intimidazioni, non è mai stato disposto a recedere, nei
confronti di un dirigente del Comune;
- come possa farsi rappresentante di chi, rendendosi correo di abusi,
angherie e di una delinquenziale azione persecutoria, attuata contro la mia
persona con una serie di atti illegittimi impunemente posti in essere nel corso
degli ultimi tre anni nella totale indifferenza delle istituzioni interessate e
della società civile, ha realizzato a mio dileggio, col solo fine di umiliare
la mia persona e di spezzarne il morale, un
oppressivo e asfissiante ostracismo tenendomi lontano, pur liquidando regolarmente gli emolumenti
mensili, da qualsiasi attività
lavorativa;
- come possa essersi fatto esponente di una maggioranza politica che,
ammantata dell’orwelliano nome di “Casa della
libertà”, ha calpestato ogni norma di ordine legale, amministrativo e civile
realizzando una condizione di insostenibile invivibilità a danno di un proprio
funzionario che, alimentata e sostenuta da una
bieca, ottusa, demenziale e delittuosa persecuzione, è servita a
produrre tra i dipendenti un clima di
perversa intimidazione facendo diventare un modo di dire la minaccia: “stai attento, altrimenti fai la fine di Macchiarola”.
Da parte di qualcuno si è
affermato che, solo se eletto sindaco, l’avv. Savino potrà rimediare alla
criminale condotta addebitata alla coalizione che, nascosta sotto il nome di “CASA DELLA LIBERTÀ”, meglio andrebbe definita, al momento, come “CASA DEL LIBERTICIDIO”.
A questi ho da obiettare che la promessa di un simile impegno futuro
non è certo ammissibile in tale stimatissimo professionista del diritto in
quanto, pur proponendosi in “continuità” dell’attuale maggioranza, ha posto,
quale primo ed essenziale principio ispiratore della propria azione
programmatica “IL PALETTO DELLA LEGALITÀ”; si evincerebbe, diversamente,
la sua inettitudine, o meglio: la sua impossibilità, a imporre alla propria coalizione i propri
principi e i propri “paletti”, riconoscendosi, in tal modo, solo come
mero strumento di chi intende utilizzare la sua onestà, correttezza e
professionalità al solo fine di conservare il proprio potere, con gli abusi e
le criminali modalità di esercizio che si continuano, fin qui impunemente, a
perpetrare.
Con la personale fiducia che non sia possibile la ricorrenza di questa ipotesi, non posso che permanere nella convinzione che, a meno di rendersene partecipi e complici, occorra ergersi con la più decisa determinazione, e senza alcun timore, a difesa dei principi di legalità, correttezza e giustizia, nonché a tutela della persona e della dignità umana, e che tanto più valga la pena di combattere per degli ideali - senza i quali non si ritiene possa valere la pena di vivere - quanto più essi vengono avversati, combattuti e calpestati.
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