PREMESSA INESSENZIALE
( e molto personale),
MA FONDANTE
Scrivo queste pagine con disgusto, con rivolta dell'anima: ma le scrivo colla coscienza serena dopo che per "troppi anni", ho evitato a me stesso la fatica amara di doverle scrivere.
Con parole simili il deputato Felice Cavallotti iniziava, nel 1895, la sua "Lettera agli onesti di tutti i partiti" - pubblicata nel giugno del 1895 sul "Secolo" di Milano (in un apposito supplemento) e sul "Don Chisciotte" di Roma -, con la quale denunciava gli episodi di corruzione e concussione di cui era accusato il primo ministro Francesco Crispi; denuncia che non valse, tuttavia, ad ottenerne le dimissioni rimanendo questi ancora al potere fino al 5 marzo 1896, quando a seguito della disfatta di Adua del 1° marzo di quell'anno, venne sostituito dal governo Rudinì.
La differenza tra la denuncia contenuta in questo esemplare documento e quella dei fatti che mi accingo a rendere pubblici su questo sito internet, non risiede soltanto nel mezzo usato (visto che il Cavallotti poteva contare a differenza dello scrivente su una stampa libera e non timorosa del potere) e nel diverso spessore delle figure coinvolte ma, principalmente, nel fatto che il "disgusto" proclamato dal Cavallotti nasce da una visione politica e sociale di avvenimenti di cui non era egli stesso personalmente vittima e dalla circostanza di essere la punta di diamante di una sinistra di cui egli si faceva energico e incisivo paladino.
Altra differenza sostanziale è data dal fatto che la battaglia del Cavallotti si svolse nellarco di pochi mesi mentre quanto mi accingo a testimoniare abbraccia un periodo di - ormai - quasi dieci anni e che, da come funziona la giustizia nel civile Stato Italiano, si paventa possa durarne altrettanti.
Al disgusto e alla "rivolta dell'anima" si accompagna, infatti, in questo caso la pena di dovere ripercorrere gli eventi di una dolorosa e opprimente odissea che mi ha visto combattere, pressoché isolato, una battaglia contro soprusi, scorrettezze e illegalità perpetrate contro un encomiato e meritevole funzionario, riconosciuto pubblicamente tale dalla stessa Amministrazione di appartenenza per l'attività svolta quale Responsabile dell'Ufficio Relazioni con il pubblico del Comune di San Severo.
E' opportuno precisare che tale battaglia contro l'Amministrazione del Comune di San Severo e contro la scandalosa azione criminale di cui sono stato vittima è stata portata avanti nel silenzio e nella acquiescenza dei dipendenti e delle organizzazioni sindacali del Comune di San Severo, nella omertà quasi totale della stampa locale e nazionale e nella indifferenza delle forze dell'ordine nonché nella omertà della Magistratura a cui si è fatto inutilmente ricorso con la puntuale e circostanziata denuncia di illegalità e azioni volte a conculcare la mia persona di pubblico dipendente con il calpestamento di diritti peraltro costituzionalmente garantiti.
Ciò può servire a dimostrare quanto il "potere", nella sua accezione più negativa e deleteria, sia capace di perpetrare in una realtà meridionale - che sarebbe, forse, meglio definire borbonica - confidando sulla impunità delle proprie azioni e sui collegamenti e le connivenze con altri poteri, per quanto questi ultimi siano preposti a controllarne i limiti e a perseguirne penalmente le illegalità.
La mia disillusione nella esistenza di uno Stato di Diritto mi fa pensare che, analogamente a quanto accaduto alla lettera del Cavallotti, la denuncia documentata della tracotanza e della illegale condotta che verrà in questo sito rappresentata non possa avere altro effetto che quello di rappresentare una mera testimonianza senza alcuna illusione di poter incidere sul sistema di potere che si vuole condannare.
Potrò, tuttavia, illudermi che, per quanti avranno la pazienza di leggerla e di considerarla, questa testimonianza possa suscitare alcune considerazioni sul potere politico e la sua capacità di ramificazione e connivenze da parte di organismi e istituzioni che dovrebbero controllarne l'esercizio, nonché sull'incidenza che un tale sistema ha nel tessuto sociale a detrimento della coscienza civile delle persone e a monito per chi non vi si mostri omertoso e/o ossequioso.
Nota:
Riporto per correttezza l'incipit della "Lettera agli onesti di tutti i partiti" del Cavallotti nella sua versione integrale:
"Scrivo queste pagine con disgusto, con rivolta dell'anima: ma le scrivo colla coscienza serena, dopoché per più giorni, tentando il possibile, resistendo a provocazioni che avrebbero stancata la pazienza di un santo, ho sperato di evitare a me stesso la fatica amara di doverle scrivere."
Ma potrei mai lamentarmi io della ingiustizia o, meglio, della non-giustizia ricevuta, se la mia mente corre alla strage di Bologna o all'omicidio di Ilaria Alpi, o alle vittime di Ustica oppure di quelle di Piazza delle Loggia di Brescia?
Potrei pensare, per mera connessione (- e per dare fondamento al mio proposito di ridare nuova vita a questo sito -), che tutti i casi di non-giustizia riguardano fatti dove il potere, tramite i propri addentellati, nasconde, perverte, rinnega, aggiusta, modifica, ignora, insabbia l'accertamento della verità.
verità che non è solo un fine della Giustizia ma la sua stessa ragion d'essere.
verità a cui la Magistratura è deputata e motivata, nella sua contingenza, dall'esserne strumento attraverso il controllo della osservanza delle leggi poste a tutela di diritti personali e proponendosi "d'ufficio" per officiarne, previo accertamento del fatto, la difesa quando ne fosse denunciata l'offesa e si sia limitata la libertà della persona e del cittadino.
Era questo lo spirito con cui faticosamente mi ero accinto a presentare la mia prima denuncia contro il Segretario del Comune di San Severo, Balice Giorgio, e la Dirigente di Settore, Belmonte Silvana, in uno con il Comandante dei Vigili Urbani del Comune, Sacco Ciro, nonché contro due indegni spergiuri di Esculapio, i dottori, (ma si fa per dire) Croella Nicolino e Carafa Fernando, e della connivente ed ebete partecipazione del Sindaco del Comune, Giuliani Giuliano.
Nel corso, poi, della perseverante condotta criminale nei miei confronti, non ho tralasciato alcuna occasione per farne la denuncia e documentare la persecuzione, le illegalità e il continuo stillicidio a cui venivo sottoposto, come persona e come funzionario comunale, dalla illegale azione di funzionari della pubblica amministrazione, portata avanti in maniera pervicace e disposti a farsi beffe della legge e a rendersi colpevoli di reati, perseguibili sia sul piano penale che amministrativo e contabile, col solo fine di colpire e annientare la mia persona nella sua sfera morale e civile, nonché di impedire e annullarmi nella mia realizzazione umana e professionale, tenendomi lontano da qualsiasi attività per l'arco di sei anni e mezzo, fino a costringermi al pre-pensionamento.
Lamentarmi se penso a Ilaria Alpi? Se penso a quella persona uccisa a Piazza Fontana, di cui si ricordano solo i suoi invecchiati familiari che ancora non hanno riconosciuto il diritto a vedere puniti i responsabili di quelle morti?
Quasi mi vergogno a voler pretendere attenzione quando penso agli altri casi ben più gravi, più eclatanti e più meritevoli del mio di vederne riconosciuta e punita la responsabilità.
Eppure, anche questa esperienza, nella sua particolarità e, si potrebbe dire, nella sua usualità e "normalità", può servire a rendere testimonianza di quanto la logica del potere - che, quando non è legittimo, è sempre potere mafioso -, sia intessuto e profondamente instillato nel tessuto della nostra società.
La seguente documentazione e la cronaca con cui si intende accompagnarla vuole dar conto e testimonianza di come un potere mafioso possa realizzarsi solo in presenza di una società mafiosa che per connivenza o quieto vivere, oppure solo per assuefazione, lo accetta e lo alimenta tenendolo vivo e nella cui complicità e omertà il potere mafioso può confondersi fino a non apparire.
A meno che qualcuno gli si opponga!
Solo allora potremo individuarlo e riconoscerlo; proprio attraverso i crimini a cui è costretto quando ha bisogno di dare una lezione a chi gli si oppone e gli resiste.
Rendere testimonianza di una opposizione e di una resistenza a un crimine mafioso: ecco l'obiettivo di questo sito.
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