Lettera aperta

Al VESCOVO della DIOCESI

di San Severo

 

 

      La carità autentica contiene in sé l’esigenza della giustizia: si traduce pertanto in una appassionata difesa dei diritti di ciascuno”.

 (CEI, Evangelizzazione e testimonianza della carità –  Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per gli anni ’90 

[8 dicembre 1990], n. 37).

 

 

 

   A distanza di circa tre mesi dalla denuncia di una serie di illegalità poste in atto dalla Amministrazione del Comune di San Severo contro un proprio dipendente e drammaticamente culminate in un illegale provvedimento restrittivo per conculcarne la dignità e la libertà personale, duole verificare la indifferenza e la omertà con la quale è stato, in ambito cittadino, assorbito questo increscioso e incredibile episodio di criminalità istituzionale.

 

   Poiché di tale denuncia si è inteso far partecipe il vescovo della Diocesi di San Severo, confidando che un suo autorevole intervento avrebbe potuto porre un freno, anche se solo di natura etica, allo sconfinamento della pubblica amministrazione cittadina dal proprio ambito istituzionale e alla perpetuazione di un arbitrio irrispettoso dei valori fondamentali della persona umana, rincresce constatare come la cattedra vescovile abbia, con il suo connivente silenzio, partecipato e contribuito alla conferma e legittimazione degli abusi attuati e all’isolamento morale e civile di chi ne ha fatto oggetto di denuncia  per non poter venir meno ai propri principi cristiani e alla difesa della dignità personale lesa nei propri diritti fondamentali e irrinunciabili.

 

   Tale silenzio anche da parte di chi, per la propria funzione pastorale, è chiamato ad essere vindice dei torti e della dignità umana, specie quanto questa è offesa, umiliata e calpestata da poteri forti (che, data la caduta e/o la mancanza di qualsiasi senso della legalità nella nostra società civile  e vista la lentezza e/o l’inerzia della giustizia nell’accertamento delle violazioni, confidano evidentemente sulla propria impunità), oltre a fungere da conferma delle prepotenze e degli abusi perpetrati in maniera così platealmente mafiosa, è funzionale alla conservazione di uno stato di timorosa e servile soggezione tra il personale del Comune, ormai assuefatto ad una condizione di silente e inevitabile impotenza e alla conferma, negli stessi, della convinzione  di come sia inutile e velleitaria qualsiasi obiezione di coscienza nei confronti dei piccoli e grandi comportamenti illegali e prevaricatori con cui sono costretti a convivere quotidianamente.

 

    A questa oggettiva responsabilità di ordine sociale, il Vescovo di San Severo potrà aggiungere una ulteriore responsabilità, di ordine strettamente personale, per essere venuto meno ai principi di carità, solidarietà e giustizia nei confronti di una persona che, in una condizione di estremo disagio, gli si era rivolto con la fiducia e la speranza di un figliolo.

 

                            Giovannantonio Macchiarola

 

 

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