PALAZZO CURTOTTI
IL CD-ROM
“SAN SEVERO 2000”
sanseveropuntoit, 20 ottobre 2026
DESCRIZIONE del Palazzo CURTOTTI La facciata principale su Via San Severino presenta due ordini di costruzione. Nel primo ordine, o piano terreno, si nota il portale d’ingresso e due porte laterali da cui si accede agli scantinati. Gli stipiti e gli architravi in pietra delle due porte sono, a differenza del portale di ingresso, molto sobri nella loro linearità e semplicità. Anche in pietra sono l’alto basamento delle pareti, l’ arco e gli stipiti del portale di ingresso ed, infine, la cornice di una porta presente sul lato sinistro del palazzo che reca, scolpito sull’ architrave , lo stemma dei frati Minori Osservanti la regola di San Bernardino . Approfondimento I Padri Minori Osservanti la regola di San   Bernardino sono chiamati anche “Zoccolanti” sia dal Lucchino , nella sua cronaca del 1627, che dai membri della collettività sanseverese della prima metà del ‘700, ad esempio dal Reverendo, “Partecipante” della Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista, don Francesco del Sordo. Confronto Lo stesso stemma si ritrova sull’ arco di un portale in Via Soccorso, una delle strade interne dell’antico nucleo abitato, ed è pure presente su altre porte di stanze al piano terreno, adibite ora a case di abitazione. All’interno, un locale, coperto con volta a crociera, include una mangiatoia. Il portale è la parte del palazzo maggiormente ricca di ornamenti, con specchiature modanate sugli stipiti . L’ arco a tutto sesto reca al centro, imperante, lo stemma che certamente apparteneva alla famiglia Fraccacreta, committente della costruzione del palazzo. Sullo stemma un altro arco continua l’aggettante cornice marcapiano che separa il primo ordine dal secondo. I due spigoli del piano terreno sono smussati e presentano al termine della smussatura una maschera, ciascuna di diverso volto. Sulla parete ci sono tre lobi che, pare, abbiano un’esclusiva funzione ornamentale. Sotto ciascun lobo si notano gli anelli usati per legare i cavalli. Il secondo ordine, come strutture architettoniche sembra non dipendere dal primo. Invero, non c’è corrispondenza tra le due porte e gli arconi delle loggette soprastanti mentre c’è relazione tra la loggetta che sovrasta il portale di ingresso e quest’ultimo. Gli intradossi degli arconi sono leggermente rientranti al centro, così da ottenere un effetto di maggiore dinamismo. Confronto Per questo motivo, gli intradossi degli arconi sembrano collegarsi sia agli archi settecenteschi dell’Ospedale degli incurabili a Napoli, sia a quelli presenti in Palazzo Sanfelice e nel Palazzo dello Spagnuolo, attribuito a Francesco Attanasio, sempre a Napoli, e, infine, a quelli esistenti in Villa Meola a Portici nel 1724, attribuita a Domenico Antonio Vaccaro . Architettura napoletana settecentesca, dunque, presente nel Palazzo Fraccacreta, anche se ridotta al gusto di architettura locale. I pilastri degli arconi sono decorati da lesene che, nella parte superiore, rendono il cornicione , già aggettante, ancora più saliente e, nella parte inferiore, sono munite ciascuna di un basamento che poggia sulla cornice marcapiano. Sulla parete del piano terra, in corrispondenza di ciascuna lesena è scolpito, in pietra, un motivo decorativo ricorrente, sia pure con qualche variante, in altri palazzi della città. Confronto I capitelli delle lesene rimandano, con la loro delicata e rotondeggiante modanatura , a quelli presenti nel palazzo del “ Magnificus ” don Filippo Pazienza che, nel libro   dello   stato   delle anime del 1758 della Parrocchia di San Severino, risulta proprietario di una “casa propria palazziata” ubicata “dirimpetto al campanile della Chiesa” ed abitata, oltre che dal canonico don Filippo, anche da don Giuseppe, galantuomo, con la moglie e i figli (oggi il palazzo è di proprietà Fraccacreta). Le due porte presenti ai lati del portale di ingresso dovevano avere, all’origine, forma diversa perché il numero civico, che di solito è posto a fianco alla cornice della porta, qui è, invece, posto molto più in alto e lontano, perciò, dall’apertura. La facciata su Via Imbriani è completamente diversa da quella principale. Priva di decorazione, è stata certamente restaurata dopo la costruzione iniziale perché la ringhiera in ferro dei due veroni e gli architravi e gli stipiti delle due porte al piano terreno, sono di epoca più recente. Su questa parete c’è corrispondenza perfetta tra le aperture del primo piano e le due al piano terra. La cornice marcapiano, che sulla facciata principale separa il primo ordine dal secondo, su questa parete è presente per un breve tratto, corrispondente alla profondità della loggia per poi interrompersi. Per questo particolare, il loggiato , avanzato rispetto al resto del fabbricato, potrebbe essere una aggiunta più tarda. E’ da notare, infatti, che le cantine iniziano dopo il blocco del loggiato ed in linea con gli altri edifici. Anche il prospetto su Via San Tommaso, su cui si affaccia anche il secondo piano, è spoglio di decorazioni e, ristrutturato nelle sue forme, presenta aperture disposte a diversi livelli. L’ingresso su Via San Severino, poco ampio, giacché comprende soltanto lo spazio sottostante la seconda loggetta , presenta una copertura con volta a vela, una porta, sulla destra, da cui si accede agli scantinati e, sulla sinistra, una scala che conduce alla prima loggetta , dalla quale si accede all’interno del primo piano, dove una stanza conserva la volta a padiglione. Nella prima sala è presente un alto finestrone da cui, probabilmente, attraverso gradini ora inesistenti, si accedeva alla loggia che dà sul portale di ingresso. Proprio questa difficoltà di accesso all’interno lascia supporre che la loggia fosse costruita in un momento successivo rispetto al resto del fabbricato. Il primo piano era, in origine, formato da quattro ampie sale, oggi divise in più stanze. Il secondo piano dell’edificio, oltre alle stanze interne, comprende anche un terrazzo il cui parapetto, affacciato su Via Imbriani, reca tre parallelepipedi sormontati da un cupolino orientalizzante. Confronto Tale motivo si ripete in altri palazzi della città, come nel palazzo del Sordo, poi Ricciardelli, e nel palazzo Moffa ed si ritrova similmente nella cupola del campanile della Cattedrale (Santa Maria in Strada). I tre blocchi hanno l’apparenza di fumaioli ma, in realtà, sono la continuazione dei pilastri portanti che sostengono le pareti e, probabilmente, assolvono ad una funzione puramente decorativa. STEMMI Uno stemma appartenente alla famiglia Fraccacreta è posto sull’ arco del portale di ingresso, incorniciato da volute e coronato all’apice. E’ in buone condizioni e presenta un leone che contempla il sole su cui si dispongono tre stelle. *
(foto Pisante)
SISTEMA URBANO E RAPPORTI AMBIENTALI Il palazzo presenta il prospetto principale su Via San Severino, strada che porta alla chiesa omonima, allora importante parrocchia che abbracciava diversi quartieri. L’altra facciata sporge su Via Imbriani, prima denominata “Via Mercato”. L’edificio è ubicato nell’antico centro della città. La Via San Severino sbocca dall’altro lato sulla piazza dei Celestini, oggi Municipio, prima importante sede di una facoltosa comunità monastica da cui dipendeva anche il Convento delle Benedettine. Con la sua posizione ed il suo prospetto avanzato, invade la strada, coprendo parte dei palazzi preesistenti.
(foto Tota) (Foto Pisante) (foto Tota) (foto Tota)
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