IL CD-ROM
“SAN SEVERO 2000”
sanseveropuntoit, 20 ottobre 2026
PALAZZO RIPOLI
DESCRIZIONE del Palazzo RIPOLI
Solo
il
prospetto
che
dà
su
Via
Imbriani
è
arricchito
di
un
elemento
decorativo
che
si
ripete
sopra
ogni
finestra,
con
o
senza
verone,
al
primo
piano.
Anche
i
timpani
sono
identici
su
tutte
le
aperture,
nell’unico
elemento
che
li
compone,
la
linea
curva,
che
qui
diventa
una
cornice
modanata
nel
suo
distendersi
e
spiegarsi
senza
il
solito
avvolgimento finale tipico della
voluta
.
I
veroni
su
Via
Imbriani
hanno
forma
convessa,
molto
ricorrente
nei secoli XVII e XVIII.
Il
cantonale
smussato
è
affiancato
da
una
lesena
,
anch’essa
smussata,
che
segue
la
stessa
curvatura
e
che
presenta,
all’apice,
modanature
uguali
a
quelle
del
cornicione
di
Via
Imbriani
e,
sotto
le
modanature
,
una
decorazione
identica
a
quelle
presenti
nella
trabeazione
sulle
varie
aperture,
ma
sulla
lesena
la
forma
è
leggermente più allungata.
Il
prospetto
che
sporge
su
Via
Carmine
Ripoli,
che
comprende
l’ingresso
del
palazzo,
è
invece
privo
di
ornamentazione.
Esso
reca
i
segni
di
una
probabile
ristrutturazione
nei
timpani
,
diversi
da
quelli
già
esaminati
sulle
finestre
di
Via
Imbriani,
che
sono
formati
da
semplici
modanature
lineari
e
quindi
sono
chiaramente
di
epoca
più
tarda,
come
d’altronde
più
tarda
è
la
balaustra
del
verone in ferro.
Anche
il
cornicione
su
questo
lato
è
poco
aggettante
e
differente
come
composizione.
Sono
assenti
le
brevi
lesene
che
invece
sono
presenti
sull’altro
prospetto.
L’unico
elemento
autentico,
probabilmente
risalente
al
periodo
della
costruzione
del
palazzo,
è
il
portale
di
ingresso
che
ha
gli
stipiti
e
l’
arco
a
tutto
sesto,
in
pietra
ed
a
doppio
profilo.
Al
centro
dell’
arco
è
posto
uno
stemma
decorativo.
Nell’
intradosso
,
in
corrispondenza
dello
stemma,
compare
una
decorazione
classicheggiante
a
forma
di
fiore,
comune
in
altri
portali
di
edifici
ed
anche
nelle
chiese
sei-
settecentesche
della
città.
Nel
punto
di
congiunzione
dell’
arco
con
gli
stipiti
è
inserito
un
blocco,
sempre
litico,
scolpito
a
bugne
prismatiche.
Gli
stipiti
poggiano su un massiccio basamento.
L’interno
è
stato
completamente
ristrutturato
di
recente
e
solo
l’atrio
conserva
qualche
elemento
originale
nel
pregevole
loggiato
.
Tra
il
portone
di
entrata
e
l’atrio
c’è
un
breve
androne
con
volta
a
botte
ai
cui
lati
si
aprono
due
piccoli
vani
originariamente
adibiti
a
stalla
e
a
rimessa
per
la
carrozza.
Il
vano,
a
sinistra
entrando,
è
stato
ristrutturato
ed
adibito
per
impianto
idrico
con
relativo
serbatoio.
Tale
vano
è
coperto
in
parte
con
volta
a
botte,
in
parte
con
volta
a
crociera,
con
l’angolo
di
destra
smussato
mentre
l’altro
vano ha copertura con
volta
a botte.
Sulla
parete
di
sinistra
dell’atrio
c’era
un
balconcino
di
cui
è
rimasta
solo
la
mensola
originale con la ringhiera, oggi sostituita da una piccola finestra.
Sulla
parete
di
destra,
al
contrario,
è
stata
creata
una
apertura
con
verone
in
occasione dell’ultimo restauro.
Di
fronte
all’ingresso
c’è
un
loggiato
con
tre
archi
a
tutto
sesto
che
poggiano
su
quattro
pilastri
,
due
dei
quali
sono
addossati
alle
pareti
laterali
dell’atrio
e
terminano
con
una
mensola
modanata.
I
quattro
pilastri
sono
in
pietra
e
presentano,
in
alto,
decorazioni
a
rilievo.
I
due
pilastri
centrali
sono
decorati
anche
in
basso
nell’alto
basamento
.
Sulla
parete
anteriore
di
questi
è,
infatti,
scolpito
a
bassorilievo
un
vaso
scanalato
da
cui
traboccano
fiori
e
foglie
mentre,
ai
lati,
sono
accostate
delle
colonnine
molto
plasmate
ed
articolate
che
alleggeriscono
notevolmente
la
pesantezza
del
pilastro
.
Le
stesse
colonnine
si
ritrovano
inserite
in
un
angolo
delle
scale a sinistra dell’atrio.
Affiancato alla prima gradinata c’è il pozzo, ora completamente restaurato.
In
corrispondenza
dell’
arco
centrale
della
loggia
si
apre,
in
basso,
un
arco
a
sesto
ribassato
da
cui
si
accede,
scendendo
dei
gradini
all’interno,
in
un
locale
che,
pur
essendo
un’unica
grande
sala,
ha
due
tipi
di
volta:
volta
a
botte,
verso
l’entrata,
volta
a
crociera
subito
dopo,
con
quattro
grossi
pilastri
che
poggiano
su
altri
basamenti
; il tutto è costruito in mattoni neri.
Il
palazzo
era
munito
anche
di
mansarde
che
oggi
sono
state
trasformate
in
camere
di
abitazione,
demolendo
le
volte
del
primo
piano
e
realizzando
solai piani a livello più basso.
Da
foto
anteriori
all’ultimo
restauro
si
notano,
al
primo
piano,
volte
a
padiglione
dipinte,
in
alcune
sale
oggi,
purtroppo,
non
più
esistenti.
Osservando
balconi
e
finestre
che
danno
sull’atrio
si
può
notare
anche
qui,
come
nel
palazzo
Curtotti,
la
diversità
di
livello
su
cui
sono
costruite
le
varie stanze all’interno.
STEMMI:
Uno
stemma
al
centro
dell’
arco
del
portale
di
ingresso
sembra
più
decorativo
che
rappresentativo,
nel
senso
che
non
reca
alcuna
insegna
che
possa far pensare ad uno stemma di famiglia.
E’
una
decorazione
di
volute
con
una
foglia
d’
acanto
,
molto
comune
sugli
stemmi
decorativi
dei
palazzi
dell’
epoca
e,
sotto
la
foglia,
uno
spazio
di
forma
trapezoidale
dove
avrebbe
dovuto
essere
incisa
la
data
di
costruzione,
o
di
restauro
del
palazzo,
come
in
palazzo
del
Sordo
in
Via
Soccorso,
o
le
iniziali del nome del proprietario.
All’interno,
le
sale
erano
munite
di
porte
(alcune
ancora
esistenti
nella
parte
che
era
rimasta
ai
Ripoli)
che
presentano,
incisi
nel
legno,
motivi
floreali
ad
intaglio
sormontati
da
una
corona.
Le
cornici
delle
porte
sono
a
profilo ondulato
mistilineo
.
*
SISTEMA URBANO E RAPPORTI AMBIENTALI
L’edificio
ha
l’ingresso
su
Via
Carmine
Ripoli,
già
“primo
vico
al
Largo
Trinità”.
L’altro
prospetto,
che
occupa
la
maggior
parte
del
fabbricato
su
Via
Imbriani,
si
affaccia
di
fronte
ad
un
lato
dell’ex
Monastero
delle
Benedettine che prospetta, appunto, su Via Imbriani.
La
costruzione
insiste
su
una
delle
zone
più
antiche
della
città
ed
era
circondata
da
altre
case
“palazziate”
appartenenti
a
famiglie
altolocate,
come i di Lembo ed i Masselli.
Muzio CLEMENTI (1752-1832)
Sonata in Fa diesis minore, Op. 26,
n. 2 - 02. Largo e patetico