Niente! Lui doveva accettare che un giudice affermasse che era affetto da problemi di salute mentale in quanto così aveva detto la parte resistente contro cui lui agiva! E gli si voleva far credere che una simile sentenza non fosse oppugnabile per contraddittorietà e illogicità? Lui doveva accettare di essere definito alcolizzato perché lo aveva detto il Comune per giustificare un’azione indegna di una amministrazione civile…? E dove sono le prove? Quali i fatti a sostegno di tali affermazioni? Ma seppure fosse stato pazzo, se pure fosse stato necessario sottoporlo a Tso, questo era stato eseguito con modalità contrarie a quelle prescritte dalla legge e dov’era la Costituzione che avrebbe dovuto tutelarlo? E dove sono i diritti inviolabili della persona? Anche se fosse stato pazzo, questi andavano puniti! Un medico che senza aver visto il paziente compila un certificato con una diagnosi che dice di non conoscere in quanto suggeritagli, su richiesta di funzionari del Comune, dal medico che avrebbe dovuto controllarlo! E chi era il delirante?! Ah! Giustizia di Dio! Quando arriva? Ma, nello stesso tempo, avevo la consapevolezza del rischio di restare vittima della mia paranoia, di farmi soffocare dall’assurda ragnatela che mi ingabbiava e che bloccava ogni possibilità al mio agire; che non dovevo lasciarmi deprimere da quelle risposte negative farmi condizionare dal pensiero che tutto il mondo complottasse contro di me per sfiancarmi, indurmi a desistere, per farmi arrendere a subire supinamente quella condizione. Restavo consapevole del rischio e che lasciarmi andare all’apatia era come arrendersi e dargliela per vinta. E poi, mica le battaglie si fanno solo se si ha certezza di vincerle! Battersi è un dovere per ogni uomo specie se è in discussione la propria dignità di persona! Si può anche perdere se ci si batte per la Verità e la Giustizia è sarebbe assai misera cosa se questa lotta fosse portata avanti solo a condizione di uscirne vittorioso! Sto vivendo un momento depressivo, mi dicevo, come quando ti svegli e piove e il cielo è grigio. Certo, questo non consola, ottunde lo spirito ma le nuvole sono destinate a scorrere. Occorreva solo attendere che svanissero… e, prima che lo fossero, avevo già trovato un modo per reagire. C’era modo per dare un senso a tutto il lavorio fatto in quei giorni con l’esame delle sentenze della Cassazione per redigere la mia proposta di ricorso e ripresi ardore pensando che avrei potuto utilizzarlo per scrivere un’altra lettera al sindaco Francesco Miglio e per indirizzare a lui il mio malumore anziché farmene vittima. Certo! Solo un palliativo, una ben misera soddisfazione da parte mia dopo l’entusiasmo che aveva accompagnato quel lavoro; un modo, comunque, per reagire a quella momentanea depressione esprimendo il mio disprezzo a questa persona che si professava pronto a morire in nome della legalità contro la quale agiva! Schiaffeggiarlo a pieno viso, questo cialtrone laureato in ipocrisia, con una Lettera Aperta per evidenziare la sua responsabilità personale, oltre che politica e morale, e metterlo alla berlina per la falsa testimonianza che solo la stupidità o la correità del Giudice, per quanto lo riconoscesse bugiardo e fosse consapevole della bugia, aveva omesso di rilevare, dando conto, per quanto in maniera riassuntiva, degli errori logici e delle contraddizioni. che scardinavano l’assunto di quella sentenza. Fu così che il 21 dicembre , giorno successivo alla scadenza dei termini per il ricorso in Cassazione, inviai al sindaco del comune delle bananas, Francesco Miglio , la seguente lettera aperta di cui, per brevità, riporto di seguito soltanto i primi accapi.
Seconda LETTERA APERTA a MIGLIO
sanseveropuntoit, 7 Aprile 2018
Capitolo settimo
Giovannantonio@aruba.it
Giovannantonio Macchiarola
…)
20 dicembre 2017
Lascio, comunque, alla curiosità del mio solidale lettore la possibilità di avere piena cognizione di questa lettera aperta nel testo integrale qui disponibile.