sansaveropuntoit, 7 aprile 2017 Il titolo, come sapete, miei cari sei lettori, non è mio. Sembra, però, possa essere l’assioma della condizione che definisce il mio rapporto con l’amministrazione del Comune di San Severo dal 2001 a tutt’oggi, grazie alla perpetuazione rituale che ne sta facendo il sindaco Francesco Miglio: Il silenzio mafioso Quindici anni di silenzio e, da come l’ha messa il sindaco a digiuno di legalità, tra due mesi saranno sedici! Nessuno che abbia mai risposto alle mie lettere perché non potevano, non sapevano farlo. Perché le mie argomentazioni erano schiaccianti, dimostravano chiaramente le loro responsabilità, svelavano la malizia, i tranelli maldestri con cui si cercava di incastrarmi in procedimenti disciplinari che, rimasti allora tutti senza esito, servono oggi a testimoniare, insieme alla loro pochezza intellettuale e morale, la bassezza e la capacità delinquenziale degli amministratori e funzionari del Comune di San Severo . E il guaio è che quei dirigenti sono ancora in servizio, la «vil razza dannata», quelli senza spina dorsale, squallidi servi che hanno partecipato e assistito in silenzio al martirio di un loro collega e di un loro amico la cui esclusione ha soddisfatto l’invidia ed eluso il senso di colpa per non essergli pari. Per farne solo un esempio della loro intelligenza e cultura, mi viene in mente, miei cari sei lettori, quello che disse il dirigente avventizio Caiozzi Livio in una conferenza di servizio con gli altri sodali scagnozzi dove si ponevano il problema di come rispondere alle lettere di Macchiarola: «Ma come fa questo a conoscere tutte queste norme?» , con ciò denotando la propria insipienza e rivelando quali fossero i meriti che lo avevano a quel ruolo promosso. Ma era già tutto chiaro ai tempi del sindaco Giuliani quando questi mi chiese di risolvergli il problema, che allora lo assillava, della pretesa di nomina a capo gruppo del vecchio amico e consigliere comunale Narciso con il quale aveva avviato una controversia che il Ministero dell’Interno stava risolvendo a favore di quest’ultimo. «Questi dirigenti non sono nemmeno capaci di scrivere una lettera!» visto che la cosa gli premeva e per lui era essenziale venirne a capo da vincitore come, poi, avvenne grazie alla risposta da me fornita al Ministero. Un segretario generale e sei o sette raccogliticci dirigenti a fronte di un sesto livello col diploma! Peccato per lui non essermene stato grato, lasciandomi nelle grinfie del Caposiena! Ecco! Forse, al sindaco Miglio manca un «amanuense» bravo e capace, il che può far comprendere come i politici, se vogliono dei dirigenti asserviti, sono costretti a sceglierseli tra gli individui meno dotati in quanto a spirito e intelligenza. Eppure la mia lettera al sindaco Francesco Miglio mi sembrava non demeritasse una risposta se non, addirittura, una querela!
Il sindaco di San Severo, a digiuno di legalità, difende le illegalità del Comune. E quella a Emiliano, che ne dite? Non si potrà dire che non gliel’ho cantata! Messi all’angolo, non reagiscono…, come due pugili suonati!
Capitolo Quarto Il silenzio è mafia (1)