sanseveropuntoit, 21 settembre 2026
C’era DEL MARCIO A SAN SEVERO C’era DEL MARCIO A SAN SEVERO C’era DEL MARCIO A SAN SEVERO C’era DEL MARCIO A SAN SEVERO C’era DEL MARCIO A SAN SEVERO C’era DEL MARCIO A SAN SEVERO C’era DEL MARCIO A SAN SEVERO C’era DEL MARCIO A SAN SEVERO C’era DEL MARCIO A SAN SEVERO
Ho appreso solo in questi giorni che a seguito delle dimissioni in massa di tredici consiglieri comunali la Colangelo, sindachessa del Cactus, è decaduta dalla carica di sindaco del Comune delle Bananas. La cosa mi ha in un qualche modo sorpreso in quanto nella intestazione della pagina dedicata ai “numeri” del sito ne riproponevo l’immagine (in rispettosa sostituzione di altri e più espliciti simbolismi) con il Cactus come distintivo, insieme a quella del sindaco a digiuno di legalità a cui era, in continuità, subentrata facendosene erede e testamentaria esecutrice. Dai vari articoli leggiucchiati ho appreso, infatti, che la sindachessa del ca-ctus è decaduta già nei primi giorni dello scorso mese di giugno dopo due anni dalla sua elezione; un periodo di tempo che non giustifica la definizione di “era” utilizzata da qualcuno in modo spropositato intendendo un verbo come un sostantivo. Non mi ha mai interessato quale fosse il ‘colore politico’ della amministrazione Colangelo o di quella precedente guidata da Miglio, colore a loro stessi sconosciuto, per cui da ciò che ho letto molto superficialmente negli articoli consultati via Internet e dalle stocastiche componenti della maggioranza Colangelo, resta molto vago se quest’ultima sia stata di centro, di destra o di sinistra, vista la variegata mescolanza di chi l’ha sostenuta e affondata. Da parte mia, ritengo che le amministrazioni succedutesi negli anni a San Severo siano rispondenti unicamente, come ho avanzato il sospetto in altre pagine di questo sito, a qualche gruppo di potere che non si fa scrupolo di utilizzare persone e sigle di partito per mantenere, nella varia discontinuità di quelle succedutesi negli anni, l’effettiva gestione della cosa pubblica attraverso l’utilizzo, persone e sigle che siano, di utili prestanomi. Fuori da ogni logica politica, mi sento, quindi, di esprimere solo un giudizio personale quale (nonostante il rabbioso fastidio del duo Colangelo/Miglio) semplice “cittadino” facente parte di una comunità (polis), limitandomi ad esaminare la dichiarazione resa dalla sindachessa Colangelo del Cactus al termine della sua “era” di due anni. Due anni fa ho assunto l'onore e la responsabilità di guidare la nostra Città con un mandato chiaro affidatomi da migliaia di cittadini. Da quel giorno ho dedicato ogni energia al servizio della comunità, operando con serietà, rigore istituzionale e assoluta autonomia nelle scelte amministrative”. Tralasciando il “mandato chiaro” che non è chiarito (a meno che il ‘chiaro’ sia riferibile ai ‘migliaia di cittadini’ risultando, nel caso, pleonastico) e la ‘assoluta autonomia’ (che quando è totale è sempre sospetta), mi limito a valutare solo i termini essenziali usati dalla sindachessa Colangelo che nell’era dei suoi due anni di amministrazione è riuscita a contravvenire a tutti i concetti con i quali, ponendoli a cappello della sua dichiarazione di commiato, ha voluto assolvere nello spazio di sole tre righe e mezza alla sua ipocrisia. Se volessimo dare una qualche sostanza e significato alla parola “onore”, potremmo individuare in questo termine alquanto vago i concetti di “integrità” o di correttezza e “rispetto di principi”; termine tanto più pregno di significato quando attiene ad un dovere giuridico ( Cfr. articolo 54 della Costituzione ). C’è, dunque, da chiedersi quale “onore” possa rivendicare la Colangelo nell’avere voluto vessare un cittadino e quali siano i principi morali che le hanno dato motivo per voler disconoscere i miei diritti personali tutelati dalla Costituzione e chiaramente prescritti dalla legge anagrafica a cui lei, per aver prestato giuramento nell’assumere la carica, aveva il dovere di adempiere “con disciplina ed onore’’. Al contrario, in perfetta continuità con la prepotenza esercitata dal suo predecessore, ha sentito la necessità di ricorrere in Cassazione per pretendere che ne fossi privato, obbligandosi al tentativo di riparare al dis-onore del sindaco “a digiuno di legalità” con il risultato di non riuscire che a infamare il proprio. Detto questo, mi viene a questo punto da dubitare che volesse dire ‘‘ònere’’ e che il termine ‘‘onore’’ sia stato solo un errore, suo o del giornalista. Più semplice comprendere il concetto che sottende al termine “responsabilità” esprimibile come “onere giuridico e morale” delle azioni che si compiono ovvero “consapevolezza delle proprie azioni” ma anche “sottomissione alle conseguenze della violazione di un dovere giuridico” mentre con il termine “serietà” (derivante dal latino ‘serius’ con significato di ‘grave’ e ‘peso’), si indica un modo di agire “non frivolo” ma azione ponderata e responsabile” e “coscienza dei propri doveri”. Non vedo, tuttavia, come tali sbandierati “valori” abbiano avuto rappresentanza agli occhi della Colangelo che, senza temere conseguenze dalla violazione del dovere giuridico, ha proposto ricorso in Cassazione solo per assecondare un comportamento persecutorio agendo senza alcuna ponderata valutazione e in modo del tutto “frivolo” e irresponsabile; tanto che, essendo risultata soccombente, è stata costretta ( rigor legis ) al pagamento di non futili spese a cui ha potuto provvedere non di tasca propria ma ricorrendo alla cassa comunale e, me compreso, a spese di tutti i cittadini assommando tale ònere a quello già sborsato dal suo predecessore di cui si era assunta il patrocinio per condividerne, infine, l’onta e la sconfitta. Altrettanto ipocrita risulta, infine, l’utilizzo dell’espressione “rigore istituzionale” , termine derivante dal verbo latino ‘rigere’ con il significato di essere rigido (rigor mortis) ma anche ‘stretto’, ‘obbligato’ e ‘conseguente’ a ciò che è prescritto, come in questo caso, alle Istituzioni ( a rigor di Legge ). Tanto assorta nell’obbligo assunto di farsi garante della prepotenza del suo tartufesco predecessore, non si è sentita vincolata all’obbligo derivante dal suo incarico istituzionale senza, inoltre, esercitare alcun “rigore” nei confronti della delegata Fanelli Soccorsa, prestatasi ignobilmente ad assecondare sordide manovre ed eclatanti omissioni col venir meno a tutti i doveri del pubblico Ufficio a cui è ancora preposta per essere stata confermata in quel ruolo dalla Colangelo a premio del suo agire prono e servile. Queste circostanze sono state tutte e ampiamente denunciate su questo sito lasciandone indelebile testimonianza a onta di Francesco Miglio, il sindaco del Comune delle Bananas, truffatore di Santi e di Ministri, e della sindachessa del Cactus che ne ha condiviso le azioni e l’ipocrisia. N.B. Per meglio comprendere il senso di queste mie osservazioni si rimanda ai Fuorisacco n.4 e n.5 e, in particolare, alla lettera indirizzata alla sindachessa del Ca**o presente alla pagina: https://www.sansevero.it/fuorisacco05/senzafdimoradue10.htm
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OSSERVAZIONI SU UNA SINDACHESSA DECADUTA