segue Premessa I tempi di una premessa non consentono di fare ulteriori riferimenti storici che potrebbero denotare la validità di questo assunto di dilungarsi in una analisi socio-politica dei tempi attuali se non quello di esprimere l’opinione che l’assuefazione e l’adattamento degli Italiani, o del popolo italiano se si preferisce, è tale da sembrare di vivere in un’epoca da “ancien Regime” e molto lontana dai rigurgiti di un pensiero rivoluzionario che possa abbatterlo. Da una parte una élite di politici, burocrati, grandi finanze, ricchezze e, dall’altra, una massa di stipendiati, pensionati, disoccupati, povertà e, mentre esistono stipendi, compensi e prebende che sfiorano mezzo milione di euro, a quegli altri, alla massa, vien dato il dieci, il cinque, il due, l’uno, il niente per cento di quella somma con l’aggiunta che, se viene il momento di contenere le spese totali, sono essi i primi a dover farsene carico essendo così numerosi e pecoroni. La mancanza di spina dorsale, la commistione, la complicità, la passività, l’ignavia ci ha convinti persino che sia un esercizio di democrazia il poterceli eleggere i nostri attuali «dominatori» come amiamo pensare a quelli che, invece, dovrebbero essere solo i rappresentanti dei nostri bisogni. Ma questa non è la premessa ad una disanima della situazione politica, sociale e culturale dell’Italia e degli italiani nel momento storico attuale o dell’ Esprit Italienne , visto che bisogna adeguarsi ad un francesismo per esprimere una cosa che, a quanto pare, il Popolo Italiano non ha! Questa vuol essere, invece, la premessa fondante della vicenda che mi riguarda e che, dopo averla subita per quindici anni, voglio infine provare a raccontare per esteso in modo da offrire, attraverso queste pagine, un resoconto esemplare dello squallore morale, civile e sociale del grado di «Selezione» raggiunto ai nostri tempi e delle modalità con cui questa mutazione può realizzarsi in una piccola e borbonica cittadina di provincia collocata in un Seicento manzoniano. Una storia minima per evidenziare queste caratteristiche nel loro trasudarsi e realizzarsi nella concreta realtà di un piccolo comune; una storia per testimoniare fatti, azioni e persecuzioni di una Amministrazione pubblica delinquenziale contro un proprio dipendente, contro una persona; per resocontare gli abusi e le illegalità di cui una pubblica amministrazione è stata capace, anche oltre i limiti della logica e del senso comune, pur di far valere i termini del proprio potere mafioso; per denunciare come la gestione del potere mafioso nella cosa pubblica si esplichi nella omertà delle istituzioni e trovi consenso, adesione e sostegno sul piano individuale, morale e sociale di una comunità indifferente e imbelle e ormai assuefatta. Resto in attesa che una futura generazione sappia intendere il senso di questa storia senza catalogarla alla stregua di un graffito sulle mura sporche di un meridionale, arretrato e incivile paese di provincia. E, allora, andiamo al punto e … corriamo sul posto! Proprio qui, nel «Comune delle Bananas»
Giovannantonio Macchiarola Giovannantonio@aruba.it
Queste pagine sono una rielaborazione solo grafica di testi già pubblicati nel 2017
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