IL CD-ROM
“SAN SEVERO 2000”
sanseveropuntoit, 20 ottobre 2026
PALAZZO CARAFA
SISTEMA URBANO E RAPPORTI AMBIENTALI Il palazzo prospetta su Corso Vittorio Emanuele II, già strada San Lorenzo, perché porta all’ex Monastero delle Benedettine con l’annessa Chiesa di San Lorenzo. Tale complesso, chiesa e Monastero, fu progettata dall’architetto napoletano Giuseppe Astarite nel 1738. Approfondimento Il linguaggio vaccariano è giunto anche in Capitanata e a San Severo è documentata la presenza di un suo allievo, Giuseppe Astarite , nel 1738. Una cronaca del secolo scorso, firmata da suor Filomena de Ambrosio (dal titolo: Monastero di S.Benedetto. Notizie), conservata nella Biblioteca Comunale di San Severo, ricorda, infatti, che nel 1738 venne da Napoli l’architetto “Giuseppe Assurite” per preparare il progetto del Monastero delle Benedettine e dell’annessa Chiesa di San Lorenzo. Manoscritto Come suggerisce M. Basile Bonsante (in “Chiesa di San Lorenzo - già di S.Maria Maddalena e di S.Maria delle Monache - ed ex Monastero delle Benedettine, San Severo, in ‘‘ Insediamenti Benedettini in Puglia ”, V.II), il nome di “Giuseppe Assurite” è interpretabile come una erronea trascrizione, da un più antico documento perduto, di Giuseppe   Astarite , architetto del quale, nella Chiesa di San Lorenzo, sono perfettamente riconoscibili i modi. L’edificio, destinato ad accogliere una delle famiglie più in vista della città, sporge in una strada centrale ed è ubicato tra il Monastero delle Benedettine da una parte e quello dei Padri Celestini dall’altra. Approfondimento Il Monastero delle Monache Benedettine accoglieva le figlie delle migliori famiglie della città e dei dintorni in quanto agli inizi del Seicento la dote richiesta raggiungeva la somma di 150 ducati e, quindi, con l’obbligo della dote e del corredo personale, si stabiliva una naturale selezione in quanto solo le ragazze delle famiglie più benestanti potevano accedere al monastero. Altro polo era l’importante Monastero dei Padri Celestini, ubicato in posizione baricentrica rispetto al nucleo più antico della città, con vasti possedimenti terrieri che gli conferivano una notevole importanza nella economia della città rafforzata, nel periodo dal 1743 al 1766, dalla figura del sanseverese Abate Giuseppe   Maria   Turco che apportò anche un incisivo incremento a beneficio della comunità monastica, nella estensione e nelle rendite del patrimonio immobiliare.
DESCRIZIONE del Palazzo CARAFA Solo la facciata principale è arricchita da preziosi elementi decorativi; l’altro lato presenta due finestre ed un verone con due aperture. Il cornicione che corre lungo tutta la facciata principale, non continua su tutta la parete laterale, ma si interrompe subito dopo la prima finestra, che è l’unica apertura nella parete a possedere una piccola decorazione e cioè una volutina ai lati degli stipiti . Il prospetto su Corso Vittorio Emanuele presenta quattro portali ad arco a pieno sesto e quello di accesso al palazzo è di altezza maggiore rispetto agli altri tre. Al primo piano si aprono quattro finestre con verone inquadrate da stipiti profilati con più modanature a diversi livelli culminanti nella trabeazione in due volute disposte obliquamente; sopra, il timpano triangolare presenta una base allungata ai lati. Dei quattro portali , tre presentano sulla chiave d’ arco uno stemma decorativo. Quello sul portale di ingresso appare abbreviato, quasi compresso nello spazio ridotto tra l’ arco del portale di ingresso più alto degli altri ed i veroni sovrastanti. Questi sono uniti da una mensola diritta, lineare, così da formare un solo verone a forma ondeggiante. Anche i due balconi laterali presentano la forma concava-convessa sì che il gioco plastico curvilineo continua ininterrotto su tutta la facciata che riceve un effetto dinamico, quasi in contrasto con la staticità della piatta parete di fondo, priva di decorazioni. La ricca ornamentazione interessa, ancora una volta, solo la mensola litica dei veroni che, sulla parte inferiore, presenta volute   fuse con motivi vegetali e, talvolta, col tipico motivo della conchiglia. Tutta la decorazione a bassorilievo è compresa nelle specchiature modanate che seguono la forma ondeggiante delle balaustre in ferro e delle mensole . L’unico angolo dell’edificio è a spigolo retto con una decorazione sotto il cornicione , ora abrasa, che abbraccia le due facciate. L’ingresso presenta un androne con volta a botte lunettata ed un atrio su cui si affaccia una loggia che occupa due pareti del primo piano. Parte del loggiato è coperta da una cupola a semi calotta ripartita in riquadri di stucco di cui quello centrale presenta lo stemma della famiglia “di Lembo”. Si accede al primo piano a sinistra dell’atrio attraverso due rampe. I primi tre gradini, non essendo addossati alla parete, sono smussati da un lato, come avviene anche in palazzo Giuliani già de Ambrosio. Le scale hanno volte a botte, decorate con semplici specchiature a profilo ondulato, mentre il pianerottolo ha la volta a vela. L’interno del “piano nobile” è stato completamente ristrutturato ed è diviso in due unità abitative di proprietà della famiglia Carafa, che ha acquistato il palazzo intorno al 1935 dai di Lembo. STEMMI Un vistoso stemma, raffigurante un’aquila sopra un albero ed un ferro di cavallo, è posto, in modo da notarsi anche dal portale   di ingresso, nella specchiatura    di centro della cupola a semicalotta, il tutto circondato da volute e motivi vegetali e sormontato da una corona. Stemmi decorativi sono presenti anche sui portali della facciata principale formati da volute e foglie d’ acanto . *
(foto Tota) (foto Tota) (foto Tota) (foto Pisante) (foto Pisante) (foto Pisante)
(foto Tota)
(foto Pisante)