L’edificio
era,
nel
1758,
definito
“casa
propria
palazziata”
di
proprietà
di
don
Michele
di
Lembo,
“nobile
galantuomo”
di
anni
34,
che
abitava
il
palazzo con la moglie Arcangela Coscia, un figlio e la nutrice.
La
costruzione
nel
1758
occupava,
quindi,
già
l’area
attuale
ed
era
arricchita
dalle decorazioni che ammiriamo tutt’ora.
Approfondimento
Nell’elenco
dei
decurioni
che
detengono
tale
carica
dal
1721
al
1740,
risulta
il
“magnificus”
Pasquale
di
Lembo
di
Giuseppe
nato
il
23.10.1701,
mentre
tra
quelli
in
carica
dal
1741
al
1764
si
legge
di
un
“magnificus”
Michele
di
Lembo
di
Pasquale
nato
il
1724
e
tra
i
“sindaci”
in
carica
dal
1795
al
1796
troviamo
il
“magnificus”
Cesare
di
Lembo di Michele nato il 14.3.1762.
Può
essere
stato,
quindi,
il
“nobile
galantuomo”
e,
per
molti
anni,
decurione
Michele
di
Lembo
o
il
padre
don
Pasquale
a
costruire,
o
meglio,
a
far
decorare
il
palazzo
per
sé
nella
metà
del
Settecento,
in
quanto
l’edificio
presenta
chiari
riferimenti
all’architettura
che
si
sviluppa
in
città
nella
metà
del
700
ed
oltre,
come
la
complicata,
eppur
signorile,
trabeazione
delle
finestre
con
verone,
la
ricca
decorazione
litica
delle
mensole
che
si
confonde
con
gli
stemmi
decorativi
al
centro
di
ogni
portale
e
un
mezzanino
presente
sulla
parte
terminale
a
sinistra
del
palazzo
che
provoca
l’abbassamento del quarto
portale
.
Confronto
All’interno,
la
cupola
a
semicalotta
con
le
specchiature
modanate
;
il
motivo
floreale
al
centro
circondato
da
stucchi
decorativi
simili
a
quelli
che
si
vedono
in
altri
palazzi
o
chiese
dell’epoca
(come
San
Giovanni
Battista
e
Santa
Maria
in
Strada);
la
ripartizione
in
specchiature
,
la
elegante
decorazione
che
investe
anche
lo
stemma
della
famiglia
in
posizione
centrale,
trovano
riscontro
nell’architettura
napoletana
e
nella
decorazione
“vaccariana”
tanto
diffusa in Capitanata per tutto il secolo.
La
facciata
laterale
priva
di
ornamentazione
fa
pensare
all’uso
diffuso
di
arricchire
di
elementi
decorativi
solo
la
parte
palazziale
che
si
affacciava
sulla
strada
principale
o
che
si
poteva
osservare
dalla
strada
principale,
trascurando il resto.
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