Indice:
Il manoscritto del Sordo
Gli acquisti
Le divisioni e i lasciti
La costruzione sulla porta di Foggia
Le divisioni e i lasciti
Si
legge
poi
nel
testamento
di
Giovanni
del
Sordo
nel
1753,
che
tutti
ì
suoi
figli
sono
ammogliati
con
prole
e
ciò
porta
a
pensare
che
a
questa
serie
di
acquisti,
operati
tra
il
1740
ed
il
1752,
sia
seguita
una
fase
di
costruzione
in
quanto
alle
due
famiglie
ospitate
in
origine,
quella
di
Giovanni
con
i
tre
figli
Matteo,
Giovanni
Antonio
e
Michelangelo
e
l'altra
del
reverendo
don
Francesco
assistito
dalla
sorella
Orazia,
si
sia
passati
a
quattro,
cioè
i
tre
nipoti
assieme
allo
zio.
Infatti
Matteo
e
Giovanni
Antonio
sposano
le
sorelle
Carmina
ed
Angiola
Nigro,
mentre
Michelangelo
sposa
Cattarina
Fraccacreta, figlia del “massaro” Leonardo Fraccacreta.
In
una
valutazione
chiesta
dal
reverendo
don
Francesco
dopo
la
morte
del
fratello
Giovanni
(1753)
per
poter
donare
metà
del
suo
ai
nipoti
si
legge
di
“un
comprensorio
di
case
in
Parrocchia
di
San
Nicola
attaccato
da
una
parte
e
dall'altra
e
sulla
porta
antica
della
città
detta
di
Foggia,
stimate
le
fabbriche in ducati 2841”.
Nella
stessa
via
era
attaccato
alla
casa
di
Giovanni
Ceglia
un
forno
con
due camere superiori abitabili.
In
una
valutazione
fatta
nel
1754,
dall'esperto
maestro
muratore
Michele
Iannelli
che
stima
lo
intero
comprensorio
di
case
che
è
stato
suddiviso
in
quattro
parti
dai
signori
del
Sordo,
si
legge
che:
una
quota
era
costituita
da
“quattro
camere
superiori,
due
delle
quali
sono
alla
strada”
e,
propriamente,
quelle
che
hanno
la
“solita
ed
antica
uscita”
col
mugnalino,
e
“due
altre
stanze
dietro
alle
medesime
che
ricevono
il
lume
dalli
tetti
colli
rispettivi
sottani e sue comodità, valutate e apprezzate ducati 609”.
Una
seconda
quota
era
costituita
da
“due
lammie
con
due
sottani
a
mano
destra
della
porta
di
Foggia
con
un
cortile
appresso
la
stessa
riviera,
una
camera
alla
destra,
sin
parte
di
dentro
la
porta
e
due
altre
camere
appresso
la
medesima
con
finestre
dentro
il
cortile
valutate
ducati
883;
inoltre
un
forno con due camere soprastanti abitabili giusta li suoi predetti confini”.
La
terza
quota
era
costituita
da
“una
casa
per
propria
abitazione
nella
suddetta
loro
solita
uscita,
consistente
in
quattro
camere
superiori
e
quattro
inferiori
e
proprio
quelle
che
stanno
nella
parte
di
fuori
della
città
contigue
a
tutte
le
altre
della
“communità”
da
un
lato,
dall’altro
lato
colla
casetta
del
Mag,co
Nicolò
Grassi,
casa
di
Carmine
Stefano
Catalino
e
strada
del
fosso
valutata
ducati
691”.
Infine
la
quarta
ed
ultima
quota
costituita
da
"quattro
camere
colli
suoi
sottani
e
cortile
murato,
attaccato
e
proprio
quelle
che
stanno
a
mano
sinistra
della
porta
di
Foggia
quando
si
esce
fuori
della
città
e
sulla
detta
porta
con
balconi
in
ferro
e
loggione
sopra
la
stessa
valutati
ducati 1200”.
In
occasione
di
una
divisione
bonaria,
chiesta
ed
ottenuta
da
Michelangelo
del
Sordo
nell'anno
1766,
“per
meglio
seguire
le
sue
cose
e
mettere
a
frutto
i
suoi
beni”,
e
dai
fratelli
Matteo
e
Giovanni
Antonio
che
restano
insieme
allo
zio
reverendo
don
Francesco,
vi
è
una
“fede”
del
maestro
muratore
Michele
Iannelli
in
cui
si
legge:
"Fo
piena
ed
indubitata
fede
io
qui
sottoscritto
Michele
Iannelli
di
questa
città
di
San
Severo,
esperto
muratore
da
ratificarla
con
giuramento
a
richiesta
del
M.R.sacerdote
D.Francesco
del
Sordo
e
dei
suoi
nipoti
sig.ri
Matteo,
Giovanni
Antonio
e
Michelangelo
del
Sordo
della
medesima,
ho
misurato
ed
apprezzato
tutte
le
di
loro
case
site
in
Parrocchia
di
San
Nicola
e
quelle
propriamente
che
sono
attaccate
a
mano
destra
e
sinistra
della
porta
detta
di
Foggia,
nelle
quali
attualmente
abitano
e
che
da
essi
fratelli
non
meno
che
da
don
Francesco
del
Sordo
di
loro
zio,
sono
state
concordemente
divise
in
quattro
parti,
come
si
vedrà,
ciascuna
delle
quali
avendo
con
tutta
la
dovuta
attenzione
misurata,
ne
ho
fatto
la
seguente
stima;
cioè
“misura
della
prima
parte
composta
di
quattro
camere
superiori
e
tre
inferiori
con
cantina,
sita
una
di
esse
camere
sopra
la
detta
porta,
e
le
altre
tre
dalla
sinistra
quando
si
esce e più da un loggione e cortiletto”.
In
questa
prima
parte
tra
le
varie
voci
troviamo
“Muro
comune
col
Ceglia,
lungo
palmi
50
alto
palmi
40
grosso
palmi
2
e1/2
metà
=
canne
18
e
palmi
48”.
“Misura
della
seconda
parte
composta
di
due
lammie
e
due
sottani
attaccati
alla
Porta
di
Foggia
a
mano
destra
quando
si
esce,
di
un
cortile
della
stessa
parte,
di
una
camera
verso
la
strada
e
di
due
altre
camere
verso
il
detto
cortile
ed
una
cucinetta”.
“Misura
della
terza
parte
composta
di
quattro
camere
superiori,
.due
delle
quali
sono
alla
strada
e
di
una
cantina”.
“Misura
della
quarta
ed
ultima
parte
composta
di
quattro
camere
soprane
dalla
parte
di
fuori
e
di
un
lammione
che
ha
servito
per
uso
di
mulino”.
Leggiamo
ancora,
in
data
1.3.1767,
di
un
ulteriore
acquisto
fatto
da
Matteo
del
Sordo,
da
Giovanni
Ceglia
“di
una
casa
di
due
membri
superiori
e
due
inferiori
lammiati,
sita
essa
casa
in
Parrocchia
di
S.Nicola,
fra
la
casa
di esso Matteo e il forno di suo zio Rev.D.Francesco”.
Quindi
la
casa
di
Giovanni
Ceglia
entra
nel
1767
a
far
parte
del
Palazzo
del
Sordo.
Questo
conferma
la
tesi
di
una
non
unica
costruzione
ma
di
una
riunione
o
un
riordino
nel
tempo
di
più
immobili
che
alla
fine
costituiranno
l’intero complesso oggi esistente.
In
un’altra
fede
dei
maestri
Iannelli
e
Vitucci
dell'agosto
del
1771,
relativa
alle
migliorie
fatte
nelle
porzioni
del
reverendo
Don
Francesco
e
dei
signori
Matteo
e
Giovanni
Antonio,
si
legge
sia
di
“assetti
di
finestre
e
balconi
che
di
cimose
di
finestre,
architravi
di
porte
e
balconi,
capitelli,
portone
di
pietra,
ecc.”
che
ci
fanno
pensare
ad
una
seconda
fase,
dopo
la
prima
di
acquisto
e
riunione
di
più
aree
o
immobili,
di
estetica,
per
così
dire, del palazzo.
Che
vi
siano
delle
sopraelevazioni
su
strutture
già
esistenti
lo
si
nota
anche
perché
nella
quota
di
don
Francesco
si
legge
tra
l'altro
di
“una
giunta
di
muro sopra al vecchio”.
Ci
sono
una
serie
di
testamenti
del
reverendo
don
Francesco,
morto
il
30
maggio
1775,
l’ultimo
dei
quali,
del
15.3.1772,
finisce
con
il
lasciare
erede
universale
il
pronipote
dr.
don
Tommaso,
figlio
di
Matteo,
affidando
un
lascito
di
2000
ducati
all'altro
pronipote
Andrea
Felice
figlio
di
Giovanni
Antonio.
In
questo
lascito
sono
comprese
“due
camere
superiori,
cioè
una
col
balcone
grande,
che
sporge
alla
strada
e
dentro
la
porta,
che
si
dice
di
Foggia,
un'altra
camera
attaccata
alla
stessa,
alla
quale
vi
è
adiacente
uno
scoverto,
da
cui
riceve
lume
questa
seconda
camera,
con
tutti
li
rispettivi
sottani
che
attaccano
alla
casa
del
suddetto
sig.Michelangelo,
ad
eccezione
di
quel
sottano
del
portone
che
ha
l'uscita
alla
suddetta
porta
di
Foggia
in
quanto
contiene
la
tavolata
che
oggi
esiste
e
la
gradinata;
alle
quali
camere
vada
anche
unito
il
portone
nuovo
che
sporge
verso
l’Ospedale
con
tutto
il
cortiglio”, oggi di proprietà Pazienza.
Tali
camere,
su
parere
del
maestro
muratore
Michele
Iannelli,
vengono
permutate
“con
una
grotta
lamiata
e
con
due
altri
sottani
lamiati,
anche
ereditati,
e
propriamente
quei
due
che
sporgono
nella
strada
maggiore
che
circonda
la
città
ed
attaccano
con
la
porta
di
Foggia
sulla
destra
uscendosi
dalla medesima”, oggi di proprietà Pazienza.
Le
ultime
notizie
che
possono
attingersi
dal
libro
innanzi
citato
vengono
da
una
"fede"
del
maestro
muratore
Michele
Iannelli
del
19.8.1775
che
valuta
sia
le
camere
che
i
sottani
lasciati
dal
reverendo
don
Francesco
morto
il
30.5.1775.
E’
probabile
poi
che
tra
il
1778,
anno
in
cui
muore
anche
il
padre
di
don
Tommaso,
ed
il
1780
(data
impressa
sullo
stemma
decorativo
posto
sul
portale
di
ingresso
con
civ.131)
furono
eseguiti
dei
restauri
ai
palazzi
ormai
abitati
da
due
soli
proprietari,
don
Tommaso
da
una
parte
e
don
Andrea
Felice figlio di Giovanni Antonio dall’altra.
La costruzione sulla porta di Foggia
Altre
notizie
ci
vengono
fornite
da
Matteo
Fraccacreta
nel
suo
Tomo
V
in
cui
alla
pag.
74
si
legge
“fu
un
abuso
permettere
la
costruzione
della
stanza
e
del
terrazzo
sulla
porta
ciononostante
fu
dal
comune,
per
demolirla,
pagata
a
don
Paolo
del
Sordo
del
fu
Benedetto
una
somma
di
ducati
611,
oltre
il
cemento
per
rifarvi
la
facciata.
La
Porta
di
Foggia
viene
demolita
col
pretesto
di
ampliarsi
l'orizzonte
della
strada,
Il
terrazzo
col
tetto
e
la
stanza
tra
questo
e
la
porta
si
diroccò
sino
al
mercoledì
17,
la
lamia
il
18.10.1838”.
Il
Fraccacreta
ce
la
descrive
minuziosamente
‘
inarcata
a
botte
o
mezzo
cilindro
con
angolo
ottuso
’,
riportando
i
materiali
e
le
dimensioni
(la
porta
era
alta
circa
m.5.40;
la
stanza
sovrastante
circa
m.4,50
ed
il
terrazzo
sovrastante
la
stanza
coperto
da
una
tettoia,
circa
m.
2,60;
complessivamente avevano un'altezza di circa m.12,50).
Aggiunge
poi
che
con
parte
del
materiale
lapideo
recuperato
dalla
demolizione
della
porta
si
costruirono
le
porte
dei
sottani
e
dei
balconi
che
furono creati là dove si appoggiava la porta.
*
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IL MANOSCRITTO DEL SORDO
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