Vincenzo De Ambrosio,
relativamente al dialetto, in una lettera inviata
a R. Liberatore, scriveva:
“Sento quello di Foggia il dialetto di un popolo molle e delicato
e di un popolo austero e fiero quello di San Severo.
Tutti gli altri Comuni trovansi nel mezzo di questi due opposti caratteri,
e sapete essere i dialetti come i caratteri!
Il dialetto sanseverese si fonda su radici italiche ed orientali
e ciò è deducibile dalla pronuncia dei dittonghi”.
DI
SAN SEVERO
SANT’ANTONIO
Nel
giorno
di
Sant’Antonio
Abate,
il
17
gennaio,
davanti
al
sagrato
della
chiesa
omonima
il
sacerdote
benediceva
gli
animali,
ornati
di
fiori
e
di
nastri
variopinti, ivi fatti radunare.
In
detto
giorno,
a
devozione
del
santo,
si
usa
ancora
mangiare
broccoli
con
i
“cecatèlle”,
specie
di
pasta
corta
fatta
in
casa
con
semola
e
più
grande
dei
‘‘recchietèlle",
(questi
hanno
forma
di
cupoletta,
i
“cecatèlle”
hanno,
invece,
forma allungata).
È
da
ricordare
che
il
17
gennaio,
festa
di
Sànd'Andúnë
(Sant'Antonio
Abate),
a
San
Severo
si
usava
fare
l'albero
della
cuccagna
e,
nelle
vicinanze
della
chiesa
del
Santo,
si
allestiva
un
palco
per
una
gara
tra
mangiatori
di
rëcchjëtèllë
(cappelletti).
Il
premio,
che
consisteva
nel
regalo
di
generi
alimentari,
veniva
assegnato a colui che ne mangiava di più.
CANDELORA
Il
2
febbraio
la
chiesa
celebra
la
Candelora.
Un
tempo
i
fedeli
erano
soliti
portare
in
chiesa
una
candela
per
farla
benedire
dal
sacerdote
e,
poi,
appenderla
in
casa
vicino
al
letto
per
accenderla
quando
un
familiare
era
moribondo.
Ora
i
fedeli
vanno
in
chiesa,
acquistano
una
candela,
partecipano
alla
processione
che
avviene
all’interno
del
tempio,
lasciando
la candela accesa davanti all’altare.
In
merito
a
questa
ricorrenza,
c’è
un
motto
che
dice:
"A
Cannelòra
a
vernate
è
fòre",
per
significare
che
l'inverno
è
finito.