Un viaggio a San Severo
FUORI SACCO 9
TRASCORSI E PRECEDENTI
Il fatto di cui intendo rendere conto è ampiamente esposto e circostanziato nella lettera inviata al Segretario Generale del Comune di San Severo in data 8 maggio 2006. Potrei facilmente riportarla nella sua interezza, lasciando la libertà di farne lettura o di ignorarla, senza alcun commento da parte mia. Inoltre, il fatto risale alla fine di febbraio e i sette mesi trascorsi nel frattempo e la soluzione, per quanto del tutto parziale, di cui ho preso cognizione solo in questi giorni di ottobre seppure non in maniera ufficiale, potrebbe far risultare del tutto pleonastico qualsiasi commento e, forse, potrebbe non giustificare le pagine che sto scrivendo a distanza di cinque mesi dall’invio di quella lettera. Ritengo, tuttavia, di dover correre questo rischio in quanto la sola esposizione della comunicazione fatta al Segretario Generale del Comune senza un commento che l’attualizzi all’adesso per introdurla e ne spieghi le circostanze non servirebbe a mettere in evidenza il reclamo, anzi, i reclami che la giustificavano, né a spiegare il ritardo per esporli, dopo tre mesi, solo l’8 maggio successivo. Rischio che mi assumo volentieri per cogliere l’occasione di farne un racconto non formale, come quello richiesto o atteso in una comunicazione da inviasi ad una amministrazione pubblica e, nel caso, a un Segretario Generale, che non consente di esporre situazioni del tutto inacettabili in una lettera ufficiale con cui si vuole avanzare una richiesta o esporre una denuncia Come, ad esempio, il fatto che mentre mi stato dirigendo verso l’ufficio addetto al rilascio delle carte di identità, avevo incontrato in piazza Municipio un dirigente del Comune, ritengo in pensione, il quale, a segno della liete sorpresa di rivedermi dopo anni, mi aveva abbracciato con una affettuosità sorprendente e, venendo a sapere che stavo andando a richiedere il rilascio della carta d’identità, si era offerto di mettersi a disposizione per agevolarmi l’accesso all’ufficio, che poi scoprii essere quel giorno in chiusura, andando a parlare direttamente con l’impegato addetto e, quindi, a tenermi compagnia intrattenendosi in una conversazione del tutto amichevole. Dopo quel piacevole intrattenerci in cui, tra l’altro, nel dargli conto di come me la passavo e di cosa fecessi, ebbi modo, suscitando tutto il suo interesse, di parlargli del mio sito internet, aveva dovuto lasciarmi ed ero rimasto in quell’ufficio ad attendere che fossero smaltiti gli altri raccomandati già in fila prima di me. Al termine di tutta la procedura svolta dall’impiegato addetto con consumata professionalità e senza che desse l’aria di riconoscermi e a cui corrisposi nello stesso modo, accorgendomi nell’uscire che nei locali attigui era dislocato l’ufficio di protocollo e a mente che nell’anno precedente durante una prestazione di Pronto Soccorso Ospedaliero avevo riscontrato la mancata modifica del mio domicilio nel database sanitario, pensai che quella fosse l’occasione migliore per presentare direttamente una richiesta perché si procedesse alla opportuna variazione. Occorre chiarire che la sentenza della Sezione Civile della Corte di Appello di Bari in data 16 maggio 2024 aveva acclarato il mio diritto alla residenza nel Comune di San Severo disponendo la ‘‘immediata’’ iscrizione nel domicilio da me indicato e condannando il Comune per non aver ottemperato alla mia legittima richiesta. Fu quella l’occasione in cui, leggendo le ragioni addotte a sua difesa, il Comune di San Severo mi dette occasione di poterlo definire il «Comune del Cazzo», in sostituzione del precedente ‘Comune delle Bananas’ fin lì meritato. L’aver, quindi, appreso di risultare ancora nel 2025 residente in ‘‘via dell’Angelo Custode’’ come surrettiziamente, il Comune aveva stabilito in maniera illegale nel 2022, mi aveva indignato ma, distratto da altro e forse per ‘scanzarmi’ il fastidio di scrivere nuovamente al sindaco a digiuno di legalità e, peggio ancora, con la conseguenza rischiosa di dover ancora una volta affrontare il pericolo di un nuovo confronto con la ‘ capra ’ da lui delegata all’Anagrafe del «Comune del Cazzo», avevo rimandato la cosa fino a dimenticarmene. Trovandomi, quindi in sede e con l’ufficio protocollo a un solo passo, avevo pensato che non avrei avuto più facile occasione di quella per presentare un richiesta perché si ponesse rimedio a quella mancanza Ma, evidentemente, le capre hanno facile accesso ai pascoli del Comune delle Banans per cui non dirò né aggiungerò nulla a quanto accaduto in quella giornata del 26 febbraio nel presentare la mia richiesta e al deprecabile comportamento tenuto dalla ineffabile e innominabile impiegata dell’Ufficio Protocollo, rimandando a quanto compiutamente raccontato nella lettera inviata al Segretario Generale del Comune l’8 maggio 2026.
indice sanseveropuntoit,  10 Ottobre 2026