Ero distante mille miglia da San Severo quando nei primi giorni di gennaio ricevetti una telefonata che valse a entusiasmarmi; tanto da decidere di rientrare al più presto in sede: un giornalista dell’Unità chiedeva di potermi intervistare per dare diffusione all’azione criminale di cui ero stato vittima. Non ebbi, quindi, alcun indugio a mettermi in viaggio e, senza altra sosta se non quelle strettamente necessarie, coprii quel lungo percorso nell’arco di una sola giornata tenendomi sveglio alla guida con astratte divagazioni sulle prospettive aperte dalla divulgazione della mia denuncia su un giornale di rilevante tiratura e sulla ridondanza a livello nazionale di un’azione tanto grave e inusitata commessa a danno di un benemerito dipendente pubblico e sul conseguente discredito che ne sarebbe derivato a una amministrazione ingrata. Inoltre - pensavo - essendo già trascorsi sei mesi dalla denuncia da me direttamente trasmessa alla Procura e contestualmente presentata ai Carabinieri, avrei ottenuto, oltre che sul piano morale, piena giustizia anche su quello penale con la inevitabile condanna di quanti avevano partecipato all’arbitrio che mi aveva offeso.
Capitolo QUINDICESIMO L’UFFICIO CHE NON C’E’
sanseveropuntoit, 28 settembre 2026
UN RITORNO ENTUSIASTA