DELUSIONI DI LEGGE La prima cosa che feci al rientro, dopo aver contattato il giornalista dell’Unità e fissato un appuntamento per il giorno seguente, fu quella di andare in Caserma per avere conferma, trascorsi i sei mesi, quanto ci fosse da attendere per l’iscrizione nel registro degli indagati delle persone individuate dalla Procura di Foggia quali imputati del reato commesso. Non sono in grado, dopo tanti anni, di dar conto dei vari sentimenti che mi si affollarono in mente quando seppi che la mia denuncia non era stata ancora inoltrata alla Procura, né servì a consolarmi la giustificazione che mi diede il maresciallo Fingo addebitando il ritardo a un caso di delinquenza molto grave che lo aveva assorbito di recente. Cercai di contenere o, almeno, di dissimulare la mia amarezza nei confronti di quel comportamento inaspettato e del tutto deludente a confronto di quanto mi aveva detto sei mesi prima, dopo essermi lamentato della indifferenza di un altro, più o meno graduato, che mi aveva fatto resistenze prima che lui lo subentrasse, e cioè che il fatto da me denunciato era di una tale gravità che nessuna Caserma dei Carabinieri avrebbe mai potuto rifiutare di ricevere una denuncia per un caso come quello che gli stavo esponendo. Verificare dopo sei mesi cosa ne avesse fatto di quella denuncia che ‘non si poteva rifiutare’ era estremamente deludente specie ricordando quello che ebbi a dirgli in quella occasione sei mesi prima; di apprezzare tanto il suo zelo e il suo senso del dovere che, per quanto avessi una visione mentale avversa alle ‘divise’, mi sarei convinto a chiedere di diventare Carabiniere se, a suo tempo, avessi saputo che una persona come lui ne aveva fatto domanda! Ora che ne sto scrivendo a distanza di tanti anni, comprendo che non era imputabile a lui quella dimenticanza, ovvero quell’insabbiamento che lui aveva dovuto subire per evidenti imposizioni gerarchiche. Infatti, ora che ne sono in possesso, posso verificare che già nei giorni immediatamente seguenti alla mia denuncia aveva dato avvio alle indagini, il 5 luglio (Cfr. capitolo 12). Solo che in seguito quelle indagini erano state interrotte per essere poi riprese solo a fine novembre (Cfr. capitolo 14). Mi resta il dubbio, per quanto non abbia mai avuto occasione di chiederne conferma agli avvocati a cui mi sono rivolto nel tempo, che tale dilazione abbia avuto l’obiettivo e il merito di non far scattare, decorsi sei mesi dal fatto, gli arresti che la legge prevede in caso di reati tanto gravi e che, quindi, la Procura della Repubblica di Foggia non aveva dato alcun valore alla denuncia da me inviatale direttamente per non sentirsi obbligata ad agire in quel semestre. In quella delusione totale mi rimaneva solo la soddisfazione di non aver fatto domanda nell’Arma dei Carabinieri unicamente per esservi stato indotto dalla conoscenza di un singolo graduato che onora la divisa e rispetta della Legge, risparmiandomi, a dimostrazione che ‘‘ tutto il mondo è paese ’’, di dover subire indebite pressioni gerarchiche e ordini ingiusti a cui, nel caso, sarei stato costretto.
Capitolo QUINDICESIMO L’UFFICIO CHE NON C’E’
sanseveropuntoit, 28 settembre 2026