UN COLPO BASSO
Capitolo QUATTORDICESIMO
L’UFFICIO CHE NON C’E’
Non
avevo,
quindi,
alcuna
preoccupazione
riguardo
al
provvedimento
sanzionatorio
avendone
dimostrato
l’infondatezza
ma
mi
trovai
del
tutto impreparato al colpo basso che mi era stato approntato.
Fu
un
conoscente
di
Torremaggiore
a
dirmi
quanto
si
fosse
dispiaciuto
di
leggere
nei
giorni
precedenti
la
notizia
riportata
in
un
articolo
pubblicato
dalla
Gazzetta
del
Mezzogorno
in
cui
si
affermava
che
«le
telefonate porno partivano dall’Urp».
Non
starò
a
riportare
la
mia
rabbia
per
quella
accusa
infamante
enunciata
da
un
consigliere
comunale
e
così
impudentemente
riportata
da
quello
stesso
così-detto
‘giornalista’
che
mi
aveva,
a
suo
tempo,
assicurato
il
suo
interessamento
ma
che
ora
trovava
la
sua
convenienza
a
farsi
squallido
e
utile
servo
del
perfido
Caposiena
in
ritorsione
all’articolo
apparso
su
Protagonisti
e
alla
convocazione
di
testimoni
effettuata dai Carabinieri.
Se
il
direttore
di
questo
giornale
aveva
ritardato
la
pubblicazione
dell’intervista
fattami
da
Amoroso
pretendendo,
alla
fine,
che
la
stessa
fosse
accompagnata
da
una
dichiarazione
dell’assessore
al
personale,
il
direttore
della
Gazzetta
del
Mezzogiorno,
squallido
quanto
il
prezzolato
giornalista
a
cui
aveva
dato
spazio,
evidentemente
non
condividendo
quella
deontologia
professionale,
non
aveva
sentito
la
necessità
di
dar
voce, in contraddittorio, alla vittima di una così infamante accusa.
Inoltre,
quell’articolo
era
di
quattro
giorni
prima,
senza
contare
che
le
televisioni
e
le
radio
locali
avevano
l’uso
di
riprendere,
dandovi
risonanza, gli articoli di detta testata.
Oggetto,
in
quel
momento,
di
un
provvedimento
sanzionatorio
infondato
e
pretestuoso,
appariva
ben
strano
che
una
pubblica
accusa
formulata
da
un
consigliere
comunale
e
ripresa
da
un
giornale
contro
la
persona
del
responsabile
dell’Ufficio
Relazioni
con
il
pubblico,
lasciasse
del
tutto
indifferente
l’amministrazione
comunale
in
quanto,
se
fosse
stata
veritiera,
avrebbe
ben
meritato
l’avvio
di
procedimenti
disciplinari
ben
più
rilevanti
visto
che
lo
squallido
corrispondente
di
un
altrettanto
squallido
giornale
fondava
la
sua
accusa
sui
‘‘tabulati
della
Telecom’’
configurandosi
in
tal
caso,
oltre
a
un
illecito
amministrativo,
un
comportamento
penalmente
perseguibile
per
il
danno
economico
arrecato al Comune.
Indignato è dir troppo poco!
Ricorrere
ad
un
avvocato
era
cosa
che
mi
repugnava;
sarebbe
stato
come
lasciare
nelle
mani
di
un
altro
la
difesa
della
mia
persona
come
se
io
non
ne
fossi
capace
e
spostare
sul
piano
legale
una
battaglia
che,
sul
piano
amministrativo
e
civile,
mi
sentivo
pienamente
in
grado
di
affrontare.
La
mia
era
una
battaglia
personale
contro
l’abuso
di
cui
ero
stato
vittima
confidando,
in
ogni
caso,
per
quanto
riguardava
il
profilo
penale,
sulla
doverosa
azione
della
Magistratura,
attivata
attraverso
la
denuncia
presentata
alla
Procura
della
Repubblica
di
Foggia,
per
ottenere
la
tutela
dei
miei
diritti,
personali
e
giuridici,
così
platealmente
calpestati.
In
ogni
caso,
a
farla
breve,
a
quell’epoca
non
ebbi
neppure
occasione
di
pensare alla eventualità di ricorrere a un sostegno legale.
Andai,
invece,
a
parlarne
con
il
maresciallo
Giovanni
Fingo
che,
nell’attesa
di
un
provvidenziale
e
ormai
prossimo
intervento
della
Procura
della
Repubblica,
rimaneva
l’unica
possibilità
di
sfogo
alla
mia
ansia e l’unico a cui poter confidare la mia angoscia.
Pensai,
addirittura,
nella
mia
stupidità,
che
quel
colpo
basso,
da
evidenziare
in
una
ulteriore
denuncia,
potesse
dare
occasione
a
far
più
sollecito
l’intervento
della
Procura,
visto
che
quella
azione
diffamatoria
si
rappresentava
utile
a
dimostrare
in
maniera
lampante
la
volontà
persecutoria
in
continuità
e
in
prosecuzione
dell’illegale
trattamento
sanitario di cui ero stato fatto vittima.