UN COLPO BASSO
sanseveropuntoit, 10 novembre 2025/ 15 aprile 2026 La musica del sito
Capitolo QUATTORDICESIMO L’UFFICIO CHE NON C’E’
Non avevo, quindi, alcuna preoccupazione riguardo al provvedimento sanzionatorio avendone dimostrato l’infondatezza ma mi trovai del tutto impreparato al colpo basso che mi era stato approntato. Fu un conoscente di Torremaggiore a dirmi quanto si fosse dispiaciuto di leggere nei giorni precedenti la notizia riportata in un articolo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogorno in cui si affermava che «le telefonate porno partivano dall’Urp». Non starò a riportare la mia rabbia per quella accusa infamante enunciata da un consigliere comunale e così impudentemente riportata da quello stesso così-detto ‘giornalista’ che mi aveva, a suo tempo, assicurato il suo interessamento ma che ora trovava la sua convenienza a farsi squallido e utile servo del perfido Caposiena in ritorsione all’articolo apparso su Protagonisti e alla convocazione di testimoni effettuata dai Carabinieri. Se il direttore di questo giornale aveva ritardato la pubblicazione dell’intervista fattami da Amoroso pretendendo, alla fine, che la stessa fosse accompagnata da una dichiarazione dell’assessore al personale, il direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, squallido quanto il prezzolato giornalista a cui aveva dato spazio, evidentemente non condividendo quella deontologia professionale, non aveva sentito la necessità di dar voce, in contraddittorio, alla vittima di una così infamante accusa. Inoltre, quell’articolo era di quattro giorni prima, senza contare che le televisioni e le radio locali avevano l’uso di riprendere, dandovi risonanza, gli articoli di detta testata.
continua indietro Articolo GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 14 DICEMBRE 2001
Oggetto, in quel momento, di un provvedimento sanzionatorio infondato e pretestuoso, appariva ben strano che una pubblica accusa formulata da un consigliere comunale e ripresa da un giornale contro la persona del responsabile dell’Ufficio Relazioni con il pubblico, lasciasse del tutto indifferente l’amministrazione comunale in quanto, se fosse stata veritiera, avrebbe ben meritato l’avvio di procedimenti disciplinari ben più rilevanti visto che lo squallido corrispondente di un altrettanto squallido giornale fondava la sua accusa sui ‘‘tabulati della Telecom’’ configurandosi in tal caso, oltre a un illecito amministrativo, un comportamento penalmente perseguibile per il danno economico arrecato al Comune. Indignato è dir troppo poco! Ricorrere ad un avvocato era cosa che mi repugnava; sarebbe stato come lasciare nelle mani di un altro la difesa della mia persona come se io non ne fossi capace e spostare sul piano legale una battaglia che, sul piano amministrativo e civile, mi sentivo pienamente in grado di affrontare. La mia era una battaglia personale contro l’abuso di cui ero stato vittima confidando, in ogni caso, per quanto riguardava il profilo penale, sulla doverosa azione della Magistratura, attivata attraverso la denuncia presentata alla Procura della Repubblica di Foggia, per ottenere la tutela dei miei diritti, personali e giuridici, così platealmente calpestati. In ogni caso, a farla breve, a quell’epoca non ebbi neppure occasione di pensare alla eventualità di ricorrere a un sostegno legale. Andai, invece, a parlarne con il maresciallo Giovanni Fingo che, nell’attesa di un provvidenziale e ormai prossimo intervento della Procura della Repubblica, rimaneva l’unica possibilità di sfogo alla mia ansia e l’unico a cui poter confidare la mia angoscia. Pensai, addirittura, nella mia stupidità, che quel colpo basso, da evidenziare in una ulteriore denuncia, potesse dare occasione a far più sollecito l’intervento della Procura, visto che quella azione diffamatoria si rappresentava utile a dimostrare in maniera lampante la volontà persecutoria in continuità e in prosecuzione dell’illegale trattamento sanitario di cui ero stato fatto vittima.