LA QUARTA DENUNCIA
2 novembre 2001
Potrei,
quindi,
limitarmi
ad
allegare,
senza
doverla
riassumere,
la
mia
quarta
denuncia
lasciando
a
ciascuno
la
scelta
se
consapevolizzarsi
o
meno
dei
misfatti,
degli
insabbiamenti
e
della
omertà
della
Procura
della
Repubblica
di
Foggia
ma,
se
lo
facessi,
potrei
correre
il
rischio
di
non
attrarre
l’attenzione
di
quel
qualcuno
a
cui,
considerando
gli
allegati
delle
pezze
di
mero
sostegno
o
come
note
a
piè
di
pagina
del
tutto
inutili,
potrebbe
sfuggire
il
senso
reale
delle
affermazioni
che
ho
di
sopra riportate.
Valga, quindi, riassumerla.
Nella
denuncia
affermavo
e
ribadivo
che
la
certificazione
resa
dai
due
medici
era
palesemente
falsa
in
quanto
non
ero
stato
né
visitato
né,
tantomeno,
visto
dai
due
traditori
di
Ippocrate
portando
a
sostegno
la
testimonianza
della
collega
e
di
altre
persone
e
che
il
‘cosiddetto’
dottore
Carafa
Fernando
e
l’altro
‘cosiddetto’
dottore
Croella
N.
avevano
commesso
un
reato
in
connivenza
e
col
sostegno
di
altre
persone
individuabili
in
funzionari,
dirigenti
e
organi
politici
del
Comune
di
San
Severo;
il
tutto
con
la
violazione
della Legge 180/78 ‘‘sia nello spirito che nella lettera’’.
Invitavo,
inoltre,
l’Ordine
dei
Medici
della
provincia
di
Foggia
a
prendere
provvedimenti
contro
i
due
medici
disonesti,
i
‘‘
dottori
’’
Fernando
Carafa
e
N.
Croella,
per
aver
disonorano
la
loro
professione
facendosi
partecipi
del
disegno
criminoso
in
cui
erano
coinvolte
ben
due
amministrazioni
pubbliche,
la
Asl/Fg1
e
il
Comune
di
San Severo.
Rinnovavo,
quindi,
la
richiesta
di
intervento
della
Procura
Generale
presso
la
Corte
di
Appello
di
Bari
e
della
Procura
della
Repubblica
di
Foggia
perché
si
interrompesse
la
perpetuazione
di
reato
che
l'amministrazione
del
Comune
di
San
Severo
‘‘
continuava
ad
attuare
in
un
clima
di
illegalità
per
distruggere
la
persona
e
l'equilibrio
mentale
e
psichico
dello
scrivente
’’
nella
presunzione
di
impunità
che
i
rappresentanti
politici
e
gestionali
del
Comune
ricavavano dal mancato intervento della Magistratura.
Capitolo QUATTORDICESIMO
L’UFFICIO CHE NON C’E’
…segue