Capitolo QUINDICESIMO
L’UFFICIO CHE NON C’E’
IL VERBALE SCOMPARSO
1/
Non
sono
in
possesso
del
verbale
della
mia
audizione
avvenuta
il
25
marzo
2002
davanti
al
sostituto
Procuratore
della Repubblica, la dott.ssa Maria Teresa Orlando.
Infatti,
quando
alla
fine
del
2004
potei
accedere
al
fascicolo
che
mi
riguardava
e
fare
copia
di
tutta
la
documentazione,
non
ne
trovai
traccia
per
quanto
risulti
elencata
al
primo
posto
dell’elenco
dei
documenti contenuti in quel voluminoso faldone.
Devo,
quindi,
far
ricorso
unicamente
ai
mei
ricordi
senza
poter
dare
atto
delle
esatte
parole
con
le
quali
ho
reso
la
mia
testimonianza,
ripescando
nella
mia
memoria
solo
i
concetti
espressi
in
quella
occasione
na
riportando
quelle
che,
come
accade
quando
si
vivono
momenti cruciali, restano impresse in maniera indelebile.
Ricordo,
ad
esempio
le
esatte
parole
-
tanto
da
sentirmi
in
grado
di
poterle
virgolettare
-
con
le
quali
la
dott.ssa
Orlando,
scorrendo
il
fascicolo che aveva davanti, dette inizio a quella conversazione:
‘‘La sua denuncia è chiarissima e le indagini sono perfette!’’
Quelle parole mi infusero sicurezza e le dissi, di rimando:
‘‘Vorrei innanzi tutto sapere in che veste sono qui’’
‘‘In veste di persona informata dei fatti’, mi rispose.
Ricordo
perfettamente
di
essere
rimasto
deluso
da
quella
risposta
in
quanto,
nella
mia
ignoranza
e
stupidità
manichea,
mi
attendevo
di
essere
individuato
come
‘vittima’
soltanto.
Era,
tuttavia,
la
prima
volta
che
mi
trovavo
in
una
simile
circostanza
e
mi
rasserenò
sapere
che
non
ero lì in veste di ‘imputato’.
A
raccontarla
adesso
la
mia
aspettativa
resta
del
tutto
ridicola
ma
era
questo
il
mio
stato
d’animo
e
il
manifestarlo
serva
non
solo
come
preambolo
ma
a
rendere
l’idea
della
mia
condizione
di
allora
e
del
mio
stato
d’animo,
essendo
uno
tra
quelli
che,
per
dirla
breve,
si
intimidisce
quando viene fermato dalla Stradale anche se il bollo lo ha pagato.
Tranquillizzato,
quindi,
dall’atteggiamento
di
disponibilità
che
mi
veniva
mostrato,
detti
la
più
ampia
illustrazione
dei
fatti
in
risposta
alla
richiesta
di
esporre
le
circostanze
in
cui
era
maturato
il
fatto
denunciato.
Spiegai
che
tutta
la
questione
era
legata,
nell’immediato,
alla
mia
funzione
di
Responsabile
dell’Ufficio
Relazioni
con
il
pubblico
ed
era
conseguente
alla
mia
richiesta
di
essere
assegnatario
della
gestione
dell’assegno
di
maternità
e
del
nucleo
familiare
dopo
che
i
Servizi
Sociali se ne erano dichiarati incapaci;
che
tale
compito
era
stato
assegnato
a
un
gruppo
di
lavoro,
facente
capo all’URP, in cui erano presenti anche dipendenti dei servizi sociali;
che,
terminata
egregiamente
tale
incombenza
e
sciolto
il
gruppo
di
lavoro,
in
assenza
di
disposizioni
e
a
causa
dell’indifferenza
dirigenziale
del
Comune,
avevo
continuato,
come
Urp,
a
ricevere
le
domande
per
il
nuovo anno;
che
il
dott.
Luigi
Cologno,
allora
Direttore
Generale
ma
in
difficoltà
con
elementi
politici
dell’Amministrazione
comunale,
mi
invitava
a
non
più
interessarmi
della
gestione
degli
assegni
e
di
rimetterla
al
Dirigente
di Settore;
che
per
senso
di
responsabilità
mi
ero
fatto
promotore
di
una
riunione
con
l’assessore
ai
servizi
sociali
e
la
dirigente
di
Settore,
Silvana
Belmonte;
che
in
tale
riunione
gli
stessi
avevano
convenuto
che
la
gestione
dell’assegno
di
maternità
e
per
il
nucleo
familiare
era
di
esclusiva
pertinenza
dei
Servizi
Sociali
a
cui
avrei
dovuto
consegnare
sia
le
domande
in
corso
che
quelle
nel
frattempo
in
presentazione
per
il
nuovo
anno;
che,
paventando
il
ritardo
che
si
sarebbe
ipotuto
creare
a
danno
dei
cittadini
interessati,
fermo
restando
l’assegnazione
ai
servizi
Sociali
delle
pratiche
riguardanti
il
nuovo
anno,
mi
proponevo
di
continuare
nella gestione delle pratiche in corso per assicurarne la liquidazione;
che
nel
mese
di
aprile,
con
ordine
emesso
dal
Direttore
Generale,
dott.
Luigi
Cologno,
veniva
attribuita
a
un
nuovo
gruppo
di
lavoro
la
gestione delle sole domande di assegno pregresse;
che,
nel
verificare
nel
frattempo
l’indolenza
dirigenziale
e
dell’assessore,
avevo
sollecitato
più
volte
la
pubblicazione
di
un
manifesto
che
avvisasse
la
cittadinanza
di
presentare
le
nuove
domande
ai Servizi sociali;
che,
in
attesa
di
cio,
avevo
continuato
a
ricevere
presso
il
mio
ufficio
le
domande per assegno di maternità e per il nucleo familiare;
che
nel
mese
di
maggio
del
2001
con
una
mia
lettera
inviata
a
tutti
i
dirigenti
di
settore
rilevavo
il
disinteresse
e
l’incuria
dell’amministrazione
e
richiamavo
le
responsabilità
dirigenziale
in
ordine alla questione;
che,
in
mancanza
di
riscontro,
provvedevo
ad
affiggere
un
manifesto
per
avvisare
i
cittadini
che
per
la
presentazione
delle
domande
di
assegno dovevano rivolgersi agli uffici centrali;
che
negli
ultimi
giorni
del
mese
di
maggio
ricevevo
una
diffida
da
parte
del
dirigente
di
settore,
Silvana
Belmonte
che
mi
imponeva
di
ricevere le domande per il nuovo anno;
che
nei
primi
giorni
del
mese
di
giugno
del
2001,
nel
rigettare
ogni
accusa
e
tanto
più
la
diffida,
richiamando
la
disposizione
del
Direttore
Generale
del
mese
di
aprile,
rilevavo,
ancora
una
volta
le
responsabilità
a cui la dirigenza comunale si era sottratta;
che
tale
comportamento,
della
Belmonte
in
particolare,
era
correlato
alla
sollevazione
di
Cologno
dall’incarico
di
Direttore
Generale
richiesto dall’assessore Caposiena;
che
l’assessore
Caposiena
era
il
mandante
dell’azione
della
Belmonte
e
il
reale
promotore
e
occulto
organizzatore
del
TSO
a
mio
danno
a
ritorsione
del
fatto
che
avevo
sostenuto
Cologno
ed
avergli
impedito
di
realizzare i suoi propositi.