DELUSIONI DI STAMPA
Come
ho
già
detto,
dissimulai
il
mio
disappunto
nei
confronti
del
maresciallo
Fingo
ma
non
la
mia
delusione
che
dovette
sembrargli
una
tacita
attribuzione
di
responsabilità
e,
forse,
suscitargli
un
senso
di
colpa
in
quanto
ebbe
la
buona
grazia
di
rassicurarmi
sul
suo
impegno
a
riprendere
il
caso
dopo
esservi
stato distolto per altre indagini a cui era stato comandato.
Rimaneva
in
ogni
caso
l’unica
persona
ad
aver
mostrato
interesse
al
mio
caso
e
in
lui,
finché
non
ne
fu
sollevato
in
via
definitiva,
ho
potuto
illudermi
di
vedere
in
lui
un
‘amichevole’
referente
a
cui
ricorrere
in
occasione
delle
ulteriori
oppressioni
di
cui
fui
in
seguito
vittima
e
la
presentazione
delle
successive
denunce per farne invio alla Procura.
Non
potevo,
dunque,
che
prendere
atto
di
quel
ritardo
di
sei
mesi
durante
i
quali
avevo
consumato
tutti
i
giorni
di
ferie
residue
tenendomi
lontano
dal
Comune
grazie
anche
alla
frequenza
in
Day
Ospital
del
Centro
di
Foggia;
opportunità
su
cui
non
potevo
contare
in
maniera
eccessiva
per
i
limiti
del
periodo di comporto previsti dal Contratto di categoria.
Non
mi
restava
che
trovare
conforto
in
quella
nuova
possibilità
aperta
grazie
alla
disponibilità
offertami
da
quel
giornalista
dell’Unità
tramite
il
quale
le
mie
disgrazie
avrebbero
potuto
avere
una
pubblica
diffusione
e
mi
rimediai
a consolarmi in quella prospettiva.
Quanto,
poi,
fosse
poco
promettente
ebbi
modo
di
constatarlo
già
nel
primo
incontro
con
il
giornalista
sconosciuto
scoprendo
che
era,
invece,
un
‘free
lance’’
e
rendendomi
conto,
nel
tempo,
che era volto unicamente a evidenziare se stesso.
Mi
disse
che
voleva
farmi
un’intervista
video
con
la
quale
avrebbe
realizzato
un
servizio
giornalistico
con
l’intenzione
di
intervistare
sindaco,
assessori
e
funzionari,
compresi
i
medici
firmatari
del
TSO,
per
comporre
un
documentario
da
presentare
a
Santoro,
suo
conoscente,
se
non,
addirittura,
amico,
perché
lo
trasmettesse
nel
suo
programma
televisivo,
aggiungendo
che
non
solo
avrebbe
dato
rilevanza
al
fatto
con
più
articoli
di
stampa,
ma
avrebbe
persino
attivato
alcuni
suoi
amici
parlamentari
per
denunciare
l’accaduto
con
apposite
interpellanze.
Capitolo QUINDICESIMO
L’UFFICIO CHE NON C’E’
Non
so
se
nel
prosieguo
del
mio
racconto
avrò
ancora
modo
di
parlare
di
questo
‘free
lance’’
che
risponde
al
nome
di
Gianni
Lannes
e
se
varrà
la
pena
di
farlo.
Posso
solo
riportare,
per
ora,
che,
dopo
quella
parentesi
inutile
nel
2001,
ho
avuto
notizia
di
lui
solo
nel
2014
quando
scoprii
un
suo
articolo postato il 23.8.2012 dove riprendeva il mio caso con il titolo:
"SEI COMUNISTA? ALLORA IN MANICOMIO."
Per
questo
motivo,
in
data
6
giugno
2014,
gli
ho
risposto
con
un
mio
ampio
e
vergognosamente
prolisso
articolo
per
evidenzargli
le
inesattezze
e
le
omissioni
del
suo,
nonché
per
sollecitarlo
ad
una
correzione
dello
stesso
e
rinfacciargli,
infine,
la
negligenza
di
cui
si
era
reso
responsabile
ai
miei
occhi
ma,
ancor
di
più,
della
strumentalizzazione
che
faceva
ora
del
mio
caso,
chiedendogli
di
farne
pubblicazione
sul
suo
sito;
richiesta
da
lui
non
accettata.
Del
periodo
del
suo
momentaneo
interesse
mi
restano
alcune
riprese
effettuate
da
Patrik
Sablot
coinvolto
da
Lannes
per
la
realizzazione del documentario.
Patrik
Sablot
lo
conoscevo
soltanto
di
vista
e
aveva
più
volte
attratto
la
mia
attenzione
quando
dall’ampia
vetrina
dell’Urp
prospiciente
la
Piazza
della
Repubblica
lo
vedevo
attraversate
il
mio
campo
visivo
cavalcando
la
sua
bici.
Quella
figura
sconosciuta
mi
richiamava
alla
mente,
chissà
perché,
quell’attore
francese,
Jean
Reno,
che
mi
era
tanto
piaciuto
nel
film Léon.
Dopo
quel
primo
incontro
in
cui
effettuò
le
riprese
della
mia
intervista,
ci
fu
più
di
un’occasione
per
frequentarci
e
-
come
sempre
mi
accade
per
la
mia
semplicità
e
un’
innata
tendenza
nei
confronti
di
chi
mi
ispira
empatia
-
lo
tenevo
nella
considerazione
di
amico
ovvero
di
persona
con
la
quale
poter
avere
uno
scambio
di
idee
in
un
rapporto
di
reciproca
stima
fondata su valori condivisi.
Suoi
sono
i
filmati
che
pubblico
in
questo
capitolo
e
quelli
che
andrò
a
inserire
in
altra
parte
di
questo
sito.
Purtroppo,
confidando
nella
costanza
di
un
rapporto
imperituro,
dispongo
solo
di
alcuni
tra
quelli
da
lui
realizzati
non
avendo
avuto
premura
di
fargli
richiesta
degli
altri
di
cui
sento
la
mancanza
ora che si è reso non più raggiungibile.