DELUSIONI DI STAMPA Come ho già detto, dissimulai il mio disappunto nei confronti del maresciallo Fingo ma non la mia delusione che dovette sembrargli una tacita attribuzione di responsabilità e, forse, suscitargli un senso di colpa in quanto ebbe la buona grazia di rassicurarmi sul suo impegno a riprendere il caso dopo esservi stato distolto per altre indagini a cui era stato comandato. Rimaneva in ogni caso l’unica persona ad aver mostrato interesse al mio caso e in lui, finché non ne fu sollevato in via definitiva, ho potuto illudermi di vedere in lui un ‘amichevole’ referente a cui ricorrere in occasione delle ulteriori oppressioni di cui fui in seguito vittima e la presentazione delle successive denunce per farne invio alla Procura. Non potevo, dunque, che prendere atto di quel ritardo di sei mesi durante i quali avevo consumato tutti i giorni di ferie residue tenendomi lontano dal Comune grazie anche alla frequenza in Day Ospital del Centro di Foggia; opportunità su cui non potevo contare in maniera eccessiva per i limiti del periodo di comporto previsti dal Contratto di categoria. Non mi restava che trovare conforto in quella nuova possibilità aperta grazie alla disponibilità offertami da quel giornalista dell’Unità tramite il quale le mie disgrazie avrebbero potuto avere una pubblica diffusione e mi rimediai a consolarmi in quella prospettiva. Quanto, poi, fosse poco promettente ebbi modo di constatarlo già nel primo incontro con il giornalista sconosciuto scoprendo che era, invece, un ‘free lance’’ e rendendomi conto, nel tempo, che era volto unicamente a evidenziare se stesso. Mi disse che voleva farmi un’intervista video con la quale avrebbe realizzato un servizio giornalistico con l’intenzione di intervistare sindaco, assessori e funzionari, compresi i medici firmatari del TSO, per comporre un documentario da presentare a Santoro, suo conoscente, se non, addirittura, amico, perché lo trasmettesse nel suo programma televisivo, aggiungendo che non solo avrebbe dato rilevanza al fatto con più articoli di stampa, ma avrebbe persino attivato alcuni suoi amici parlamentari per denunciare l’accaduto con apposite interpellanze.
Capitolo QUINDICESIMO L’UFFICIO CHE NON C’E’
Non so se nel prosieguo del mio racconto avrò ancora modo di parlare di questo ‘free lance’’ che risponde al nome di Gianni Lannes e se varrà la pena di farlo. Posso solo riportare, per ora, che, dopo quella parentesi inutile nel 2001, ho avuto notizia di lui solo nel 2014 quando scoprii un suo articolo postato il 23.8.2012 dove riprendeva il mio caso con il titolo: "SEI COMUNISTA? ALLORA IN MANICOMIO." Per questo motivo, in data 6 giugno 2014, gli ho risposto con un mio ampio e vergognosamente prolisso articolo per evidenzargli le inesattezze e le omissioni del suo, nonché per sollecitarlo ad una correzione dello stesso e rinfacciargli, infine, la negligenza di cui si era reso responsabile ai miei occhi ma, ancor di più, della strumentalizzazione che faceva ora del mio caso, chiedendogli di farne pubblicazione sul suo sito; richiesta da lui non accettata.
Del periodo del suo momentaneo interesse mi restano alcune riprese effettuate da Patrik Sablot coinvolto da Lannes per la realizzazione del documentario. Patrik Sablot lo conoscevo soltanto di vista e aveva più volte attratto la mia attenzione quando dall’ampia vetrina dell’Urp prospiciente la Piazza della Repubblica lo vedevo attraversate il mio campo visivo cavalcando la sua bici. Quella figura sconosciuta mi richiamava alla mente, chissà perché, quell’attore francese, Jean Reno, che mi era tanto piaciuto nel film Léon. Dopo quel primo incontro in cui effettuò le riprese della mia intervista, ci fu più di un’occasione per frequentarci e - come sempre mi accade per la mia semplicità e un’ innata tendenza nei confronti di chi mi ispira empatia - lo tenevo nella considerazione di amico ovvero di persona con la quale poter avere uno scambio di idee in un rapporto di reciproca stima fondata su valori condivisi. Suoi sono i filmati che pubblico in questo capitolo e quelli che andrò a inserire in altra parte di questo sito. Purtroppo, confidando nella costanza di un rapporto imperituro, dispongo solo di alcuni tra quelli da lui realizzati non avendo avuto premura di fargli richiesta degli altri di cui sento la mancanza ora che si è reso non più raggiungibile.
sanseveropuntoit, 28 settembre 2026